La transumanza negata

La Regione Abruzzo a guida centrodestra limita l’uso delle terre civiche da parte degli allevatori transumanti, dando priorità ai locali. I (pochi) transumanti che protestano sono soprattutto pugliesi . Ma la Puglia di centro-sinistra ha da tempo dimenticato l’allevamento brado, quello a contatto con la natura e la transumanza (Villaggio Globale 22 maggio 2020 – la Repubblica-Bari 31 maggio 2020)

Morre di pecore al pascolo sul lago del Matese (Foto Fabio Modesti)

l grido di “ci negano la transumanza” alcune associazioni di categoria, più di agricoltori che di allevatori, hanno inveito contro una norma contenuta in una recente legge regionale abruzzese in materia di contrasto al Covid-19 (la legge regionale Abruzzo n. 9/2020). La norma in questione sancisce sostanzialmente che nella concessione per il pascolo di terre civiche abruzzesi vengano privilegiati gli allevatori regionali «iscritti nel registro della popolazione residente da almeno 10 anni che abbiano un’azienda con presenza zootecnica, ricoveri per stabulazione invernale e codice di stalla riferito allo stesso territorio comunale o ai comuni limitrofi». Secondo alcuni, una sorta di “Abruzzo first” che la Regione a recente guida “sovranista” ha voluto dire forte e chiaro. E certo, dicono pure, in questo modo si mette a rischio la transumanza ed è come se il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio avesse «rinnovato verga d’avellano» per darla in testa a chi volesse far pascolare armenti e greggi provenienti da altre regioni. E poi, proprio ora che l’ineffabile UNESCO ha decretato la transumanza “patrimonio immateriale dell’Umanità”. No, proprio non ci voleva.

Cavalli al pascolo brado sul lago del Matese (Foto Fabio Modesti)

Nulla di più materiale della transumanza

O forse sì. Dichiarare la transumanza “patrimonio immateriale” è già di per sé una contraddizione in termini perché non c’è nulla di più materiale di pecore, vacche e cavalli che si muovono con persone e cani. Non c’è nulla di più materiale degli jazzi e di tutte le strutture per ricovero degli animali; non c’è nulla di più materiale del formaggio, della ricotta, della lana e della carne che se ne produce. Il vero problema è forse almeno un altro. E cioè che in Abruzzo hanno pensato in qualche modo a chi porta ancora gli animali al pascolo vagante. Certo, si può contestare la limitazione di fatto alla movimentazione degli animali da altre regioni ma di certo in Abruzzo si è cominciato a pensare di nuovo ad una pastorizia che vive con e nell’ambiente naturale.

Vacca maremmana con vitelli al pascolo brado nel Parco Regionale della Maremma (Foto Fabio Modesti)

Ma la Puglia non ci pensa

Ci chiediamo se anche la Puglia ci pensa. Ci chiediamo se l’amministrazione regionale guidata da Michele Emiliano abbia idea delle condizioni in cui versa il settore zootecnico più legato alle risorse naturali che ai mangimi con soia transgenica con i quali coloro che, pronti a definirsi “OGM free”, non esitano ad alimentare i propri animali. La sensazione, purtroppo ben più che tale, è che non ne abbia affatto idea. E non sono alle viste progetti e programmi che cerchino di recuperare quel po’ che è rimasto in Puglia dell’allevamento estensivo. Nessuna idea di come poter recuperare le strutture architettoniche tradizionali pastorali per destinarle nuovamente a quell’uso. Nessuna idea di come alleviare costi e fatiche di allevatori ai quali i prezzi offerti per il latte e per la carne non coprono che una parte infinitesimale di essi. Nessuna idea di come stringere patti tra pubbliche amministrazioni ed allevatori estensivi per una corretta gestione dei territori.  Forse alberga, questo è quel che purtroppo emerge, l’idea di rendere la transumanza una specie di manifestazione folkloristica da sagra paesana e di destinare jazzi, mungituri e masserie a centri congressi e centri benessere, quando non a sale ricevimenti. Ma non possiamo non sperare che ci sia ancora un lumicino d’idea per incentivare l’economia zootecnica e l’allevamento estensivo delle aree interne, il pascolo brado, la sanità degli animali e per aiutare lo sbocco sul mercato dei relativi prodotti. Un’idea per pagare quegli allevatori, anche con sane politiche di vantaggio fiscale, per i “servizi ecosistemici” che forniscono e dei quali noi cittadini godiamo gli effetti.

La locatione di Canosa nell'”Atlante de le locationi” di Michele (1686)

L’oblío dei tratturi

E così tratturi e tratturelli, infrastrutture fondamentali per l’allevamento estensivo anche per una transumanza domestica, non potranno essere più destinati esclusivamente ad un turismo che, comunque, non approfondirà nulla del senso antropologico ed umano delle “migrazioni” dannunziane. La fiammella della speranza resta accesa in attesa che, quantomeno in Puglia, l’avere speranza si incarni in qualcuno che sia speranza.

