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Corriere del Mezzogiorno dell’8 aprile 2022, p. 1

di Fabio Modesti

Possiamo dire, senza tema di smentite, che l’ipocrisia regna ed emerge più che mai nel dibattito politico ora che la guerra d’occupazione russa sta dilaniando un Paese democratico come l’Ucraina. È la medesima ipocrisia che ha portato a chiudere gli occhi su chi fosse Putin fin dal suo avvento alla guida della Federazione Russa, sugli omicidi di giornalisti scomodi come Antonio Russo e Anna Politkovskaja e di avversari politici. La stessa ipocrisia che oggi vediamo in campo energetico ed agricolo. E poiché nell’ordinamento statuale italiano, causa la famigerata modifica del Titolo V della nostra Costituzione, ogni Regione pare avere una sua politica estera, l’ipocrisia si trasferisce e si moltiplica per 20. Accade così che in Puglia una parte dell’opposizione in Consiglio regionale, quella più legata al potere dittatoriale russo, tuona perché è necessario compensare la drastica riduzione di grano e di mangimi che non saranno più esportati dalla ricca Ucraina martellata nazisticamente da Putin. La soluzione dovrebbe essere far tornare alla coltivazione terreni abbandonati da lustri. Per farlo – dice questa parte di opposizione – bisogna modificare il Piano paesaggistico regionale, causa di tutte le sciagure per molti di tutti gli schieramenti solo perché la tutela della memoria, del paesaggio e dei territori non è nei loro orizzonti. Si è addirittura arrivati a sostenere che con quelle norme si lasciano i terreni incolti per tutelare piccoli rettili (la forza dell’immaginazione). Parlare di ecologia e di agroecologia è sempre più difficile e complesso che lasciarsi andare a frasi fatte. Così, è messo all’indice il solo pensare che l’agricoltura progredisce con la ricerca scientifica, con le biotecnologie. E quegli stessi che chiedono più suolo per le colture cerealicole sono assolutamente contrari per principio all’utilizzazione di specie agricole modificate geneticamente. Invece, produrre più cibo, di maggiore qualità, utilizzando meno suolo, acqua e pesticidi e salvaguardando l’ambiente e gli ecosistemi è possibile. Ma questo non sembra neanche affacciarsi alla mente di chi teme per il nostro pane e per la nostra pasta e non si pone minimamente dalla parte di chi non ha neanche di che sfamarsi che sia in Africa o che sia sotto le bombe a grappolo di Putin. Nel 2016 fu organizzato un importante convegno su questi temi e lo scomparso prof. Michele Stanca, salentino di nascita e considerato uno dei massimi esperti di biotecnologie vegetali, spiegò come il concetto di OGM inteso come introduzione di geni del mondo animale nei vegetali fosse abbondantemente superato. La nuova frontiera è e sarà la tecnologia Crispr/Cas9, modifiche chirurgiche allo stesso corredo genetico della specie di pianta da coltivare per renderla più resistente, meno idro esigente e meno dipendente da fertilizzanti e pesticidi. Niente di più. Ma neanche questo pare sia all’orizzonte del dibattito sulle politiche agricole in Puglia. Soltanto più suolo da consumare e meno natura da proteggere. Per maggiori informazioni sulla biotecnologia Crispr/Cas9 e sulla ricerca genetica in agricoltura ci si può collegare a questo link o anche a questo e questo.

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