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Corriere del Mezzogiorno del 28 luglio 2022, pp. 1, 10

di Fabio Modesti

Ma benedetto Jovanotti, 55 anni ma ancora adolescente, e benedetto WWF, perché portare migliaia di persone con il Jova Beach Party (JBP) sugli arenili italiani per festeggiare l’estate e per scatenarsi con musica suonata da migliaia di watt di amplificazione? A Barletta, nuovamente, il 30 e 31 luglio in una parte del litorale della città alla foce dell’Ofanto che piano piano sta cercando di recuperare una situazione di minima vitalità ecologica – come evidenziato da SIGEA, Italia Nostra ed altre associazioni – e che ora viene compromessa. La città di Eraclio non ha bisogno di un altro schiaffo così. E non si può giustificare tutto con l’organizzare una manifestazione ecocompatibile ed ecosostenibile perché di ecocompatibile e di ecosostenibile non c’è nulla. Portare lì 20.000-30.000 persone per due giorni interi significa oggettivamente arrecare un danno a quegli arenili che va oltre il JBP. Il danno è legato in primo luogo al fatto che sarà difficile per il Comune di Barletta, così come per altri Comuni dove si svolge il JBP, negare quegli arenili ad altri che volessero fare cose simili. In secondo luogo, quella massa di gente si muoverà, arriverà con auto da parcheggiare, moto ed altri mezzi di locomozione da sistemare in qualche parte. E dovrà mangiare e si dovranno attrezzare punti di ristoro volanti. Eppoi dovranno pure espletare le funzioni corporali e quindi bisognerà piazzare una quantità impressionante di bagnotti chimici su altre superfici libere. Anche i concerti del Medimex si sono svolti a Taranto ed a Bari ma non certo, nel primo caso, nella palude La Vela o sulla spiaggia di Chiatona oppure, nel secondo caso, sul litorale di San Giorgio. Si sono svolti nelle città perché sono gli spazi ampi nei centri urbani, con il loro tessuto commerciale e logistico, che possono assorbire l’impatto di eventi di questo tipo. Ma, dicono gli organizzatori ed il WWF, il JBP non si realizzerà in aree protette oppure in Siti Natura 2000 tutelati dalle direttive comunitarie e quindi non si andranno a perturbare habitat e specie. Però proprio lì a Barletta, la vicinanza alla città di una zona umida importante come la foce dell’Ofanto determina di per sé la presenza di micro habitat dunali e retrodunali che non necessariamente devono avere il crisma di “aree protette” per essere tutelati. Così è per la maggior parte dei poveri arenili italiani, frutto del lavorio di centinaia di milioni di anni di apporto solido dai corsi d’acqua e dell’interazione con il moto ondoso marino. Quel che sembra mancare nell’assumere queste decisioni è il senso della misura e dell’interesse pubblico che va molto al di là ed al di sopra di quello al divertimento. Quel che ferisce è il sistematico piegarsi delle amministrazioni pubbliche alla realizzazione di eventi dovunque e comunque per i quali chi propone ha già deciso tutto e chi amministra non si sforza di studiare e valutare alternative, compresa quella di non farli.

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