di Fabio Modesti
Vedremo se con la nomina dei nuovi direttori generali delle ASL e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico in Puglia i conti della sanità pugliese potranno tornare ad essere in ordine cancellando il prelievo fiscale straordinario deciso da Antonio Decaro per ripianare il disavanzo di 349 milioni di euro. Quel che sappiamo è che ad oggi le ASL pugliesi hanno maturato già 90 milioni di disavanzo nei primi mesi di quest’anno. Sappiamo anche che le persone nominate nuovi manager delle ASL in queste aziende operavano con funzioni apicali di responsabilità. Tuttavia abbiamo cercato di capire, con buona volontà, come sia possibile che la Puglia, a dire dell’ex assessore alla sanità e docente di Igiene pubblica, Pier Luigi Lopalco, nonostante la situazione disastrata soddisfi tutti o quasi i livelli essenziali di assistenza (LEA) che contribuiscono non poco a definire i trasferimenti economici dallo Stato. In effetti i dati pubblicati dal Ministero della Salute (gli ultimi disponibili sono riferiti al 2023) ci restituiscono una sanità pugliese efficiente, per alcuni indicatori molto più efficiente di quella di altre Regioni. È il caso degli indicatori dell’”area prevenzione” dove la Puglia ottiene punteggi di gran lunga superiori alla sufficienza con un neo relativo alla copertura vaccinale dei bambini a 24 mesi per morbillo, parotite e rosolia, in peggioramento rispetto all’anno precedente. Mica uno scherzo. Ottimi punteggi anche nella sanità veterinaria e per l’igiene degli alimenti di origine animale. La cosa che però appare strana è che anche nell’”area distrettuale”, che garantisce l’assistenza primaria e l’integrazione tra i servizi sanitari, vi sia una maggioranza di indicatori positivi o molto positivi. Nell’”area ospedaliera”, ossia degenza, diagnostica e servizi generali, gli indicatori sono positivi e ben oltre la media. Ma il cittadino pugliese non percepisce questa ottimalità, anzi. Ed infatti si rivolge ad altre Regioni che secondo il monitoraggio ministeriale hanno performance molto inferiori alla Puglia. La domanda che un osservatore non tecnico quindi si pone è se quei dati corrispondono alla realtà, prendendo atto anche del fatto che gli indicatori utilizzati dal Ministero della Salute per monitorare il soddisfacimento dei LEA non vengono aggiornati da anni. Cosicché le Regioni, forti delle competenze affidate dalla riforma del Titolo V della Costituzione, da un lato si sono attrezzate per soddisfare quegli indicatori ormai fossilizzati tralasciandone altri forse più rilevanti, e dall’altro fanno muro perché non se ne mettano a punto altri.

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