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In Puglia si tenta di superare le norme sul Piano casa in odore di incostituzionalità. In Consiglio regionale proposte di legge con visioni diverse, governo per ora assente ed opposizione silente


In copertina, interno barese – foto Fabio Modesti

di Fabio Modesti

Il Piano casa in Puglia rompe le famiglie (politiche) e confonde le acque tra opposizione e maggioranza in Consiglio regionale. Sempre ammesso che sull’argomento siano mai esistite una vera opposizione ed una vera maggioranza. Solitamente si sono manifestati schieramenti bipartisan con alcuni consiglieri di maggioranza a fare il bello e cattivo tempo, il governo regionale impotente di fronte alla loro iniziativa e l’opposizione accodata alla proposta di turno. Le misure straordinarie ed urgenti del 2009 “a sostegno dell’attività edilizia e per il miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale” cercano ora una stabilizzazione ben sapendo, il Consiglio regionale pugliese, che l’illegittimità costituzionale delle modifiche apportate in particolare negli ultimi tempi – con cui si è derogato agli strumenti urbanistici ed al piano paesaggistico -, è evidente e sarà confermata dalla Consulta. Ma, ancora una volta, l’opposizione sembra stare a guardare.

Le proposte in discussione

Infatti, le proposte di legge depositate nell’Assemblea regionale provengono, ad oggi, solo da consiglieri di maggioranza mentre la Giunta regionale, che dovrebbe guidare questo processo legislativo, è ancora una volta assente. O meglio, un testo è stato messo a punto dall’assessore competente, Anna Grazia Maraschio, ma è impaludato da qualche parte e non è mai stato iscritto all’ordine del giorno dell’esecutivo. Il tentativo di sistematizzare gli interventi premiali in termini di cubatura per il recupero alla residenzialità di edifici nei comuni pugliesi vede comunque per ora due visioni contrapposte. Una, quella dell’assessore Maraschio per la quale il destino urbanistico dei territori è demandato ai Comuni e gli interventi di ampliamento e di demolizione e ricostruzione, ambedue con aumenti di cubatura in varie percentuali, devono riguardare – anche utilizzando procedure di bando – soltanto gli edifici già destinati alla residenza e non anche, ad esempio, edifici industriali dismessi. Su questo la distanza con le altre proposte legislative è netta e la questione incide profondamente sulle ricadute urbanistiche ed economiche. In effetti la distorsione determinata dal concedere cambi di destinazione d’uso da artigianale/industriale a residenziale in zone che residenziali non sono, è evidente a tutti. Anche agli stessi costruttori che, nonostante siano in balìa di scelte politiche che entrano a gamba tesa nel mercato senza dare regole certe, hanno pure inviato ai consiglieri regionali una loro ragionevole proposta legislativa mai valutata.

Le visioni distanti ed i punti di contatto

Una via d’uscita potrebbe essere quella di consentire variazioni di destinazione d’uso da industriale/artigianale a residenziale per fabbricati dismessi ma ormai del tutto ricompresi nei tessuti urbani. Altra questione divisiva è il reperimento delle aree a standard per la realizzazione di spazi pubblici e la loro eventuale monetizzazione. Nella visione che dovrebbe essere dalla Giunta regionale vi è la possibilità di reperire le aree anche fuori dal lotto di intervento, cosa che non pregiudicherebbe interventi di piccola estensione. Ambedue le visioni consentono la monetizzazione delle aree a standard in favore dei Comuni. La destinazione di questi fondi deve essere vincolata mentre ora il loro utilizzo si disperde nel calderone della spesa comunale. Se la proposta che dovrebbe essere del governo regionale prevede la destinazione dei soldi ottenuti a non meglio precisati – e quindi a rischio d’inefficacia se non peggio – «interventi di forestazione interamente permeabili, in aree puntualmente indicate dal Comune», quella dei consiglieri Amati, Caracciolo e Bruno, sottoscritta anche da Tutolo, prevede la destinazione della monetizzazione all’acquisizione di aree per realizzare interventi di interesse pubblico. Anche la non realizzabilità in alcuni casi degli interventi di demolizione e ricostruzione con bonus volumetrici (immobili vincolati, aree protette, siti Natura 2000) viene affrontata diversamente. Per la proposta Maraschio è consentita la «demolizione con ricostruzione in altra area fatto salvo il parere degli enti preposti alla tutela». Una delocalizzazione che potrebbe però portare anche a risultati non positivi. Per la proposta di Amati ed altri, la questione della delocalizzazione possibile non si pone. Resta infine la questione del monitoraggio dell’attuazione delle norme. Operazione che spetta ai Comuni, già disposta nella vigente norma sul Piano casa del 2009 e confermata da tutte le proposte di legge.

Bari caput Piano casa

Tuttavia è bene ricordare che l’attuazione del Piano casa riguarda in particolare Bari dove a fronte di una costante diminuzione della popolazione si sono edificati oltre 2 milioni di metri cubi fuori dal vigente piano regolatore che conserva “in pancia” circa 15 milioni di metri cubi da realizzare. Una situazione che ha fatto introitare alle casse comunali oltre 10 milioni di euro la cui destinazione è sconosciuta. Gli altri Comuni pugliesi non rispondono alla richiesta regionale di fornire i dati previsti dalla legge e senza conoscenza deliberare e legiferare diventa l’arte di arrampicarsi sugli specchi.

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