In copertina, lupi uccisi con stricnina sui monti Marsicani – Foto tratta da Almanacco del Cacciatore, 1937-8, edizioni Diana.
«Abbiamo scoperto che l’effetto dell’uccisione dei lupi per proteggere gli animali domestici è altamente imprevedibile, come recentemente dimostrato in cinque studi. L’uccisione dei lupi in genere non ha avuto alcun effetto; meno frequentemente ha avuto l’effetto desiderato; e, ancora meno frequentemente, ha avuto l’effetto indesiderato e controproducente di aumentare le perdite di animali domestici (di seguito denominato effetto indesiderato). Tutti e cinque gli studi hanno mostrato alcuni effetti desiderabili e alcuni effetti indesiderabili. Il risultato consensuale è stato di assenza di effetti. Abbiamo stimato i tassi relativi dei tre effetti del trattamento, utilizzando una metrica inter-studio […]. Da tale stima concludiamo che il bilancio pende a favore dell’assenza di effetti rispetto agli effetti indesiderabili».
Sono le parole di un gruppo di ricercatori statunitensi, israeliani, armeni, cechi, sloveni e lettoni in un recentissimo studio scientifico Intitolato “L’eliminazione dei lupi non ha impedito in modo affidabile la perdita di animali domestici” e pubblicato sulla rivista Conservation Science and practice della Società per la Biologia della conservazione. La ricerca ha riguardato 5 Stati (tra Eurasia e Stati Uniti) che hanno adottato la strategia dell’eliminazione fisica dei lupi (Canis lupus) per ridurre principalmente i danni al patrimonio zootecnico vittima delle predazioni. Gli Stati esaminati sono Slovenia, Slovacchia, Lettonia, Israele (alture del Golan) e Michigan (USA). «I metodi di uccisione osservati – dicono i ricercatori – includevano agenti governativi che sparavano ai lupi o la cattura con trappole seguita dall’abbattimento. Gli agenti includevano anche privati cittadini o organizzazioni non governative in possesso di permessi per sparare alla fauna selvatica».

Sorvoliamo sull’interessante sezione dello studio relativa ai metodi utilizzati soprattutto per rendere confrontabili i dati raccolti èper ciascuno Stato. «Dai cinque studi sul campo condotti con metodi simili e dati condivisi – scrivono i ricercatori -, emerge un consenso sul fatto che l’uccisione dei lupi per proteggere gli animali domestici dalle perdite, così come viene praticata attualmente, sia altamente imprevedibile. L’uccisione dei lupi in genere non ha alcun effetto, può avere l’effetto desiderato, ma più spesso ha l’effetto controproducente e indesiderato di aumentare le perdite di animali domestici». Tra laltro i ricercatori affermano un concetto importante e cioè che concordano e sottolineano «l’importanza della variabilità nelle interazioni lupo-animali domestici-uomo causata da, ma non limitata a, il comportamento individuale del lupo; la densità, le dinamiche e la distribuzione del branco, comprese le strutture e i comportamenti sociali prima e dopo qualsiasi intervento; la vulnerabilità degli animali domestici, compreso il comportamento umano sia nella gestione che nell’intervento; e la presenza o l’abbondanza di predatori sopravvissuti (di qualsiasi specie) per sostituire quelli rimossi. Tutte queste variabili e forse, in particolare, la disponibilità di cibo selvatico o la sua presenza nella dieta del lupo e i metodi di protezione degli animali domestici (ad esempio, recinzioni, pastori) possono confondere le interpretazioni degli effetti del trattamento».
I ricercatori affermano che «la rimozione dei lupi per proteggere gli animali domestici, come praticata di recente nei cinque studi che abbiamo esaminato (ad esempio, agenti governativi che arrivano sul posto molto tempo dopo la perdita degli animali domestici, spesso rimuovendo i lupi lontano dai luoghi di origine), sembra inadeguata agli effetti desiderati. Inoltre, il rischio di effetti indesiderati e di ripercussioni sulle mandrie vicine o negli anni successivi solleva dubbi sulla rimozione dei lupi. La semplice osservanza del principio di precauzione dovrebbe mettere in guardia contro un simile intervento, come affermato dalle recenti sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea sui lupi (Trouwborst, 2026 ). Alla luce di tali sentenze, secondo cui gli Stati membri dell’UE dovranno utilizzare le migliori conoscenze scientifiche e le precauzioni necessarie per mantenere i lupi in uno “stato di conservazione favorevole”, suggeriamo che la raccolta dati governativa sull’uccisione dei lupi necessiti di un miglioramento».
Infine, e questo ben si attaglia a quanto è recentemente accaduto con le aggressioni di lupi e canidi in genere a persone soprattutto in Puglia, i ricercatori concludono che «considerato che in questa questione si rischia la perdita di vite umane, di animali selvatici e di proprietà, e che sono in gioco valori socio-economici e di conservazione, non si tratta di contrapporre l’eliminazione della fauna selvatica al benessere, ai diritti, ai valori o a considerazioni morali degli animali. Si tratta piuttosto di un dibattito scientifico sulla razionalità e l’efficacia dell’impiego di interventi letali rispetto a quelli non letali. Indipendentemente dalle prove scientifiche, in alcune giurisdizioni potrebbero prevalere le preferenze umane o i giudizi di valore. Se questo e altri esiti indesiderabili, di cui abbiamo discusso in precedenza, dovessero emergere nelle politiche pubbliche, esortiamo i responsabili politici coinvolti a separare in modo trasparente i valori dalle prove. Ciò potrebbe essere fatto nel modo più semplice se chi prende la decisione finale dichiarasse: “Nonostante le prove che dimostrano che l’eliminazione dei lupi non protegge generalmente l’area di caccia, procederemo comunque all’eliminazione dei lupi perché diamo valore a X“».
Ora c’è da capire e decidere quali possono essere le azioni alternative all’abbattimento di lupi in circostanze, come quella italiana, in cui la specie è in forte espansione con diverse migliaia di individui circolanti nella nostra penisola. Il confronto scientifico dovrebbe focalizzarsi su questo aspetto anziché dividersi in tifoserie pro o contro gli abbattimenti. Ma non si ascolta nulla di questo nel dibattito pubblico sull’argomento.

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