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Corriere del Mezzogiorno del 28 aprile 2022, pp. 1, 10

di Fabio Modesti

Il Piano casa in Puglia porta alla difficile convivenza politica nella Giunta regionale, nella maggioranza, nell’opposizione. Sempre che sull’argomento siano mai esistite una vera opposizione ed una vera maggioranza. La recente intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno dall’assessore regionale Anna Grazia Maraschio, cui competono le politiche ambientali, urbanistiche e paesaggistiche, confermano queste impressioni. Ma la riflessione ulteriore è che la parola “deroga” è ormai divenuta fondamentale in questo campo. Che cos’altro sono le norme del Piano casa (che piano non è ma così passa nella comunicazione) se non “straordinarie ed urgenti” che dal 2009 in Puglia sono state prorogate, modificate e peggiorate tanto da arrivare infine dinanzi alla Corte costituzionale? E che cos’altro sono gli strumenti amministrativi come gli “accordi di programma” che continuamente si utilizzano nei Comuni pugliesi per “derogare” agli strumenti urbanistici e realizzare cubature non previste? Deroghe su deroghe le città si trasformano ma in peggio. Bari, ad esempio, ha un piano regolatore risalente al 1976 (il cosiddetto “Piano Quaroni”) che prevedeva 600.000 abitanti residenti nel capoluogo nel 2000. Nel 2022 la popolazione barese è poco più della metà ed è in diminuzione. Eppure, con il Piano casa – con ampliamenti dell’esistente e demolizione e ricostruzione di fabbricati con aumenti volumetrici fino al 35% – si sono realizzati quasi 2 milioni di metri cubi e migliaia di vani non previsti dallo strumento urbanistico che pure conserva “in pancia” 15 milioni di metri cubi non ancora realizzati in aree legittimamente individuate come fabbricabili. Bari si è espansa in modo irragionevole e le cubature del Piano casa hanno fatto introitare alle casse comunali decine di milioni di euro il cui utilizzo non è assolutamente tracciato e trasparente. A dire il vero, Bari è uno dei pochissimi Comuni pugliesi che rendono nota l’applicazione del Piano casa. Almeno l’80% di essi non ha mai trasmesso alla Regione le obbligatorie relazioni. Ora, quindi, si tenta di rendere stabili le norme sul Piano casa definendole, a seconda dei proponenti, riuso e riqualificazione edilizia e, con una certa allitterazione, eco casa. Ma si tratta pur sempre di disposizioni che possono derogare agli strumenti urbanistici generali determinando nuove situazioni urbanistiche derivanti oggi da cambi di destinazione d’uso da attività produttiva a residenziale in zone che residenziali non sono. Pare sia molto più facile fare questo che accompagnare i Comuni a mettere a punto piani urbanistici di nuova generazione. Cosa che forse sarebbe più utile agli stessi costruttori i quali, nonostante siano in balìa di scelte politiche che entrano a gamba tesa nel mercato senza dare regole certe, hanno pure predisposto una loro ragionevole proposta legislativa sul Piano casa mai valutata. Insomma, se la pianificazione urbanistica è morta, basta dirlo e cambiare conseguentemente le leggi. Altrimenti, deroghiamo alle deroghe.

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