Costa Ripagnola e la lama che non c’è più

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Vedremo se il Comune di Polignano, e poi la Regione Puglia, l’Autorità di Bacino e la Soprintendenza al Paesaggio dell’Area Metropolitana di Bari, abbiano mai rilasciato autorizzazioni ad un intervento di tombamento di una lama ma, soprattutto, se queste Amministrazioni vorranno ottemperare agli obblighi di ripristino dei luoghi che il Codice del Paesaggio impone loro (da Villaggio globale – 20 settembre 2019)

Costa Ripagnola, un impegno popolare per salvarla. Foto di Fabio Modesti

 

Costa Ripagnola ed il mistero della lama scomparsa. Così potrebbe essere intitolato un thriller ambientato in quello che dovrebbe divenire Parco Regionale tra i territori di Polignano a Mare e Monopoli. Già perché lì una lama, una fenditura nel suolo dovuta all’opera plurimillenaria dell’acqua che ha scavato il solco nella roccia calcarea e calcarenitica, è scomparsa negli anni immediatamente successivi all’inizio di questo secolo. E l’area in cui la lama era presente è proprio quella interessata dall’ormai famoso (o famigerato) progetto proposto dalla società Serim di Polignano a Mare che fa capo all’imprenditore Modesto Scagliusi.

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Ortofotocarta anno 2006 – Scala 1:2000 Regione Puglia Provincia Bari Comune Polignano a Mare Lon/Lat 17.15727; 41.02823 – X/Y 681.463,99; 4.544.132,4 (Fonte: Geoportale Nazionale)

 

Dalla successione di ortofotocarte dal 1988 al 2006 (foto aeree georeferenziate e quindi utilizzabili per sovrapporvi vari strati informativi come strade, vegetazione, uso del suolo, etc.) disponibili sul Geoportale Nazionale, si nota come la lama, da noi cerchiata nelle varie immagini, scompaia per circa tre quarti della sua lunghezza nell’ortofotocarta del 2006. Era però ancora interamente presente nell’ortofotocarta del 2000. Quindi è stata colmata, con tutta la sua vegetazione e la sua biodiversità, in quel lasso di tempo e ricoperta di terreno vegetale ampliando la superficie agricola arabile.

Come è stato possibile far scomparire quasi un’intera lama senza che nessuno se ne accorgesse? In Puglia, c’è da dire, accade ed è accaduto spesso. Ma in questo caso c’è un’ulteriore questione che lascia stupefatti. Quella lama era cartograficamente presente e tutelata normativamente negli strumenti di pianificazione paesaggistica regionale e poi non più.

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Ortofotocarta anno 2000 – Scala 1:2000 Regione Puglia Provincia Bari Comune Polignano a Mare Lon/Lat 17.15727; 41.02823 – X/Y 681.463,99; 4.544.132,4 (Fonte: Geoportale Nazionale)

 

Era presente nel Piano urbanistico territoriale tematico del paesaggio (Putt/P), approvato dal Consiglio Regionale nel 2002, ed è scomparsa nel molto più avanzato e meglio concepito Piano paesaggistico territoriale regionale approvato nel 2015, successivamente aggiornato fino al 2018. La risposta a questa incredibile situazione sta forse nella formazione della parte conoscitiva del Pptr.

Il territorio regionale è stato osservato dall’alto attraverso l’analisi soprattutto delle ortofotocarte del 2006 nelle quali, come abbiamo detto, gran parte della lama non era più presente perché «tombata». Insomma, qualcuno ha commesso un vero e proprio illecito ambientale e paesaggistico senza che nessuno se ne accorgesse, men che meno, pare, il Comune di Polignano a Mare.

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Ortofotocarta anno 1994 – Scala 1:2000 Regione Puglia Provincia Bari Comune Polignano a Mare Lon/Lat 17.15727; 41.02823 – X/Y 681.463,99; 4.544.132,4 (Fonte: Geoportale Nazionale)

 

La situazione determinatasi ha così consentito legittimamente alla società Serim di proporre il progetto di «Riqualificazione e Valorizzazione dell’area di Costa Ripagnola tramite il recupero dei trulli a destinazione turistico alberghiera, delle aree archeologiche del sistema ambientale e vegetazionale».

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Ortofotocarta anno 1988 – Scala 1:2000 Regione Puglia Provincia Bari Comune Polignano a Mare Lon/Lat 17.15727; 41.02823 – X/Y 681.463,99; 4.544.132,4 (Fonte: Geoportale Nazionale)

 

Ma proprio nel progetto la superficie dove prima era presente la lama viene definita «area di allagamento» cosa che però non ha determinato grandi rinunce progettuali tanto che lì, sulle piste realizzate sulla lama tombata, dovrebbero essere attestati alcuni impianti a rete.

