Se i cormorani diventano il problema

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Corriere del Mezzogiorno del 13 gennaio 2023, pp. 1, 4

di Fabio Modesti

Pare non ci si capisca più nulla con gli animali selvatici che ci girano attorno e che disturbano la nostra umana tranquillità, anche produttiva. Coldiretti li cita tutti: cinghiali, lupi, orsi, storni e, ora, di nuovo, cormorani. Questi ultimi, poi particolarmente protetti dalla legislazione dell’Ue, “spazzolano” pesce negli allevamenti ed in mare aperto arrecando, sempre a detta di Coldiretti, danni inestimabili. La Puglia è assurta agli onori delle cronache anni fa per i danni provocati nella laguna di Varano, nel Parco nazionale del Gargano, da questi straordinari “pescatori del cielo” evocati e sublimati in molte poesie da autori cinesi (in Cina è pratica tradizionale la pesca con l’ausilio del cormorano) ed anche italiani come Eugenio Montale. Ma i dati, che cosa dicono i dati sulla presenza dei cormorani (Phalacrocorax carbo) in Puglia? La risposta viene dalla stessa Regione che ha pubblicato due anni fa in un interessante volume, disponibile on-line sul suo sito web ufficiale, i dati raccolti da dall’Ispra relativi al censimento degli uccelli acquatici dal 2007 al 2019. Emerge che il numero maggiore di cormorani lo si è avuto nel 2010 con quasi 8.000 esemplari per gli oltre 900 chilometri di costa, numero rimasto costante fino al 2019 e confermato dai dati ufficiosi del censimento 2021-2022. Il censimento dei cormorani avviene anche presso i loro dormitori per avere maggiore affidabilità del dato. Che il cormorano sia una specie problematica per la sua interazione con le attività economiche, è un dato di fatto. Ma i numeri non giustificano alcun allarme a fronte del mezzo chilo di pesce di cui un esemplare si alimenta giornalmente. Il Piano strategico per l’acquacoltura in Italia 2014-2020, stabiliva tra le priorità di azione l’elaborazione di un «Piano per la gestione delle popolazioni di predatori selvatici». Ad oggi né lo Stato né le Regioni che si lamentano hanno investito risorse e menti per giungere al risultato. La stessa Unione europea non sa bene come fare a gestire questa specie. Il Piano di azione europeo non è stato ancora elaborato e l’europarlamento ha ripetutamente sollecitato la Commissione ad approntarlo; l’unica risposta è stato un documento di orientamento. Quel che si è capito, laddove i Piani di gestione sono stati applicati, ad esempio nelle valli da pesca venete, è che gli abbattimenti servono a nulla. Molto meglio investire per proteggere gli allevamenti ittici e ridefinire i tempi di raccolta valutandoli con quelli del ritorno migratorio dei cormorani, come fatto in Francia nel parco regionale della Camargue.

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