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Corriere del Mezzogiorno del 26 marzo 2022, p. 8

di Fabio Modesti

Ci dice Kiyv Independent, organo di informazione ucraino on-line che combatte con l’informazione la criminale occupazione russa, che «la Russia pianifica il disboscamento di massa delle foreste ucraine. Secondo un documento pubblicato dall’intelligence militare ucraina, il legno sarebbe stato venduto e il denaro sarebbe andato all’esercito russo». Le guerre di occupazione, soprattutto in quella parte di Europa, hanno sempre avuto a che fare con boschi e foreste meravigliosi. Durante l’occupazione nazista della Polonia e della Lituania, la foresta planiziale primigenia di Białowieża – che le SS volevano incendiare per evitare desse ospitalità ai partigiani polacchi – fu salvata e definita dal gerarca Göring “bosco sacro” dopo che egli stesso, prima del blitzkrieg e dell’accordo con l’URSS per aggredire e spartirsi la Polonia, lì era andato a caccia di bisonti europei e di cinghiali. E proprio i cinghiali di quella parte d’Europa oggi sono protagonisti di una delle epidemie più pericolose per gli allevamenti suini nel continente: la peste suina africana (PSA). Immaginiamo per un attimo che cosa possa accadere alla fauna selvatica in un teatro di guerra come quello ucraino, accanto alla tragedia umana che lì si consuma. Impauriti, predatori (grandi e piccoli) e prede si disperdono e fuggono il più lontano possibile. Così, territori che da tempo non avevano più rapporti con orsi e lupi, con linci e sciacalli, se li ritrovano a predare anche gli animali di allevamento. Ma accade pure che i cinghiali, attraverso i quali è stata diffusa la PSA partendo proprio da quelle zone dell’Europa orientale, ora aumentino il loro numero in dispersione. Lo stesso succede agli uccelli migratori che, sempre in quelle zone, hanno incubato l’influenza aviaria (questa trasmissibile all’uomo a differenza della PSA) e che ora, anch’essi terrorizzati da esplosioni, movimenti di truppe e di aerei, si disperdono sempre in cerca di aree più tranquille. Ed i controlli sanitari cui pure l’Ucraina si era impegnata per queste epidemie, sono saltati. Sono gli effetti devastanti che l’occupazione criminale dell’Ucraina da parte di Putin porta con sé e distribuisce all’Unione europea. Anche questa un’arma. Il problema si trasferisce qui e le misure poste in essere per fronteggiare almeno queste due epidemie potrebbero già non essere più sufficienti. Entro il 17 marzo le Regioni dovrebbero o avrebbero dovuto adottare piani di interventi urgenti per la gestione, il controllo e  l’eradicazione della peste suina africana nei suini da allevamento e nella  specie cinghiale (Sus scrofa). I piani includono «la ricognizione della consistenza della specie all’interno del territorio di competenza suddivisa per provincia, l’indicazione dei metodi  ecologici, delle aree  di intervento diretto, delle modalità,  dei tempi e degli obiettivi annuali del prelievo esclusivamente connessi ai fini del contenimento della peste suina africana». Per la Puglia la Regione sta mettendo a punto un piano di gestione del cinghiale che però non ha tutte le caratteristiche del piano per la PSA. Per questa epidemia le altre Regioni finora colpite (la Liguria ed il Piemonte) hanno messo in campo misure draconiane che prevedono, ad esempio, il divieto di caccia, di raccolta funghi e tartufi, di pesca, di trekking e di mountain biking. Quindi ora è forse tutto da ripensare in conseguenza della follia delinquenziale che ha portato all’invasione dell’Ucraina. La globalizzazione biologica procede.

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