Parco Costa Ripagnola le due facce di una delibera

Reading Time: 3 minutes
Finocchio di mare a Ripagnola (foto Fabio Modesti)

Il disegno di legge per l’istituzione del Parco regionale è all’esame della V Commissione consiliare e poi andrà in Aula. Il Comune di Polignano  affida un incarico da oltre 15mila Euro per un ricorso al TAR contro il ddl: sembra più un’intimidazione che altro. Intanto gli uffici regionali mettono in fila gli elementi che potrebbero portare all’annullamento dell’autorizzazione a SERIM (la Repubblica-Bari 13 giugno 2020)

 

lcune novità nel caso dell’istituendo Parco regionale di Costa Ripagnola. La prima è che qualcosa comincia a muoversi seriamente nell’amministrazione regionale per riesaminare l’autorizzazione in favore del progetto presentato dalla SERIM. Una nota inviata qualche giorno fa al Comune di Polignano a Mare dal dipartimento Ecologia e Paesaggio e della Sezione Tutela del paesaggio della Regione, pone le basi per la possibile adozione di un provvedimento di annullamento in autotutela dell’autorizzazione rilasciata nel marzo 2019. In sintesi, si ammette che la stessa Regione ha rilasciato le autorizzazioni sulla base di errori di valutazione e di erronee rappresentazioni della realtà dei luoghi. In particolare, al momento della valutazione del progetto la Regione non ha avuto a disposizione elementi di conoscenza relativi al tombamento di una lama, sfuggiti anche all’Autorità di Bacino, sopraggiunti solo in seguito. Così come non era a conoscenza di «modificazioni radicali del territorio» evidenziate dalla Soprintendenza ai beni ambientali e paesaggistici di Bari sin dal 2003. Lo stesso Piano Paesaggistico regionale non ha registrato queste trasformazioni perché avvenute prima che i rilievi aerofotografici e cartografici per il Piano fossero compiuti tra il 2006 ed il 2007.

Dune fossili con fichi d’india e macchioni di lentisco a Ripagnola (foto Fabio Modesti)

Il Comune tenta il ricorso al TAR

Ora ci si attende il riscontro del Comune di Polignano a Mare dove, sembra, sia in corso un avvicendamento non tranquillo della dirigenza tecnica che dovrebbe formulare la risposta. La seconda novità, è che lo stesso Comune ha conferito all’avvocato Vittorio Triggiani di Bari un incarico da oltre 15mila Euro per impugnare dinanzi al TAR il disegno di legge istitutivo del Parco. Ma i precedenti non sono positivi per chi impugna, ammesso che si sia nei termini per farlo. All’inizio dello scorso decennio un ex magistrato del TAR, proprietario di suoli nell’allora istituenda riserva regionale del litorale tarantino orientale, tentò la stessa strada e il TAR dichiarò il ricorso improcedibile. La Corte Costituzionale, poi, con una famosa sentenza del 2008 (la n. 241), confermò la legittimità delle procedure previste dalla legge regionale del 1997 sulle aree protette. Ultimo aggiornamento è l’andamento lento del disegno di legge istitutivo del parco regionale di Ripagnola. Tra ulteriori audizioni e discussione in Commissione, quest’ultima potrà forse licenziare il testo entro questo mese. L’assessore Pisicchio ha annunciato emendamenti che, quasi sicuramente, riguarderanno alcune aree interessate da proposte di piani di lottizzazione per le quali da decenni i proprietari pagano l’IMU per quella destinazione urbanistica. Gli emendamenti potrebbero normativamente fare salve quelle destinazioni oppure “mutilare” il parco stralciandole fisicamente dai suoi confini. Toccherà poi all’Aula consiliare decidere se approvare l’istituzione del parco oppure “buttare la palla in tribuna” e rinviare tutto, se si vorrà, alla prossima legislatura. L’approssimarsi delle elezioni regionali a settembre determina la conclusione dell’attuale a fine luglio o all’inizio di agosto. La peggio pare debba averla il Parco e la sua integrità territoriale. Forse, almeno questo, si poteva evitare con una proposta più ponderata.

Fabio Modesti

Costa Ripagnola, sogno infranto?

