In copertina, la lupa detenuta nell’Osservatorio faunistico della Regione Puglia
Sono più di dieci giorni che una lupa vive segregata nell’Osservatorio faunistico della Regione Puglia. Una lupa giovane, probabilmente in età riproduttiva se non già madre, che non ha fatto nulla, non ha mostrato confidenza verso gli umani, non si è resa responsabile di alcunché. L’esemplare che doveva essere catturato, per ordine del presidente della Regione Puglia con decreto del 14 agosto scorso, responsabile dell’aggressione ad una bambina in un parchetto pubblico di Noicàttaro, è un maschio adulto. E non si è fatto più vedere. Né vi sono state altre aggressioni nell’ultimo mese e mezzo. Dunque, per quale motivo questa lupa è ancora detenuta dalla pubblica autorità? Si tratta pur sempre di una specie protetta a livello internazionale (Convenzione di Berna e direttiva UE “Habitat”) e le deroghe per la cattura (o l’abbattimento) di esemplari sono stringenti. Nel medioevo si celebravano veri e propri processi agli animali selvatici accusati (il più delle volte senza prove) di aggressioni, di aver mangiato bambini ed anziani. Processi pubblici con tanto di giuria che terminavano, secondo un copione già scritto, con la condanna a morte dell’animale. Non sempre ma quasi. Ecco, in quei tempi c’era una sorta di parvenza di trasparenza nella procedura d’accusa e di giudizio, una partecipazione pubblica al processo (ovviamente votata alla condanna, gli animalisti ed i protezionisti non c’erano). Oggi che la specie Canis lupus ha ripreso vigore e si sta espandendo dopo aver pensato di averla quasi estinta in Italia ed in Europa nel secondo dopoguerra, gli strumenti della scienza e del diritto consentirebbero di approcciarla in modo appropriato, senza esasperazioni e con conoscenza ben più approfondita di un tempo. Eppure nella vicenda della lupa catturata a Noicàttaro c’è qualcosa che non quadra, qualcosa che rischia di infrangere le regole che disciplinano la protezione della specie ed il dettato dell’articolo 9 della Costituzione così come modificato nel 2022. Potessimo invocare l’ingiusta detenzione per la lupa con conseguente risarcimento lo faremmo. Più semplicemente ci vorrebbe maggiore trasparenza sulla questione, maggiori informazioni e attente valutazioni sullo stato di quella lupa che potrebbe aver sviluppato una certa assuefazione alla detenzione con rischio per il suo ritorno in natura. Anche perché nel lodigiano un giovane lupo salvato dall’annegamento la settimana scorsa è stato trattenuto in un centro pubblico per la fauna selvatica appena cinque giorni, munito di radiocollare e rilasciato in natura ed oggi se ne possono seguire le tracce e studiarlo.

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