Sempre cauti con i cinghiali / 2

Reading Time: 3 minutes

Il Ministero della Salute ha diffuso il Piano di sorveglianza per la Peste Suina Africana. Il potente virus non ha ancora attaccato cinghiali e suini in Italia ma è ormai diffuso in Paesi confinanti. Ora tocca alle Regioni recepire il documento ministeriale ed applicarlo anche nei piani di gestione del cinghiale. Un possibile vantaggio per la Puglia che lo sta elaborando con forte ritardo.

In copertina: esemplare di cinghiale nell’Alta Murgia barese (foto Angelo Nitti)

La presenza di cinghiali continua a tenere banco sui mezzi di informazione di massa e sul web. “Sono troppi”, “provocano danni a cose, colture e persone”, “provocano incidenti stradali”. Certo, è così e la questione non è solo italiana o regionale ma europea, si potrebbe dire planetaria. Le origini dei problemi sono quasi sempre le solite: cinghiali introdotti negli ambienti aperti da cacciatori per assicurarsi il divertimento di emulare mini Buffalo Bill ma anche suidi sfuggiti al controllo da aziende zootecniche, per lo più di piccole dimensioni e con animali al pascolo brado. Quindi, maiali che si incrociano con cinghiali dando vita ad ibridi che poi si diffondono nel territorio. La crescita esponenziale delle popolazioni di cinghiali non può essere certo limitata più di tanto dal parallelo incremento delle popolazioni di lupi. Molte Regioni italiane hanno da tempo avviato piani di contenimento numerico dei cinghiali.

Cinghiali alla Farnesina, a Roma (video da Twitter)

Il memento della Consulta e gli incentivi rischiosi

Ultima arrivata è la Regione Puglia che, finalmente dopo almeno un decennio di silenzio sull’argomento e nonostante le buone esperienze – ovviamente in scala ridotta – del secondo Parco Nazionale in territorio pugliese, sembra aver raggiunto il risultato della messa a punto di un piano di gestione della specie. Ma, come ha recentemente confermato la Corte costituzionale, prima di metter mano ai fucili vanno esperiti tutti i metodi ecologici di riduzione delle popolazioni. Ora, però, la pianificazione di controllo delle popolazioni deve necessariamente raccordarsi con esigenze sanitarie di primaria importanza. Parliamo della sorveglianza sanitaria sulla peste suina africana (Psa) su cui ci siamo già soffermati nell’autunno dello scorso anno. L’Italia è ancora indenne, ad oggi, alla diffusione del virus che è tra i più feroci, anche se non si ha evidenza scientifica – per ora – della trasmissibilità all’uomo. Ma la Psa è arrivata ai confini nazionali. Ad aprile scorso il Ministero della Salute ha diffuso il Piano di sorveglianza e le linee guida operative per la Psa. Una delle curiosità del Piano è che «nel quadro delle misure sviluppate ai fini dell’attuazione della sorveglianza passiva, è prevista una compensazione finanziaria di 10 euro per coloro che riferiranno il ritrovamento di una carcassa di cinghiale come richiesto dal doc. SANTE 2017/10186 rev.3 della Commissione e 20 euro per la consegna o l’invio del campione all’autorità competente». «A tal fine – prosegue il documento ministeriale – le Regioni e Province Autonome devono predisporre un’apposita procedura per la compensazione e la relativa rendicontazione ai fini della richiesta di accesso ai finanziamenti comunitari, anche attraverso appositi accordi con le associazioni venatorie». Incentivi (molto bassi, per la verità) la cui efficacia è tutta da monitorare perché la fantasia di bracconieri e delinquenti supera la realtà.

Piani di gestione del cinghiale e documento di indirizzo

Il Ministero della Salute informa anche che «è in fase di elaborazione un documento di indirizzo con l’obiettivo di fornire indicazioni tecnico operative in relazione alla prevenzione della PSA nel selvatico, e di supportare le Regioni e Province Autonome nell’ambito dei propri Piani di gestione della fauna selvatica, nell’orientamento finalizzato a migliorare gli aspetti correlati alla preparedness e alle misure di gestione della popolazione di cinghiali in funzione dell’aumentato rischio di introduzione del virus della PSA in Italia». Quindi, i piani di gestione del cinghiale, come quello che sta approntando la Regione Puglia – ma vale anche per le aree protette -, dovranno necessariamente essere elaborati alla luce del documento di indirizzo che il Ministero della Salute sta mettendo a punto con Ministero delle politiche agricole e con il Ministero della Transizione ecologica. «Ciò anche al fine – afferma il Ministero della Salute – di programmare l’obiettivo di riduzione generalizzata delle densità, da perseguire mediante l’incremento dell’utilizzo di tecniche a basso impatto, in grado di limitare la movimentazione degli animali e la loro ulteriore diffusione sul territorio, nonché attraverso l’incremento del prelievo selettivo nei confronti di specifiche classi di sesso ed età. La riduzione generalizzata della densità della popolazione di cinghiali andrà perseguita e mantenuta nel tempo in quanto il rischio PSA sarà prevedibilmente alto anche nel futuro, indipendentemente dal riscontro di focolai». Vedremo che cosa accadrà.

Fabio Modesti

3 pensieri riguardo “Sempre cauti con i cinghiali / 2

  • 5 Gennaio 2023 in 22:14
    Permalink

    Sono in vacanza in Croazia, da alcuni giorni stiamo incontrando dopo il tramonto, gruppi di cinghiali, questa sera una grossa femmina con i cuccioli. Per la verità nei due incontri ravvicinati, non hanno manifestato comportamenti aggressivi, e si sono spontaneamente allontanati.
    Ho un cane che porto abitualmente a passeggiare di sera, temo che una reazione istintiva del cane possa stimolarne l’aggressione.
    Frauderei consigli da chi ha piu di me esperienza di interazione con tale specie.

    Rispondi
  • 5 Gennaio 2023 in 22:14
    Permalink

    Sono in vacanza in Croazia, da alcuni giorni stiamo incontrando dopo il tramonto, gruppi di cinghiali, questa sera una grossa femmina con i cuccioli. Per la verità nei due incontri ravvicinati, non hanno manifestato comportamenti aggressivi, e si sono spontaneamente allontanati.
    Ho un cane che porto abitualmente a passeggiare di sera, temo che una reazione istintiva del cane possa stimolarne l’aggressione.
    Frauderei consigli da chi ha piu di me esperienza di interazione con tale specie.

    Rispondi
    • 6 Gennaio 2023 in 9:11
      Permalink

      Grazie, Luciano, del commento. Come sempre il rischio di una carica da parte di un cinghiale, così come ogni atto di reazione da parte di un selvatico, è determinato dalle situazioni di pericolo che l’animale percepisce. Se ti frapponi, anche involontariamente, tra mamma e piccoli, tra adulti e piccoli, oppure l’animale non ha vie d’uscita per fuggire, è possibile che carichi. La presenza del cane può essere motivo di percezione del pericolo da parte del cinghiale e per il cane la situazione diventa pericolosa. Quindi, tieni il cane sempre al guinzaglio ed a portata di intervento quando sei in escursione e cerca di far avvertire la tua presenza in modo da consentire ai cinghiali di spostarsi senza problemi. Se ti trovi in una delle situazioni di cui ho detto prima, allontanati senza mai dare le spalle all’animale, piano ma con determinazione. Prendi il cane in braccio, se puoi oppure portalo via con te. Dovrebbe bastare questo.

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *