In copertina, rendering del progetto originario del resort proposto per l’area di Mogale (Ostuni)
La ZES (Zona Economica Speciale), con la sua procedura di autorizzazione unica, è oggettivamente uno strumento di razionalizzazione e velocizzazione amministrativa efficace per favorire gli investimenti economici nel Sud. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sbarra, rispondendo ad una interpellanza sul rapporto tra autorizzazione unica ZES ed aspetti paesaggistici ed ambientali in particolare per la realizzazione del resort turistico ad Ostuni-Mogale, ha chiarito come la procedura non confligga con le tutele. Anche la Commissione UE ha confermato la correttezza delle procedure ZES. Che però possano sorgere conflitti tra l’autorizzazione unica ZES e le prerogative urbanistiche riconosciute in via esclusiva ai Comuni, è altrettanto vero. Il caso Mogale può essere paradigmatico. Lì è in questione il destino di un piano di lottizzazione già convenzionato tra privato e Comune per il quale è stata chiesta una variante allo stesso piano di lottizzazione. Su questa variante è intervenuta l’autorizzazione unica ZES su richiesta della società proponente. Ma la competenza sui piani urbanistici esecutivi, come quello di Mogale, è dell’amministrazione comunale con i suoi organi, Giunta e Consiglio. Il conflitto, quindi, potenzialmente c’è tutto perché la previsione in base alla quale l’autorizzazione unica ZES consente di operare in variante allo strumento urbanistico generale non è risolutiva quando l’intervento è soggetto ad un piano urbanistico esecutivo oppure alla variante di uno esistente. La questione che si pone quindi oggi alla struttura di missione ZES ed al Dipartimento per le politiche per il Sud guidato da Luigi Sbarra, è come evitare che il conflitto si manifesti. Il tema è certo urbanistico ma attiene al rapporto tra amministrazioni pubbliche che, in teoria, dovrebbero tutte remare nella stessa direzione affinché procedure autorizzative razionalizzate e velocizzate siano in concorde armonia con il dettato costituzionale. Sarebbe forse il caso di mettere in atto la buona volontà di sciogliere a monte questi nodi attraverso un accordo tra pubbliche amministrazioni oppure con un protocollo d’intesa. Da una parte il governo e le sue articolazioni, dall’altra le associazioni rappresentanti degli enti locali. In quella sede si potrebbero stabilire le modalità per cui la procedura di autorizzazione unica ZES assorba quelle comunali anche quando si tratti di pianificazione urbanistica esecutiva. Senza per questo esautorare gli organi comunali elettivi (consigli comunali) ma riportando la loro volontà politica nell’alveo ZES.

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