Il vallo di Bovino ed i boschi della Daunia

Pietra di Punta-Gole di Accadia (Foto Michele Fabio Ferro)

Una serie di percorsi in quella regione, l’avampaese, appunto, «poco o per nulla piegata, in direzione della quale è diretta la spinta orogenetica. È la porzione di crosta continentale non ancora interessata dai movimenti tettonici; verso l’avampaese migrano tutte le pieghe e le falde della catena montuosa».  L’avampaese apulo è costituito da Gargano e Murge ma comprende sicuramente anche le Serre salentine e le gravine dell’arco jonico. Forzando la mano, anche i Monti Dauni, a cui è dedicato questo primo itinerario, in quanto sottosistema dell’Appennino centrale (la Repubblica – Bari 26 giugno 2020)

 

’è una parte di Puglia, quel che si dice “l’osso” della regione, che esercita un forte richiamo per la sua natura e per la sua storia. Cioè per il suo paesaggio. Si tratta dei Monti Dauni, l’appendice pugliese dell’appennino fino a qualche decennio fa indicata come Sub Appennino con una sorta di subalternità geografica che non rendeva ragione ad un territorio con forte identità culturale. In tempi di turismo domestico, di difficoltà di spostamenti lunghi, sia per ragioni economiche che sanitarie, i Monti Dauni offrono accoglienza, riposo e svago come pochi luoghi in Puglia. Ci soffermiamo sui Monti Dauni meridionali per proporre un itinerario mozzafiato – sicuramente non esaustivo e per questo non ce ne vogliano gli amici di queste parti – tra splendidi boschi, paesaggi e storia. E di storia queste terre ne hanno vista passare. Già l’essere cerniera tra il Sannio ed i popoli Apuli la dice lunga. I viaggiatori del grand tour fra XVII e XIX secolo si spingevano fin qui per raggiungere la Puglia adriatica e poi proseguire fino a Taranto e costa ionica. E per farlo bisognava passare il vallo di Bovino dopo aver superato l’Irpinia.

L’acqua ed i boschi

Il conte svizzero Carlo Ulisse De Salis Marschlins vi arrivò qualche mese prima della rivoluzione francese e così lo descrisse nel suo “Viaggio nel Regno di Napoli”: […] Questa vallata deve suscitare assolutamente l‘ammirazione di un cittadino svizzero, poiché vi ritrova, in miniatura, molta somiglianza con alcuni punti della sua patria. Da una parte si dispiegano fino alle alture estesi campi di grano, alternati qua e là da gruppi di alberi, interrotti di tratto in tratto da strati aspri e perpendicolari di rocce calcaree; dall’altra invece si distendono prati pastorizî, alternati con seminati di grano e di lino, finché la pendice non si vede coperta dalla ricca veste boschiva della grande foresta di Bovino […]». La vallata è attraversata dal fiume Cervaro che poco più a sud di Foggia alimenta lo splendido bosco igrofilo dell’Incoronata, ora parco naturale regionale, Zona Speciale di Conservazione (ZSC) ai sensi della Direttiva 92/43 CE “Habitat” in continuità con tutta la valle fluviale. Si comincia con i boschi di questa parte dei Monti Dauni, di straordinaria importanza ecologica perché sopravvissuti ai disboscamenti degli ultimi tre secoli. Il Cervaro, nome che evoca la presenza del grande erbivoro purtroppo oggi qui estinto, dà le sue acque al bosco di Aquara a sud di Orsara, 600 ettari di cerri e di roverelle con aceri e carpini. La strada statale 90 e la provinciale 123 per Orsara consentono di arrivarci.

