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Corriere del Mezzogiorno del 01 giugno 2022, pp. 1, 10

di Fabio Modesti

Alcuni privati cittadini, associazioni e comitati, tra cui il neonato “Le Vedette di Lama San Giorgio”, hanno presentato ricorso al Tar Puglia contro il rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica in deroga relativa alla realizzazione della variante ferroviaria lungo la linea Bari-Lecce, tra Bari Centrale e Bari Torre a Mare. Opere del più vasto “nodo ferroviario di Bari”. In altra sede, e cioè nel dibattito pubblico sulla variante della strada statale 16 da Bari-Mungivacca a Mola di Bari, cittadini ed associazioni hanno presentato documenti molto critici nei confronti dell’opera e di come si è giunti alla sua progettazione tanto da chiederne l’annullamento. Ancora, il comitato “Per un parco verde di quartiere alle ex Casermette: Capozzi e Milano” si è rivolto al Tar Puglia per sospendere l’efficacia del bando di progettazione del Parco della Giustizia di Bari. Il Tar non ha concesso la sospensiva poiché la realizzazione della struttura è subordinata ad una variante urbanistica. Che cosa accomuna i tre casi? A primo acchito, le scelte ritenute strategiche dai vari poteri pubblici (a livello nazionale e locale) non sono ben accette da cittadini singoli oppure organizzati. Ma forse c’è qualcosa di più. Si palesa, in queste circostanze ed azioni, uno scollamento tra quei poteri ed i territori interessati da progetti pur rilevanti per l’interesse pubblico. Molto spesso quest’ultimo non combacia con le sensibilità dei cittadini verso la tutela di paesaggi, di beni archeologici, del verde urbano e degli ecosistemi.E poiché si tratta di investimenti economici molto cospicui, spesso con contributi finanziari dell’Unione Europea, lo scontro riguarda anche i tempi di realizzazione delle opere che hanno scadenzari ben definiti. Il finanziamento dell’opera, quindi, prevale sull’opera stessa, sulla sua qualità progettuale e sulle sue relazioni con territori e cittadini. I progetti sono spesso e per gran parte conservati nei cassetti da decenni per poi riemergere ad ogni occasione; sono magari ben concepiti tecnicamente, ingegneristicamente, ma poveri di molti elementi di quella che oggi viene compulsivamente definita “sostenibilità ambientale”. Sono proprio questi i temi per i quali cittadini, associazioni e comitati battono i piedi ed innescano lo scontro. Lama San Giorgio, che sarà attraversata dal fascio di binari e dalla variante della statale 16, non è mai divenuto parco regionale nonostante la giunta regionale ne abbia adottato il disegno di legge istitutivo nel dicembre 2018. Un’adozione che avrebbe fatto entrare in vigore specifiche norme di salvaguardia se solo il disegno di legge fosse stato pubblicato sul bollettino ufficiale, cosa mai avvenuta. E quindi i progetti non hanno mai preso in considerazione le tutele di quei residui lembi di natura e di storia e le procedure di valutazione ambientale sono state affrontate e chiuse in fretta e senza i necessari approfondimenti. Eppure questa è la Regione che ha legiferato sulla partecipazione dei cittadini ai processi che riguardano proprio la realizzazione di infrastrutture (legge numero 28 del 2017). Una legge inattuata. Così, la libertà, che è responsabilità ed anche partecipazione (in ricordo di Giorgio Gaber), rischia di venire compressa ogni qual volta il confronto tra potere pubblico e cittadini porta ad oggetto di discussione progetti preconfezionati, immodificabili o, se modificabili, modificati in camera caritatis, adducendo motivazioni finanziario-amministrative.

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