In copertina, incendio boschivo del 22 luglio 2026 in Francia nella regione Alpi-Provenza-Costa Azzurra. Il satellite ha catturato l’area ancora percorsa dalle fiamme – Immagine satellitare ©Copernicus EMS – EFFIS
di Fabio Modesti
Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) in Italia «dal 1° gennaio al 28 luglio 2026 sono stati rilevati da satellite poco più di 1070 grandi incendi boschivi distribuiti sul territorio nazionale. La superficie complessivamente percorsa dal fuoco ammonta a circa 741 km², un’estensione paragonabile a quella dell’intera provincia di Lodi. Quasi il 14% di tutta la superficie bruciata era coperta da ecosistemi forestali, tra cui 37 km² di boschi a latifoglie sempreverdi (leccete e macchia mediterranea) e 24 km² di boschi di conifere (pinete e abetaie). Oltre alle aree forestali, gli incendi hanno interessato principalmente 119 km² di aree agricole (16% del totale bruciato) e 451 km² di aree prative permanenti (61% del totale bruciato)».
Partiamo da questi dati italiani per approcciare un tema da molti dibattuto e cioè se la decarbonizzazione possa avere un ruolo per la riduzione degli incendi boschivi e della loro estensione. Su questo è intervenuto recentemente Roger A. Pjelke jr., un politologo conservatore americano che anima il dibattito sui cambiamenti climatici con il suo blog “The Honest Broker” ospitato sulla piattaforma Substack.
Pielke prende spunto dai recenti incendi boschivi accaduti nella Francia meridionale per capire se:
- per ridurre il rischio di incendi, la prima cosa da fare è ridurre le emissioni;
- per contrastare la crescente minaccia degli incendi boschivi, le società devono raddoppiare gli sforzi per mitigare gli effetti degli eventi meteorologici estremi e ridurre le emissioni di carbonio verso l’obiettivo di zero emissioni nette;
- le evidenze scientifiche sulle cause sono inequivocabili. Ciò che bisogna fare è altrettanto chiaro: abbandonare più rapidamente carbone, petrolio e gas, potenziare le energie rinnovabili e proteggere le persone che già subiscono gli impatti più gravi.

Prendendo sul serio queste affermazioni di causalità politica Pielke si chiede: «quale effetto avrebbe la riduzione delle emissioni – fino a raggiungere e superare lo zero netto – sugli incendi boschivi in Francia?» Pielke porta come argomentazioni a confutazione delle precedenti affermazioni tre punti, sapendo che desteranno discussione:
- Innanzitutto, il clima favorevole agli incendi nel sud della Francia è cambiato. I giorni con condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi (definiti di seguito) sono diventati molto più frequenti negli ultimi decenni;
- In secondo luogo, gli incendi effettivi sul territorio della Francia meridionale, misurati come superficie bruciata, non sono aumentati, e si potrebbe addirittura sostenere che siano diminuiti, nello stesso periodo;
- In terzo luogo, rispetto a oggi, non ci si aspetta che misure di mitigazione aggressive abbiano effetti tangibili sul numero di giorni con condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi in questo secolo, e forse anche in quelli a venire. Inoltre, i benefici delle misure di mitigazione dipendono dalla fiducia nei modelli e non dalle evidenze del mondo reale.
Si rimanda all’articolo in lingua originale (inglese) per conoscere in profondità le confutazioni di Pielke che possono essere condivise o meno ma che spingono al ragionamento al di là delle posizioni dogmatiche sul cambiamento climatico che, in ogni caso, deve essere considerato in relazione ai territori di osservazione ed alle loro dinamiche climatiche.
È impossibile, oltre che scientificamente errato, considerare il cambiamento climatico come un unicum a livello globale i cui effetti sono identici ovunque a prescindere dalle diverse condizioni locali. Nel caso degli incendi boschivi, ci si deve pur chiedere perché quest’anno la maggior parte degli eventi più severi si siano sviluppati in un determinato periodo temporale, tra l’ultima decade di luglio e gli inizi di agosto, mentre con condizioni meteorologiche pressocché identiche, ed anzi più predisponenti, successivamente non si siano verificati episodi così rilevanti.
Gli incendi boschivi vanno analizzati con attenzione dal punto di vista scientifico e dal punto di vista investigativo per calibrare sempre meglio la pianificazione forestale integrata con quella anti incendi boschivi (AIB) e le misure di prevenzione. Cosa che, ancora oggi, almeno in Puglia, ad esempio, appare ancora molto lontana dall’essere presa in considerazione.

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