In copertina, i cuccioli di lupo del branco studiato nella riserva naturale regionale Oasi WWF Calanchi di Atri – foto ©Centro Studi per l’Ecologia e Biodiversità degli Appennini (CSEBA)
di Fabio Modesti
L’attività di una famiglia di lupi appenninici (Canis lupus italicus) nella riserva naturale
Calanchi di Atri nell’Italia centrale è stata monitorata durante il periodo post-riproduttivo
(maggio-ottobre) per due anni consecutivi (2023-2024), utilizzando dieci siti con fototrappole. La riserva è rinomata per la sua significativa concentrazione di calanchi, localmente chiamati “graffi del diavolo” per via delle loro suggestive formazioni geologiche. Questi calanchi sono il risultato di specifiche condizioni geomorfologiche, tra cui terreni argillosi con un particolare contenuto di sabbia, un clima caratterizzato dall’alternanza di tempeste e stagioni secche e scarsità di vegetazione. Le evidenti formazioni geologiche della riserva creano un mosaico di habitat, tra cui praterie aride, affioramenti rocciosi e boschi radi. Questa varietà topografica, unita al clima mediterraneo, produce una gamma di microhabitat che supportano diverse specie. I risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista scientifica “Wild Mdpi”.
È in questo scenario naturale che il branco di lupi, studiato dai ricercatori del Centro Studi per l’Ecologia e Biodiversità degli Appennini (CSEBA), della Scuola di Bioscienze e Medicina veterinaria dell’ Università di Camerino (Macerata) e della stessa riserva naturale regionale, ha fornito importanti informazioni comportamentali a seguito di variazioni anche sensibili determinate da fenomeni naturali e dall’azione umana.

«Il programma di monitoraggio dei lupi – affermano i ricercatori – si è concentrato sul periodo post-riproduttivo, che va dall’uscita dei cuccioli dalla tana a maggio, fino al raggiungimento di una sufficiente indipendenza, alla fine di ottobre. Le fototrappole sono state programmate per funzionare dalle 18:00 alle 8:00 CEST, in coincidenza con i picchi di attività crepuscolare e notturna tipici dei lupi e per evitare falsi allarmi e sovraccarico di dati dovuto all’elevata attività umana diurna e degli animali domestici all’interno della riserva. I video sono stati raccolti regolarmente ogni 10 giorni». Nei due anni di osservazione le fototrappole hanno raccolto oltre 8000 video, di cui 710 relativi al lupo appenninico, per un totale di 986 avvistamenti di lupi. A differenza di altri mammiferi (ad eccezione del capriolo), i cui tassi di avvistamento sono rimasti generalmente stabili o leggermente aumentati tra il 2023 e il 2024, gli avvistamenti di lupi hanno mostrato un netto calo.
«Anche la struttura per età ha mostrato variazioni significative tra gli anni di campionamento – proseguono i ricercatori -. La percentuale di cuccioli rilevati è risultata sostanzialmente più alta nel 2023 (405 su 603 rilevamenti, 67%) rispetto al 2024 (170 su 383 rilevamenti, 44%), indicando un cambiamento nella composizione per età della popolazione o nell’utilizzo dell’area. Nel 2023, i rilevamenti di cuccioli sono aumentati da luglio, raggiungendo il picco tra agosto e settembre e toccando il massimo a settembre. Al contrario, nel 2024 i cuccioli sono stati assenti fino ad agosto e successivamente sono diminuiti drasticamente. Nel complesso, questi risultati suggeriscono una forte variabilità interannuale nella produttività riproduttiva o nella rilevabilità dei cuccioli».
«Sebbene limitato a un periodo di due anni e a un singolo branco di lupi – aggiungono gli autori – , questo studio fornisce una descrizione preliminare dei modelli spaziali e temporali dell’attività dei lupi all’interno della Riserva Naturale Calanchi di Atri, relativamente piccola. L’attività degli adulti è rimasta sostanzialmente stabile nel corso degli anni, mentre l’attività dei cuccioli ha mostrato una notevole variabilità sia in termini di entità che di tempistica. Questa variabilità interannuale potrebbe influenzare la stabilità dell’unità familiare, sebbene sia necessario un monitoraggio a lungo termine per valutarne le conseguenze demografiche. Dal punto di vista spaziale, l’attività degli adulti ha mostrato fluttuazioni specifiche per sito, mentre la distribuzione dei cuccioli è cambiata in modo più sostanziale, con alcune aree abbandonate e altre occupate di recente. Le differenze osservate nello spazio-temporale».
«Le differenze osservate nell’attività spazio-temporale tra gli anni potrebbero riflettere la variabilità intrinseca individuale e le dinamiche sociali specifiche della cucciolata, soprattutto considerando che i cuccioli rappresentano individui diversi ogni anno. Tuttavia, anche le condizioni climatiche potrebbero aver contribuito ai modelli osservati. Una prolungata siccità, combinata con temperature elevate, si è verificata dalla fine di giugno a metà agosto 2024. La scarsità d’acqua ha probabilmente indotto i pastori ad abbandonare i pascoli di alta quota e a spostare le attività di pascolo verso aree di bassa quota, dove la presenza dei lupi era più costante, come indicato dallo spostamento delle pecore in aree che erano state utilizzate esclusivamente per la produzione di fieno negli anni precedenti (2020-2023)».
Di conseguenza, l’aumento della presenza di bestiame intorno ad alcune fototrappole, insieme ai movimenti quotidiani del gregge all’alba e al tramonto e alla presenza di cani da guardia e macchinari agricoli, potrebbero aver giocato un ruolo nel progressivo evitamento di quest’area da parte della famiglia di lupi. «L’assenza di rilevamenti di lupi da parte della fototrappola A, situata vicino all’allevamento – sostengono i ricercatori -, è coerente con studi precedenti che indicano che i lupi tendono ad evitare le aree con un’intensificazione dell’attività umana. Al contrario, l’attività dei lupi è aumentata significativamente presso la fototrappola F, suggerendo una ridistribuzione spaziale piuttosto che un declino generale. L’uso regolare di quest’area indica che essa fungeva da via di accesso primaria alla tana, ulteriormente supportato da osservazioni dirette del trasporto di cibo concentrato in questa posizione. Pertanto, la famiglia di lupi ha rapidamente adattato i propri schemi di movimento mantenendo la vicinanza alla tana. Tali aggiustamenti rappresentano probabilmente strategie adattive volte a minimizzare i disturbi pur mantenendo l’accesso alle risorse essenziali».

«Le osservazioni comportamentali sono state fortemente dominate da poche attività chiave; tuttavia, le differenze legate all’età hanno rivelato chiari modelli connessi allo stadio di sviluppo e ai ruoli sociali all’interno del gruppo – scrivono i ricercatori -. La discrepanza tra i livelli di attività e la diversità comportamentale indica che i siti utilizzati più frequentemente non sono necessariamente quelli che supportano i repertori comportamentali più complessi. Questo risultato sottolinea l’importanza di integrare le metriche di diversità comportamentale con le misure tradizionali di attività quando si interpreta l’uso dello spazio dai dati delle fototrappole».

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