In copertina, uno dei siti individuati per il progetto di forestazione della Città Metropolitana di Bari con fondi PNRR – foto ©Fabio Modesti
di Fabio Modesti
La Commissione UE, per bocca di Raffaele Fitto suo vice presidente esecutivo ed ex presidente della Regione Puglia, ha proposto di poter utilizzare le risorse dei fondi di coesione e sviluppo per far fronte alla crisi energetica. Gli Stati membri e le Regioni potranno utilizzare quei fondi per lenire un po’ la sofferenza dei cittadini e delle imprese a fronte dei continui rialzi dei prezzi di petrolio e gas a causa della crisi energetica dovuta alla situazione di conflitto in Medio Oriente. È una facoltà, non un obbligo: «ogni Regione o Stato membro – ha detto Fitto – è libero di decidere». Una soluzione di buon senso, tanto più che effettivamente l’utilizzazione dei fondi europei per l’Italia ha significato ben poco in termini di crescita e di sviluppo economico e sociale. «Alcune Regioni – ha detto Tommaso Foti, ministro per gli affari europei, Pnrr e politiche di coesione – dovrebbero capire che i fondi di coesione non sono fatti per finanziare la sagra del formaggio o del salame». Un duro scontro con molte Regioni che non vorrebbero vedersi sottrarre l’osso di bocca ma che pure assumono scelte politiche dolorose per i cittadini, come l’aumento Irpef deciso dalla Puglia per cercare di ripianare il disavanzo sanitario.
Sulla scarsa efficacia dei cicli di fondi europei che si sono susseguiti nel corso di oltre 35 anni, molto si è scritto. Una delle voci più critiche e lucide è quella, ad esempio, di Nicola Rossi. In campo ambientale la scarsa efficacia di queste risorse è ancora più tangibile: dal ciclo dei rifiuti che in Puglia non si riesce a chiudere da decenni, nonostante la grande quantità di denaro pubblico speso avvantaggiando pochi privati che agiscono in regime di sostanziale oligopolio, fino agli spiccioli assolutamente senza efficacia per tutelare i Siti europei della biodiversità (Natura 2000). Con il Pnrr, poi, questa inefficacia rischia di assumere proporzioni monstre. È il caso, ad esempio, del progetto di forestazione urbana, periurbana ed extraurbana della città metropolitana di Bari. Circa 9 milioni di euro su 610 stanziati per la tutela del territorio pugliese. Bisogna piantare mille alberi per ettaro quali che siano il suolo e la zona climatica interessati. Gran parte delle piantumazioni non sono state ancora eseguite e molte sono in corso esattamente ora, ad estate meteorologicamente avviata. Quanti alberi ce la faranno a sopravvivere nell’area interna del barese che è predesertica? La risposta al buon senso di ciascuno ma di certo la percentuale prevista nel progetto (20% di insuccesso) appare molto ottimistica.

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