In copertina, l’incendio del bosco di Povera Vita cominciato il 25 agosto 2026 nel parco nazionale dell’Alta Murgia visto dal satellite del sistema UE Copernicus
Possiamo fare un primo bilancio degli incendi boschivi in Puglia in questa estate rovente. Un bilancio tragico. Non è lontana dalla realtà una stima di molte migliaia di ettari andati in fumo tra boschi, con gli importanti comprensori del parco nazionale dell’Alta Murgia, del parco nazionale del Gargano del territorio salentino, ma soprattutto pascoli naturali. La Puglia è (era?) la più vasta area di habitat costituiti da pascoli, a diverse altitudini e con diverse composizioni, del Mediterraneo. Per questo l’UE, lo Stato e la Regione Puglia hanno l’obbligo di tutelarli ai sensi della direttiva “Habitat”. A mettere a rischio questi habitat, preziosi per l’economia zootecnica di qualità, è il ripetersi di incendi negli anni con cadenza criminale perché per gran parte dolosi. La vegetazione viene scomposta e banalizzata cambiando la struttura che si vorrebbe tutelare. Perché può accadere un disastro del genere? Una delle risposte viene, ad esempio, da una falla nella legislazione pugliese. La legge 38 del 2016, “Norme in materia di contrasto agli incendi boschivi e di interfaccia”, vieta per cinque anni nei boschi e nei pascoli percorsi da incendi la raccolta di frutti spontanei, germogli eduli, asparagi, funghi e lumache. Ma al divieto si accompagna una sanzione illogica e quindi inapplicabile ossia da 250 euro a 500 euro per chi in quelle aree raccoglie prima di cinque anni una quantità complessiva superiore ad un chilo di frutti spontanei, germogli eduli, asparagi, funghi e lumache. Così l’incendiario che volesse appiccare l’incendio per far crescere più rigogliosi gli asparagi o per avere più facilità nell’avvistamento dei funghi oppure, ancora, per scovare lumache che si rifugiano sotto terra, potrebbe raccogliere tranquillamente fino a 999 grammi di questi prodotti spontanei senza incorrere nella sanzione. Si è accorto dell’assurdità nella norma regionale Fratelli d’Italia, che ha depositato una proposta di legge di modifica. Questo esempio di cattiva legislazione si unisce alla pervicace incuria del territorio da parte dei Comuni, quasi sempre assenti nella prevenzione e nella gestione degli incendi, alla necessità che le Forze Armate siano parte permanente attiva nella lotta agli incendi quantomeno nelle aree utilizzate per il loro addestramento, ed alla insufficiente struttura regionale contro gli incendi boschivi che non riesce a mettere in campo un’organizzata ed efficace risposta di primissimi avvistamento ed intervento a terra a prescindere dall’ausilio degli elicotteri e dei canadair.

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