In copertina, immagini di un incendio sull’Alta Murgia
di Fabio Modesti
Piangiamo ancora una volta lacrime di coccodrillo e di fuoco per gli incendi boschivi, in molti casi dolosi, che attanagliano la Puglia, regione meno boscata d’Italia. La conta degli ettari andati in fumo ormai è una sorta di lotteria: cifre ipotizzate, non un rilievo immediato satellitare (il più facile da ottenere). I 70 milioni di euro che la Regione Puglia ha investito lo scorso anno per fronteggiare quest’estate rovente, la più rovente delle ultime, sembrano essere andati in fumo assieme a pascoli naturali e boschi. Ma alcune prime considerazioni, consapevoli che la stagione è ancora lunga e pericolosa, si possono fare. In primo luogo sulla strutturazione della macchina anti incendi boschivi (Aib). Se l’avvistamento precoce ed il primissimo intervento sono le due azioni prioritarie (con le condizioni meteo ben conosciute in anticipo), oltre la conoscenza dei territori e la pianificazione accurata delle strategie, possiamo dire che sono mancate. Il presupposto è che quest’estate la biomassa incendiabile al suolo è enorme a causa delle intense piogge della tarda primavera. Ci sono stati incendi avvistati e comunicati alle 7 del mattino ma che hanno visto i primi interventi da terra ore dopo. I vigili del fuoco, nonostante il grande impegno, non conoscono i territori extra urbani. Accanto a loro è necessario formare ed organizzare nuclei di primissimo intervento nei luoghi più sensibili (ben noti). In estate i territori boscati e pascolivi andrebbero gestiti quasi militarmente ed un coinvolgimento attivo e permanente dell’esercito non sarebbe una cattiva idea. Così come potrebbe non essere peregrina l’idea di sviluppare un muro quasi impenetrabile di droni di avvistamento e di sorveglianza. La nostra scarsità di volontari e di personale regionale e comunale anti incendio dovrebbe far pensare a qualcosa di simile. Richiederebbe costi molto inferiori e sarebbe più efficace. Così come lo sarebbe ripristinare le torrette di avvisamento sparse sul territorio regionale e inutilizzabili per assenza di manutenzione e di messa a norma per la sicurezza delle persone. Sono fondamentali. Infine, bisognerebbe esaltare e premiare il ruolo degli agricoltori-allevatori sui territori. Alla fine sono loro a trovarsi faccia a faccia con le fiamme e devono salvare il salvabile oltre che la pelle. Ma tutto questo ha bisogno di pianificazione molto accurata da avviare oggi stesso per il prossimo anno. E probabilmente servirebbero molti meno soldi.

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