Che fare, quindi? La questione potrebbe assumere rilievo giudiziario perché il riempimento della lama è stato già rappresentato dal Comitato de «I Pastori della Costa» e dall’ex Consigliere regionale ed ex Deputato dei Verdi Mimmo Lomelo nell’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Bari.

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Putt/P Puglia Ambito Territoriale Distinto (A.T.D.) Geomorfologico anno 2002 – scala 1:8000 Regione Puglia Provincia Bari Comune Polignano a Mare (Fonte: SIT Puglia)

 

Le indagini sono in corso, molta documentazione è stata acquisita dalla Polizia Giudiziaria. Ma c’è qualcosa che è possibile fare, potremmo dire obbligatorio fare, da parte delle Autorità amministrative.

La trasformazione territoriale, qualora non autorizzata (circostanza alquanto probabile), è avvenuta in violazione delle disposizioni allora vigenti (Putt ma, soprattutto, Legge Galasso e Decreti emanati specificamente a tutela della zona). L’articolo 167 del vigente Codice del Paesaggio (Decreto Legislativo n. 42/2004) prevede l’obbligo in capo al trasgressore di procedere alla riduzione in pristino dei luoghi illecitamente trasformati. Qualora il trasgressore non proceda, può procedere in suo danno l’Amministrazione competente alla gestione del vincolo paesaggistico, in questo caso ed in primo luogo il Comune di Polignano a Mare. A seguire, Regione, Soprintendenza o Direzione Regionale del Mibact.

Né può ragionevolmente essere invocato l’articolo 149 del medesimo Codice del Paesaggio perché gli interventi inerenti all’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale in questo caso hanno comportato alterazione permanente dello stato dei luoghi con opere civili ed hanno alterato, indubitabilmente, l’assetto idrogeologico del territorio. E lo hanno alterato, questo è fuor di dubbio, a circa 125 metri dalla costa, ossia ben al di sotto dei famosi 300 metri di immodificabilità previsti dalla normativa di tutela paesaggistica ed ambientale.

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Pptr Puglia anno 2018 – scala 1:8000 Regione Puglia Provincia Bari Comune Polignano a Mare (Fonte: SIT Puglia). La freccia rossa indica una lama in territorio di Mola di Bari – Cozze. Cerchiata in rosso l’area di Ripagnola con l’assenza di lame secondo il Pptr Puglia.

 

Vedremo, quindi, se il Comune di Polignano, e poi la Regione Puglia, l’Autorità di Bacino e la Soprintendenza al Paesaggio dell’Area Metropolitana di Bari, abbiano mai rilasciato autorizzazioni ad un intervento di tombamento di una lama ma, soprattutto, se queste Amministrazioni vorranno ottemperare agli obblighi di ripristino dei luoghi che il Codice del Paesaggio impone loro.

Revamping, una facile previsione

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Resta la sensazione che questa legge della Regione Puglia impugnata dal Governo, sia stata un’autentica forzatura, soprattutto per il mancato confronto con i diversi attori del settore. Una norma scritta in solitudine dal proponente (consigliere di maggioranza) che ora trova il primo fondamentale sbarramento (da Villaggio globale – 20 settembre 2019)

 

 

Come avevamo pronosticato su «Villaggio Globale» nel giugno scorso, il Governo ha impugnato la legge regionale pugliese su idrogeno e revamping come citato ieri nel comunicato stampa del Governo: «[ha deliberato di impugnare] la legge della Regione Puglia n. 34 del 23/07/2019, recante “Norme in materia di promozione dell’utilizzo di idrogeno e disposizioni concernenti il rinnovo degli impianti esistenti di produzione di energia elettrica da fonte eolica e per conversione fotovoltaica della fonte solare e disposizioni urgenti in materia di edilizia”, in via meramente cautelativa e salvo ulteriori approfondimenti, anche con riferimento alle modifiche proposte dalla Regione Puglia, in quanto alcune previsioni ivi contenute appaiono contrastare con la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, di cui all’articolo 117, secondo comma, lett, s), della Costituzione, nonché con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, in violazione dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione”».

Nel comunicato si fa riferimento a modifiche proposte dalla Regione Puglia alla legge impugnata che, tuttavia, non hanno ancora trovato conferma in sede regionale.

La Regione Puglia si costituirà in giudizio contro la decisione del Governo per avere il responso della Corte sulle fattispecie oggetto di impugnativa. Vedremo quel che accadrà. Resta la sensazione che questa legge sia stata un’autentica forzatura, soprattutto per il mancato confronto con i diversi attori del settore. Una norma scritta in solitudine dal proponente (consigliere di maggioranza) che ora trova il primo fondamentale sbarramento.

