In copertina, uno scorcio dello stabilimento balnerare del Costa Ripagnola resort a Polignano a Mare (BA)
di Fabio Modesti
In questa estate pugliese è un susseguirsi di proteste contro l’uso privato del demanio costiero. Dal Gargano al Salento, passando per il capoluogo di regione, non c’è giorno senza proteste contro quel resort con annessa spiaggia esclusiva e costosissima, contro ipotesi di variazioni di destinazione d’uso per far diventare fabbricati demaniali sulla costa strutture turistiche d’élite. Vi sono casi ormai “storici” ed altri del tutto nuovi. Un caso storico è quello di Costa Ripagnola dove la Serim, uscita vincitrice dalle battaglie legali penali ed amministrative, ha realizzato uno stabilimento balneare in attesa di capire che cosa fare dei 10 trulletti (pagghjari) in origine destinati a “cellule turistiche” ma che dovrebbero essere riconvertiti a strutture di complemento della spiaggia. La protesta, in questo caso, è riesplosa appena piantate le file di ombrelloni, aperte le sdraio sotto i gazebo rimovibili ed entrato in funzione un lounge bar nel pagghjaro più grande. Nulla che non si sapesse. Nulla si sa, invece, del ripristino della lama tombata imposto dal Comune di Polignano a Mare per concedere i propri permessi. Lo scandalo maggiore è che tutti gli accessi pedonali al mare di Ripagnola sono bloccati da cancelli e blocchi di cemento. Sul Gargano tiene ancora banco la strada abusiva aperta a Baia Zaiana, con le pinete ora distrutte da un terribile incendio, a servizio di altre strutture abusive non rimosse sul demanio costiero. A Bari vi è il caso della “valorizzazione” di immobili pubblici sulla costa ridotti a ruderi. Il Comune vorrebbe affidarli in concessione cambiandone la destinazione d’uso per destinarli ad attività turistiche ma una parte della popolazione vorrebbe che venissero abbattuti rendendo quei tratti di costa di pubblica fruizione. Sempre a Bari alcuni manufatti sul demanio costiero sono stati già assegnati con procedure di gara sui cui esiti forse ci vorrebbe maggiore trasparenza. Queste scelte delle amministrazioni locali sono avvenute senza un presupposto fondamentale: aver approvato i Piani comunali delle coste obbligatori dal 2015. Un obbligo sancito da una legge regionale del 2015. Dei 69 Comuni costieri pugliesi solo 10 lo hanno approvato e solo Lecce in quanto capoluogo. Quest’ultimo si può definire innovativo e coerente con la direttiva Bolkestein. Gli altri Comuni (tra cui Polignano a Mare e Bari) agiscono al di fuori di scelte chiare e dibattute pubblicamente. Insomma, se si ritiene la pianificazione territoriale, in questo caso costiera, ormai un inciampo lo si dica e lo si codifichi in legge. Senza continuare a prendersi in giro.

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