Gregge transumante sui pascoli dei Monti Dauni (Foto Antonio Sigismondi)

Lì è possibile sentire e vedere, nelle zone con alberi più maturi, picchi, rampichini, i piccoli luì ed anche sparvieri ed allocchi. Spostandosi a sud, si arriva a Bovino, uno dei “Borghi più belli d’Italia” dove è possibile alloggiare in ottimi b&b e godere di ottima cucina tradizionale. Tenendo Bovino come baricentro dell’itinerario, ci si può spingere ancora a nord, dopo Orsara, arrivare a Faeto ed a Celle S. Vito, comunità di lingua provenzale. A Faeto , oltre ad acquistare l’ottimo prosciutto, ma attenzione a scegliere il produttore affidabile, ci si può inoltrare nel bosco comunale tra secolari faggi, tassi, cerri, farnie, pungitopi, agrifogli, trattenersi nell’albergo nel bosco (il Piann d’nij – piano delle noci), di nuovo nelle mani del Comune, frequentare il sentiero trekking in una delle sue zone più affascinanti e la via Traiana-Francigena che nell’antica locanda e nella chiesa di S. Vito ha punti di eccellenza storica. Sempre da Bovino, ci si può spostare verso sud ed arrivare in territorio di Accadia percorrendo le provinciali 129 e 9ter. Seguendo quest’ultima si giunge nelle spettacolari gole di Accadia. Lì il torrente Frugno, affluente del Carapelle, ha le sorgenti ed assieme ai movimenti della crosta terrestre ha modellato per millenni la roccia. Appaiono le bianche rupi calcaree ed ancora più giù, tra querceti di cerri e di roverelle ci si immerge nel paesaggio fatato di laghetti e cascatelle dove poter ascoltare i versi dell’ululone dal ventre giallo, anfibio a rischio di estinzione, e delle rane rosse.

Il trekking a Bosco Paduli

Qualche chilometro ad est di Accadia si arriva nel bosco Paduli per seguire un itinerario trekking ad anello lungo 9 km. con un dislivello di circa 600 metri fino a Monte Tre Titoli ed alle Murge di Centra. Fa da guida l’associazione VerdeMediterraneo di Bovino (cell. 338.1032656 – 346.5601364; email: mf.verdemediterraneo@libero.it) con in testa Michele Fabio Ferro. Il sentiero, ben segnalato e fruibile, è a 20 km dal casello di Candela sulla A14. Si parte dal rifugio-casone le Paduli (rifugio della transumanza a 750 m. s.l.m) e, dopo la piana delle querce secolari (con circa 30 esemplari giganti di cerri e roverelle e la più grande ha una circonferenza di 5,75 metri!), si arriva al fontanile della transumanza le Paduli dove è possibile ammirare il raro tritone italico. Da lì si sale attraverso il bosco fino alle rovine di un’antica neviera oltre la quale ci si trova sul crinale di Monte Tre Titoli, famoso per i suoi pascoli sommitali (a 1.030 m. s.l.m.), da dove si può godere un panorama unico che abbraccia Gargano, golfo di Manfredonia, Alta Murgia, Vulture, Appennino campano, Appennino dauno. La discesa attraversa praterie cespugliate con altri fontanili e vacche podoliche al pascolo, fino a lambire la frazione di Agata delle Noci; dopo poche centinaia di metri si raggiunge l’emergenza geologica di Murge di Centra che custodiscono le rovine del castrum medievale di Acquatorta distrutto dal terremoto del 1456.

Roverella plurisecolare nel Bosco Paduli ad Accadia (Foto Michele Fabio Ferro)

Fabio Modesti

Parco Costa Ripagnola le due facce di una delibera

Finocchio di mare a Ripagnola (foto Fabio Modesti)

Il disegno di legge per l’istituzione del Parco regionale è all’esame della V Commissione consiliare e poi andrà in Aula. Il Comune di Polignano  affida un incarico da oltre 15mila Euro per un ricorso al TAR contro il ddl: sembra più un’intimidazione che altro. Intanto gli uffici regionali mettono in fila gli elementi che potrebbero portare all’annullamento dell’autorizzazione a SERIM (la Repubblica-Bari 13 giugno 2020)

