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La spinta alle ristrutturazioni edilizie incentivate da vari bonus fiscali può essere una trappola mortale per molte specie di uccelli selvatici. Il caso del falco grillaio in Puglia e la storia delle norme per la sua tutela sistematicamente aggirate. Ai Comuni interessa ben poco salvaguardare la biodiversità ma pretendono i soldi del PNRR.


In copertina: coppia di falco grillaio davanti al nido in un anfratto in un vecchio muro ad Altamura (foto Fabio Modesti)

Dietro gli slogan “territori resilienti”, “smart and green cities”, “economia green”, possono celarsi il vuoto e retaggi culturali ben peggiori di quelli che ci si vorrebbe lasciare alle spalle. Uno dei casi più interessanti di questa regressione riguarda le ristrutturazioni edilizie. Da qualche anno incentivate, giustamente, soprattutto ai fini dell’efficientamento energetico e per prevenire danni sismici, sono ora uno dei capisaldi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che la Commissione europea sta approvando. Benefici fiscali, come ha rilevato il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro,  che però dovrebbero essere preceduti «da una riflessione sull’opportunità di proseguire con queste politiche di incentivazione sia dal lato della loro efficacia sia dal lato degli aspetti redistributivi, essendo i benefici fortemente sperequati a favore dei soggetti a più alto reddito a cui afferisce la quota maggiore di spesa agevolata».

Il “caso grillaio

In molti casi di utilizzazione dei vari bonus per le ristrutturazioni edilizie (sisma bonus, 110% ed altri) ci si trova davanti anche ad una perdita secca di biodiversità. È il caso degli interventi edilizi nelle zone di nidificazione del falco grillaio (Falco naumanni). Specie estremamente fragile, anche oggi che viene considerata a “minima preoccupazione” di estinzione, che nidifica nei sottotetti di alcuni centri storici e nelle nicchie di vecchi palazzi. In Puglia, regione tra le più importanti per la riproduzione, l’andamento delle popolazioni è piuttosto stabile e da qualche anno sono stati registrati nuovi nuclei verosimilmente costituitisi con il trasferimento di colonie da un centro ad un altro. L’impatto che gli interventi di ristrutturazione edilizia (comprese demolizione e ricostruzione degli edifici) hanno sulle colonie è notevole nonostante ancora oggi non esista un monitoraggio degli effetti che queste operazioni edilizie hanno sui grillai.

Nel resto d’Europa, o alle sue porte, non va meglio.

Il regolamento regionale aggirato

Nel 2005 la Regione Puglia tentò di governare il fenomeno adottando il regolamento n. 24 che si applicava nelle zone A (centri storici) e B (completamento) dei centri abitati ricompresi nel Sito Natura 2000 “Murgia Alta”; grandi centri come Altamura e Gravina in Puglia ed altri medio piccoli come Cassano delle Murge, Minervino Murge, Laterza e Castellaneta. Allora si ebbe fiducia nelle amministrazioni comunali che avrebbero dovuto vigilare sulle dichiarazioni dei tecnici progettisti e direttori dei lavori con le quali si attestava che tutti gli interventi avrebbero ottemperato alle prescrizioni regolamentari. Solo così si sarebbe potuta ritenere assolta la procedura di valutazione di incidenza, obbligatoria nei Siti Natura 2000 per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di consolidamento, di risanamento igienico, di ristrutturazione edilizia ed anche per le costruzioni di singoli edifici su lotti liberi, le sopraelevazioni ed i completamenti di immobili esistenti. Le prescrizioni erano quelle di conservare tutti i passaggi per i sottotetti, le cavità o nicchie utili ai fini della riproduzione del falco grillaio, di realizzare tetti con rivestimenti in coppi o tegole e di realizzare passaggi per i sottotetti e nicchie utili per la nidificazione dei grillai. In caso di impossibilità ad ottemperare alle prescrizioni, si dovevano sistemare nidi artificiali in numero congruo da dimostrare con apposita relazione del progettista.

I Comuni girano la testa dall’altra parte

I Comuni, oltre a vigilare sulla corretta applicazione del regolamento avrebbero dovuto compilare un elenco mensile degli interventi ed inviarlo alla Regione per il monitoraggio del regolamento. Il drammatico risultato è che nessun Comune ha adempiuto (un po’ come è successo per l’attuazione della legge pugliese sul Piano casa) e la Regione non ha mai monitorato gli impatti dei lavori edilizi sulle colonie di grillaio. Ancora oggi non ci sono dati ufficiali. Gli unici dati statistici sono quelli riportati in una tesi di laurea in zoologia dei vertebrati di Stefania Pellegrino, altamurana laureatasi all’Università di Bari dieci anni fa. La tesi prende in esame 13 casi studio dal 2008 al 2011 nei Comuni di Altamura e di Gravina in Puglia. «Per tutti i 13 casi studio analizzati – scrive la Pellegrino – la superficie totale interessata da manutenzione straordinaria, incidente sull’habitat riproduttivo del grillaio, è risultata essere pari a 7.515 mq, corrispondente ad un valore equivalente di 356 coppie di grillaio (n. coppie equivalenti = superficie intervento in mq/20 mq), con un valore effettivamente stimato, dato dalla somma delle singole stime per ogni caso studio, pari a 250 coppie. Dei 13 casi studio considerati 5 (il 38% del totale) hanno rispettato il Regolamento [regionale] con la compilazione dell’autocertificazione. Di questi 5 solo in 4 (il 30,7%) casi le misure previste sono state realmente applicate e in 3 (23,1%) di questi 4 casi la misura compensativa è stata efficace perché correttamente applicata, mentre nell’altro caso la misura compensativa non ha sortito effetto». Ma il malus per la biodiversità nell’era dei bonus edilizi non finisce qui.

Fabio Modesti

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