Fabio Modesti

Parco Nazionale o luna park?

Anche nel Regno d’Inghilterra i Parchi Nazionali rischiano di trasformarsi in “Parchi divertimento”, come accade in molte aree protette italiane. La tendenza è quella di soddisfare le esigenze sempre maggiori di un turismo tutt’altro che sostenibile, in barba agli obblighi di legge ed alle certificazioni internazionali come la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS).

 

L’Autorità di gestione del Parco Nazionale di Lake District nel Regno Unito è stata accusata di “violazione dello status di patrimonio mondiale” di cui gode il Parco. Gli agricoltori del Parco rilevano un “massiccio aumento” di motocicli e veicoli 4×4 che sta «profondamente cambiando il panorama».

Hanno accusato l’Autorità di gestione del Parco di trascurare le colline e promuovere l’uso di piste da fuoristrada. Dal canto suo quest’ultima ha affermato, un po’ pilatescamente, che sarebbe «preferibile se le persone non transitassero con i veicoli veicoli su questi percorsi», ma che non c’è stato nulla di illegale.

Il responsabile della Direzione del Parco, Mark Eccles, ha dichiarato: «Tutti i percorsi non sigillati con diritti di accesso veicolare pubblico, compresi quelli di Little Langdale, Oxen Fell e Tilberthwaite, sono soggetti alle stesse leggi delle strade con asfalto. Incoraggiamo gli utenti a comportarsi in modo responsabile su quelle che possono essere tracciati vulnerabili per minimizzare l’impatto ambientale e rispettare gli altri utenti».

Immagini di tour in fuoristrada nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia (da http://bari.repubblica.it/)

Gli attivisti di Save The Lake District sostengono che l’Autorità di gestione ha un dovere statutario, ai sensi della Legge sull’Ambiente del 1995, di dare maggior peso alla conservazione in ogni caso di conflitto tra essa ed interessi ricreativi. Chiedono all’UNESCO, che sovrintende alla designazione dello status di Patrimonio Mondiale, di costringere l’Autorità ad utilizzare i suoi poteri di regolazione del traffico per tenere lontani i fuoristrada dalle piste non asfaltate. Una petizione in tal senso è stata firmata da più di 4.300 persone.

Sebbene gli ordinamenti sulla regolamentazione del traffico «non possano essere esclusi», utilizzarli è stata l’ultima possibilità non avendo l’Autorità di gestione «alcun piano immediato per una diversa disciplina», ha affermato Eccles.

Transumanza patrimonio dell’umanità?

 

Ha senso, oggi, il riconoscimento Unesco? Forse no. Ecco perché.

 

L’ANSA ha battuto un take nel pomeriggio di oggi secondo il quale ‘la transumanza’ è candidata a diventare patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco.

 © ANSA

La richiesta è stata presentata ufficialmente a Parigi dall’Italia, Paese capofila insieme a Grecia e Austria. Lo fa sapere il Ministero delle Politiche agricole. Con la firma del dossier di candidatura transnazionale è stato avviato quindi il processo di valutazione internazionale che porterà alla decisione, da parte del Comitato di governo UNESCO, nel novembre 2019.

Ora, però, alcune domande sono d’obbligo. La prima: a parte il fatto che tutto è fuorché “patrimonio immateriale”, la transumanza è una delle più antiche testimonianze del rapporto tra esseri umani ed animali allevati e costituisce da sempre patrimonio dell’umanità. Un riconoscimento formale a che cosa porterebbe? Non alla sua preservazione poiché essa dipende dalle dinamiche economiche, sanitarie ed ambientali che fanno sì che lo spostamento di uomini ed animali si perpetui, diminuisca o venga abbandonato indipendentemente dall’UNESCO. Questo perché la transumanza non prescinde dagli esseri umani e dagli animali ma è tutt’uno con essi.

La seconda: il riconoscimento della transumanza quale patrimonio dell’umanità rischia di rendere una pratica zootecnica e quindi economica una specie di manifestazione folkloristica? Riteniamo di sì ed è un rischio tutt’altro che remoto. 

Se si vuole salvaguardare veramente la transumanza, bisogna incentivare l’economia zootecnica delle aree interne, il pascolo brado, la sanità degli animali e consentire lo sbocco sul mercato dei relativi prodotti, veri e propri “servizi ecosistemici” dei quali noi cittadini ne godiamo gi effetti. 

Risultati immagini per transumanza alta murgiaBisogna consentire il riuso dei manufatti legati alla transumanza, jazzi, poste, tratturi e tratturelli non tanto per un turismo che, comunque, non approfondirà nulla del senso antropologico ed umano delle “migrazioni” dannunziane, quanto per un riavvicinamento dell’economia agro-zootecnica al territorio di appartenenza.