 

lcune novità nel caso dell’istituendo Parco regionale di Costa Ripagnola. La prima è che qualcosa comincia a muoversi seriamente nell’amministrazione regionale per riesaminare l’autorizzazione in favore del progetto presentato dalla SERIM. Una nota inviata qualche giorno fa al Comune di Polignano a Mare dal dipartimento Ecologia e Paesaggio e della Sezione Tutela del paesaggio della Regione, pone le basi per la possibile adozione di un provvedimento di annullamento in autotutela dell’autorizzazione rilasciata nel marzo 2019. In sintesi, si ammette che la stessa Regione ha rilasciato le autorizzazioni sulla base di errori di valutazione e di erronee rappresentazioni della realtà dei luoghi. In particolare, al momento della valutazione del progetto la Regione non ha avuto a disposizione elementi di conoscenza relativi al tombamento di una lama, sfuggiti anche all’Autorità di Bacino, sopraggiunti solo in seguito. Così come non era a conoscenza di «modificazioni radicali del territorio» evidenziate dalla Soprintendenza ai beni ambientali e paesaggistici di Bari sin dal 2003. Lo stesso Piano Paesaggistico regionale non ha registrato queste trasformazioni perché avvenute prima che i rilievi aerofotografici e cartografici per il Piano fossero compiuti tra il 2006 ed il 2007.

Dune fossili con fichi d’india e macchioni di lentisco a Ripagnola (foto Fabio Modesti)

Il Comune tenta il ricorso al TAR

Ora ci si attende il riscontro del Comune di Polignano a Mare dove, sembra, sia in corso un avvicendamento non tranquillo della dirigenza tecnica che dovrebbe formulare la risposta. La seconda novità, è che lo stesso Comune ha conferito all’avvocato Vittorio Triggiani di Bari un incarico da oltre 15mila Euro per impugnare dinanzi al TAR il disegno di legge istitutivo del Parco. Ma i precedenti non sono positivi per chi impugna, ammesso che si sia nei termini per farlo. All’inizio dello scorso decennio un ex magistrato del TAR, proprietario di suoli nell’allora istituenda riserva regionale del litorale tarantino orientale, tentò la stessa strada e il TAR dichiarò il ricorso improcedibile. La Corte Costituzionale, poi, con una famosa sentenza del 2008 (la n. 241), confermò la legittimità delle procedure previste dalla legge regionale del 1997 sulle aree protette. Ultimo aggiornamento è l’andamento lento del disegno di legge istitutivo del parco regionale di Ripagnola. Tra ulteriori audizioni e discussione in Commissione, quest’ultima potrà forse licenziare il testo entro questo mese. L’assessore Pisicchio ha annunciato emendamenti che, quasi sicuramente, riguarderanno alcune aree interessate da proposte di piani di lottizzazione per le quali da decenni i proprietari pagano l’IMU per quella destinazione urbanistica. Gli emendamenti potrebbero normativamente fare salve quelle destinazioni oppure “mutilare” il parco stralciandole fisicamente dai suoi confini. Toccherà poi all’Aula consiliare decidere se approvare l’istituzione del parco oppure “buttare la palla in tribuna” e rinviare tutto, se si vorrà, alla prossima legislatura. L’approssimarsi delle elezioni regionali a settembre determina la conclusione dell’attuale a fine luglio o all’inizio di agosto. La peggio pare debba averla il Parco e la sua integrità territoriale. Forse, almeno questo, si poteva evitare con una proposta più ponderata.

Fabio Modesti

Costa Ripagnola, sogno infranto?