Reading Time: 3 minutes

La legislatura regionale che sta per concludersi potrebbe essere la meno produttiva per la tutela del territorio pugliese.  In 25 anni l’istituzione di aree protette regionali è drammaticamente calata fino a raggiungere i minimi storici attuali. L’esile speranza per il Parco di Costa Ripagnola (Villaggio Globale 29 maggio 2020 – la Repubblica-Bari 03 giugno 2020)

Piccola pineta artificiale nell’istituendo Parco Regionale di Costa Ripagnola (Foto Fabio Modesti)

l 3 giugno la V Commissione del consiglio regionale pugliese avvia la discussione sul disegno di legge adottato dalla giunta regionale il 25 febbraio scorso per istituire il parco di Costa Ripagnola. La domanda che ci si pone è se l’assemblea regionale ce la farà ad approvare la legge prima della scadenza della legislatura con le elezioni che, al più tardi, pare, si svolgeranno a fine settembre. Se si guarda ai lavori che attendono la commissione guidata dal mesagnese Mauro Vizzino, sembrerebbe che il compito sia improbo. Sono giunte oltre 100 richieste di audizione ed il clima politico sulla vicenda è tutt’altro che sereno. La maggioranza regionale sembra spaccata ed il Comune di Polignano ha dichiarato guerra al provvedimento licenziato dalla giunta Emiliano. Radiofante dice che sono in corso manovre per cercare una mediazione che però appare complessa e difficile.

Se Costa Ripagnola non diventa Parco

Se la legge non fosse approvata in questa legislatura, accadrebbero due cose rilevanti. La prima, che le misure di salvaguardia oggi vigenti decadrebbero e quel territorio si troverebbe privo di una tutela primaria con l’area del progetto SERIM dell’imprenditore Scagliusi a Ripagnola, ancora sotto sequestro penale. La seconda è che la decima legislatura regionale sarebbe l’ulteriore (sempre con maggioranza di centrosinistra) in 25 anni a non aver istituito alcuna area protetta. Un primato negativo di non poco conto che Emiliano annovererebbe nel suo curriculum. Non un buon segnale per le prossime elezioni.

I dati spietati

I dati sono spietati. Nella sesta legislatura (1995-2000) a guida centro-destra con presidente Salvatore Distaso, nel 1997 è stata approvata la legge regionale n. 19 per l’istituzione e la gestione delle aree protette in Puglia, la c.d. “legge madre”. Ma è anche stata data l’intesa per l’istituzione del Parco Nazionale del Gargano (1995) e quella per l’istituzione dell’area marina protetta di Porto Cesareo (1997). Inoltre è stato avviato e completato il censimento dei Siti Natura 2000 (1996) trasmesso alla Commissione UE tra i primi in Italia. Nella settima legislatura (2000-2005) si è cominciato a strutturare gli uffici, prima inesistenti, per occuparsi di protezione della natura e di assistenza tecnico-amministrativa alle autorità di gestione delle aree. Si è integrata la legge regionale n. 19/1997 con l’area di lama Belvedere a Monopoli (2001) e sono state istituite le prime sei aree protette regionali (2002). Sono stati anche riclassificati i vecchi parchi di Porto Selvaggio e Lama Balice (2004). Sempre nel corso della settima legislatura è stata data l’intesa per l’istituzione del parco nazionale dell’Alta Murgia (2004).

L’ottava legislatura (2005-2010), la prima con presidente Nichi Vendola, ha sfornato dodici leggi istitutive di aree protette regionali ed una di revisione dei confini del parco dell’Ofanto. Poca o nulla attenzione è stata posta alla gestione di queste aree che in molti casi sono ancora prive di guida. La nona legislatura (2010-2015) ha prodotto soltanto tre leggi tutte di revisione in pejus delle leggi istitutive dei parchi dell’Ofanto, della Terra delle Gravine nel tarantino e del Bosco Incoronata a Foggia. La decima ed attuale legislatura ha prodotto due leggi in materia e solo una delle quali di segno positivo, quella che ha inserito il Mar Piccolo di Taranto tra le aree da proteggere (2019). L’altra (2017) ha ancora una volta modificato la legge istitutiva del martoriato Parco della Terra delle Gravine, ancora una volta in pejus.

Fabio Modesti