Jovanotti, tu quoque!

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Continua la polemica sui Jovanotti Beach Party ed emerge tutta l’assenza della Pubblica amministrazione, pagata per svolgere questo delicato compito di valutazione preventiva di impatti e incidenze su delicati sistemi ambientali già molto stressati quali sono i litorali italiani, che invece si volatilizza per lasciar campo alle associazioni ambientaliste che suppliscono in un ruolo che non compete loro (da Villaggio globale – 3 settembre 2019)

 

 

Forse il vero problema del Jovanotti Beach Party non è il «beach party» in sé, quanto la totale assenza di interlocuzione (almeno così come pare emergere dal post di Jovanotti del 2 settembre scorso) con le Autorità pubbliche che dovrebbero presiedere alla salvaguardia dei territori. Le stesse Autorità che dovrebbero procedere alla preventiva verifica degli eventuali impatti ed incidenze di determinati eventi su quei territori, sui loro habitat e sulle specie selvatiche.

Jovanotti, a mo’ di azione preventiva, ha chiesto al Wwf (non certo, ad esempio, all’Ispra ed alle Agenzie regionali per la protezione ambientale) di accompagnarlo in questo tour estivo in modo da assicurarsi una sorta di legittimazione «ambientale» consentendo a quell’associazione protezionistica di utilizzare il megafono di decine e decine di migliaia di spettatori per trasmettere messaggi per la salvezza del Pianeta.

È però capitato che Jovanotti scegliesse, per i suoi concerti con impianti di amplificazione di migliaia di watt di potenza e decibel a gogò, siti non proprio idonei alla bisogna. Siti nei pressi dei quali nidificavano specie minacciate di estinzione oppure specie sensibili al disturbo anche in territori prossimi. Un’articolata critica ai raduni estivi jovanottiani di quest’anno l’ha mossa l’ottimo Marcello Introna e quindi non crediamo sia opportuno dire cose già dette.

Quel che preme qui constatare è che il dibattito sui beach party di Jovanotti va avanti da mesi e che in questo dibattito si stenta ad intravvedere posizioni di enti pubblici competenti coinvolti.

Ancora una volta la Pubblica amministrazione, pagata per svolgere questo delicato compito di valutazione preventiva di impatti e incidenze su delicati sistemi ambientali già molto stressati quali sono i litorali italiani, si volatilizza per lasciar campo alle associazioni ambientaliste che suppliscono in un ruolo che non compete loro.

Ma la protezione degli ecosistemi in questo Paese è evidentemente in posizione così arretrata negli interessi e nelle politiche pubbliche, che si preferisce appaltare a gruppi pur sempre volontaristici scelte e decisioni di rilevante interesse pubblico.

E così Jovanotti può dire, non senza una qualche ragione, che «il mondo dell’ambientalismo è più inquinato della scarico della fogna di Nuova Delhi!». Poi, dice ancora Jovanotti, «L’ecologia è una scienza, se si trasforma in terreno di scontro di tifoserie è un danno per tutti, non si tratta di giocare a discutere se la terra è piatta o se l’aglio scaccia i vampiri ma di scienza, comportamenti, tecnologia, obiettivi a breve e lungo termine, politiche locali, nazionali e internazionali, studio, ricerca, ispirazione, competenza, risorse, investimenti, impegno, analisi seria dello stato delle cose, senza panico e con voglia di collaborare».

Ecco, in quest’ultima affermazione si comprende a che livello siamo: un miscuglio di elementi nel quale non si capisce più chi è responsabile di che cosa. Chi deve valutare se un evento può determinare o meno perturbazioni a specie e habitat, oppure rischi per la vegetazione dovuti al calpestio di 50.000 persone, oppure ancora disturbo per l’elevatissimo numero di decibel?

Le associazioni ambientaliste o le Autorità pubbliche a questo deputate? La scienza si fa politica e la politica e l’amministrazione della cosa pubblica, che dovrebbero acquisire informazioni dalla scienza per poter decidere, si fanno pseudoscienza. Tutto ed il contrario di tutto. L’amministrazione della cosa pubblica, del bene pubblico, dell’interesse pubblico viene demandata alle associazioni ambientaliste che diventano, così, controllori e controllati allo stesso tempo. Sta tutto qui, forse, l’equivoco di fondo.

Ancora una volta il decisore politico abdica, il più delle volte quando gli fa comodo, al proprio ruolo di responsabilità ambientale per farla assumere ad altri, in questo caso, ma anche in tanti altri, ad alcune associazioni ambientaliste, che non hanno avversari se non altre omologhe associazioni. In una confusione di ruoli e di responsabilità di cui la tutela ambientale non ha per nulla bisogno.