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Corriere del Mezzogiorno – Puglia del 22 giugno 2022, pp. 1, 10

di Fabio Modesti

Il caso della speleologa pugliese “recuperata” a 120 metri di profondità nella grotta “Rotolo” in agro di Monopoli, pone quantomeno alcune riflessioni. Fatta salva la preparazione tecnica del gruppo di speleologi e speleologhe di cui fa parte, le riflessioni riguardano più in generale la constatazione di come anche il mondo della speleologia, cioè l’andar per grotte al fine di indagare il mondo sotterraneo per scopi scientifici e divulgativi, si sia “corrotto”. Ossia, la speleologia con le sue associazioni ed i suoi gruppi, di cui la Puglia è stata ed è incubatrice di rilievo nazionale ed europeo, sta sempre più cedendo alla turistificazione del patrimonio ipogeo. Non più, quindi, attenti ricercatori geologi ed appassionati che esplorano gli anfratti più reconditi del sottosuolo per studiare e capire biologia trogloditica e relazioni tra le componenti naturali, ma sempre più curiosi che si avventurano alla ricerca di emozioni forti a discapito dell’ambiente naturale ipogeo e delle specie collegate (in primo luogo pipistrelli ma anche insetti ed anfibi). Ripetiamo, forse non è questo il caso della speleologa di grotta “Rotolo”, peraltro una delle cavità naturali più impegnative in Puglia; però quanto accaduto deve far riflettere e discutere. Ed a farlo devono essere in primo luogo le associazioni, i gruppi speleologici e la Federazione Speleologica pugliese, benemerita per il lavoro svolto in questi decenni per la conoscenza e la tutela del patrimonio speleologico della nostra regione. Non devono essere esenti dalla riflessione anche gli enti pubblici cui è demandata a vario titolo la gestione del territorio e del sottosuolo. Enti locali e Regione devono mettere sul tavolo regole ed indicazioni affinché l’attività speleologica avvenga nella massima sicurezza a tutti i livelli. I costi di accadimenti come quello di Monopoli si scaricano sui servizi pubblici di pronto intervento (l’ottimo Soccorso alpino e speleologico Puglia) e su quello sanitario, ancorché le coperture assicurative siano obbligatorie. Oltretutto, interventi di questo tipo determinano nella maggior parte dei casi modificazioni molto impattanti delle grotte. Le aperture vengono allargate, le concrezioni rimosse, le formazioni più rilevanti vengono messe a rischio per poter far passare barelle, attrezzature e macchinari necessari al salvataggio. Spetta quindi in primo luogo agli stessi speleologi darsi regole rigide su chi, come, quando e perché scendere in grotta adottando tutte le attenzioni per non perturbare habitat già estremamente fragili e per non farsi male. Le pubbliche amministrazioni devono svolgere un ruolo di stimolo ed anche di regolazione di quest’attività soprattutto nelle aree protette. È infatti in queste ultime che abbonda il patrimonio speleologico pugliese (basti pensare ai parchi nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia) ed è per la salvaguardia di quegli habitat, così lontani dallo sguardo comune, che ci si deve impegnare anche per la tutela di chi in grotta scende per conoscenza e non per divertimento e smargiassate sui social.

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