Nel magico bosco di Faeto il trekking diventa mistico

(Natura fuori porta la Repubblica – Bari 29 dicembre 2019)

 

Ceduo di cerro schiantato dalla neve nel Bosco di Faeto (Foto Fabio Modesti)

 

È l’ultimo posto dove ho visto un nugolo enorme di lucciole. Il bosco di Faeto, Monti Dauni al confine con il Sannio, 130 ettari di demanio comunale con faggi, tassi, cerri, farnie, pungitopi, agrifogli, molti secolari. Oggi quel bosco è un po’ in apprensione. All’inizio degli anni 2000, l’Amministrazione comunale optò perché nel bosco i cittadini del comune più alto della Puglia, dove ancora si parla il patois o franco-provenzale, non esercitassero più gli usi civici. Ossia, non si recassero più lì a far legna per le proprie necessità, secondo diritto. Scelta dura ma in linea con l’allora recente dichiarazione di quel bosco come sito d’importanza comunitaria tutelato dalla direttiva europea “Habitat”. Cominciarono ad arrivare finanziamenti comunitari con cui, ad esempio, si è realizzato un orto botanico di notevole importanza. Ora, però il bosco, che fino ad allora era utilizzato, quindi gestito e mai percorso da incendi da tempo immemorabile, ha bisogno d’essere aiutato. Sarebbe utile tornare a far pascolare, in numero limitato ed a rotazione in particelle del bosco, vacche podoliche, cavalli ed asini per tenere il sottobosco nelle giuste dimensioni e varietà. Con il bellissimo albergo nel bosco (il Piann d’nij – piano delle noci), di nuovo nelle mani del Comune, il sentiero trekking in una delle zone più affascinanti del bosco e la via Traiana-Francigena che nell’antica locanda e nella chiesa di S. Vito ha punti di eccellenza storica, il bosco di Faeto può esercitare con maggiore forza la sua attrattività per il turismo naturalistico e cominciare ad affrancarsi un po’ dalle royalty dell’eolico.

Fabio Modesti

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