Aree marine protette a Taranto, ma senza illudere

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Fenicotteri rosa in volo sul Mar Piccolo di Taranto e, sullo sfondo, il siderurgico (foto ECOPAMAR)

Isole Cheradi e Mar piccolo nel capoluogo jonico. Il problema della gestione in condominio con il parco regionale del Mar Piccolo istituito qualche mese fa. La necessità di non illudere una città provatissima.


Nella legge di bilancio dello Stato per il 2021 vi è un comma, il 740, che prevede l’inserimento delle Isole Cheradi (di proprietà del Demanio militare) e del Mar Piccolo a Taranto tra le aree marine protette da istituire. La loro istituzione, recita la norma, può avvenire anche separatamente ed il comma successivo stanzia, per procedere, 500 milioni di Euro. L’emendamento è stato presentato con prima firma quella del deputato M5S di Grottaglie Giovanni Vianello che ha proposto la protezione delle aree marine dall’inizio di questa legislatura. La norma non dovrebbe subire modifiche in sede di lettura finale al Senato dove la legge di bilancio dello Stato arriva blindata.

La questione della gestione

Per il Mar Piccolo, però, si può porre una questione relativa alla gestione dell’area marina protetta. Questione, per la verità risolvibile tranquillamente in uno spirito di leale collaborazione tra le amministrazioni pubbliche. La legge quadro sulle aree protette (la n. 394/1991) dispone che «Qualora un’area marina protetta sia istituita in acque  confinanti con un’area protetta terrestre, la gestione è attribuita al soggetto competente per quest’ultima.». Non distinguendo tra area protetta statale o regionale, la legge quadro, quindi, affida la gestione dell’area marina protetta – di competenza esclusiva dello Stato – confinante con un’area protetta terrestre – di competenza anche regionale – a quest’ultima.

I precedenti

Potrebbe verificarsi esattamente questa situazione nel Mar Piccolo dove la Regione ha istituito un’area protetta terrestre con la legge regionale n. 30 del 2020, peraltro ora sotto lo scrutinio della Corte Costituzionale a seguito dell’impugnazione decisa dal Governo centrale a novembre scorso ma non per questo aspetto. Il problema della competenza gestionale potrebbe verificarsi, sempre in Puglia, anche per la possibile area marina protetta Capo d’Otranto – Grotte Zinzulusa  e  Romanelli  –  Capo  di Leuca che confinerebbe con il parco naturale regionale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca. In un caso analogo, questa volta in Liguria a Portofino, la situazione della duplicazione degli enti di gestione non è ancora risolta dopo decenni. Esiste un ente regionale che gestisce il parco terrestre ed esiste un consorzio di gestione che gestisce l’area a mare.

I rischi

Duplicazione di organi amministrativi, di strutture burocratiche, di iter autorizzativi, di risorse economiche necessarie e di sorveglianza. In quel caso, lo Stato vorrebbe chiudere la questione facendo divenire il parco regionale terrestre di competenza statale ed in questo senso è stata integrata la legge quadro nazionale. Ma la Regione Liguria non molla, ed anche comprensibilmente. Non sappiamo se la questione dell’unicità della gestione per il Mar Piccolo si sia posta in sede di concepimento dell’emendamento alla legge di bilancio statale 2021. Questione che ci si dovrebbe porre per tempo, eccome, per evitare che Taranto ed i tarantini patiscano un ulteriore stato di incertezza di cui non si avverte alcun bisogno.

Fabio Modesti

Un pensiero su “Aree marine protette a Taranto, ma senza illudere

  • 27 Dicembre 2020 in 18:46
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    Giovanni Vianello è di Taranto purtroppo….

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