La legislatura regionale che sta per concludersi potrebbe essere la meno produttiva per la tutela del territorio pugliese.  In 25 anni l’istituzione di aree protette regionali è drammaticamente calata fino a raggiungere i minimi storici attuali. L’esile speranza per il Parco di Costa Ripagnola (Villaggio Globale 29 maggio 2020 – la Repubblica-Bari 03 giugno 2020)

Piccola pineta artificiale nell’istituendo Parco Regionale di Costa Ripagnola (Foto Fabio Modesti)

l 3 giugno la V Commissione del consiglio regionale pugliese avvia la discussione sul disegno di legge adottato dalla giunta regionale il 25 febbraio scorso per istituire il parco di Costa Ripagnola. La domanda che ci si pone è se l’assemblea regionale ce la farà ad approvare la legge prima della scadenza della legislatura con le elezioni che, al più tardi, pare, si svolgeranno a fine settembre. Se si guarda ai lavori che attendono la commissione guidata dal mesagnese Mauro Vizzino, sembrerebbe che il compito sia improbo. Sono giunte oltre 100 richieste di audizione ed il clima politico sulla vicenda è tutt’altro che sereno. La maggioranza regionale sembra spaccata ed il Comune di Polignano ha dichiarato guerra al provvedimento licenziato dalla giunta Emiliano. Radiofante dice che sono in corso manovre per cercare una mediazione che però appare complessa e difficile.

Se Costa Ripagnola non diventa Parco

Se la legge non fosse approvata in questa legislatura, accadrebbero due cose rilevanti. La prima, che le misure di salvaguardia oggi vigenti decadrebbero e quel territorio si troverebbe privo di una tutela primaria con l’area del progetto SERIM dell’imprenditore Scagliusi a Ripagnola, ancora sotto sequestro penale. La seconda è che la decima legislatura regionale sarebbe l’ulteriore (sempre con maggioranza di centrosinistra) in 25 anni a non aver istituito alcuna area protetta. Un primato negativo di non poco conto che Emiliano annovererebbe nel suo curriculum. Non un buon segnale per le prossime elezioni.

I dati spietati

I dati sono spietati. Nella sesta legislatura (1995-2000) a guida centro-destra con presidente Salvatore Distaso, nel 1997 è stata approvata la legge regionale n. 19 per l’istituzione e la gestione delle aree protette in Puglia, la c.d. “legge madre”. Ma è anche stata data l’intesa per l’istituzione del Parco Nazionale del Gargano (1995) e quella per l’istituzione dell’area marina protetta di Porto Cesareo (1997). Inoltre è stato avviato e completato il censimento dei Siti Natura 2000 (1996) trasmesso alla Commissione UE tra i primi in Italia. Nella settima legislatura (2000-2005) si è cominciato a strutturare gli uffici, prima inesistenti, per occuparsi di protezione della natura e di assistenza tecnico-amministrativa alle autorità di gestione delle aree. Si è integrata la legge regionale n. 19/1997 con l’area di lama Belvedere a Monopoli (2001) e sono state istituite le prime sei aree protette regionali (2002). Sono stati anche riclassificati i vecchi parchi di Porto Selvaggio e Lama Balice (2004). Sempre nel corso della settima legislatura è stata data l’intesa per l’istituzione del parco nazionale dell’Alta Murgia (2004).

L’ottava legislatura (2005-2010), la prima con presidente Nichi Vendola, ha sfornato dodici leggi istitutive di aree protette regionali ed una di revisione dei confini del parco dell’Ofanto. Poca o nulla attenzione è stata posta alla gestione di queste aree che in molti casi sono ancora prive di guida. La nona legislatura (2010-2015) ha prodotto soltanto tre leggi tutte di revisione in pejus delle leggi istitutive dei parchi dell’Ofanto, della Terra delle Gravine nel tarantino e del Bosco Incoronata a Foggia. La decima ed attuale legislatura ha prodotto due leggi in materia e solo una delle quali di segno positivo, quella che ha inserito il Mar Piccolo di Taranto tra le aree da proteggere (2019). L’altra (2017) ha ancora una volta modificato la legge istitutiva del martoriato Parco della Terra delle Gravine, ancora una volta in pejus.

Fabio Modesti