In copertina, selva di torri eoliche – foto ©Fabio Modesti
Ci sono voluti sette mesi perché la Giunta regionale pugliese guidata da Antonio Decaro si rendesse conto che il disegno di legge con cui definire le aree idonee, ulteriori a quelle previste per legge, per l’installazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile (FER) non poteva essere discusso in Consiglio regionale. Non poteva esserlo perché mancante del rispetto di criteri e principi stabiliti dalla legislazione nazionale e perché impallinato, dopo l’approvazione dell’esecutivo, dal tiro incrociato di associazioni di protezione ambientale ed opposizione. Nella seduta della quinta Commissione consiliare dell’8 ottobre scorso, il governo regionale, tramite l’assessore allo sviluppo economico Eugenio Di Sciascio, ha presentato un maxi emendamento al proprio disegno di legge con il quale è stato completamente riscritto il testo.
In realtà si tratta di aggiustamenti per rimediare ai macroscopici errori di luglio e per soddisfare alcune richieste formulate dalle associazioni e dall’opposizione come quella di tener conto, nell’individuazione delle aree idonee per le rinnovabili «della quantità di impianti realizzati e autorizzati, a scala regionale, provinciale e comunale». Oppure, ancora, di tener conto, sempre nell’individuazione di aree idonee, «degli obiettivi della strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, della biodiversità e degli ecosistemi, con particolare riferimento alle Important Bird Areas (IBA), della Direttiva 92/43/CE Habitat e dal Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR)». Una tardiva attenzione dopo che le IBA pugliesi sono state prese d’assalto dagli impianti eolici e fotovoltaici ed il conflitto con le previsione del Pptr si è fatto sempre più duro con soccombenza, in molti casi, delle tutele paesaggistiche.
Se nel testo del ddl licenziato a luglio dalla Giunta regionale «nella ponderazione di interessi finalizzata al rilascio del provvedimento autorizzatorio» si considerava di interesse pubblico prevalente preservare la presenza degli ulivi, nel testo del maxi emendamento la ponderazione degli interessi per il rilascio del provvedimento autorizzatorio deve essere accompagnata, manco fosse un procedimento penale e con linguaggio criptico, «da prove evidenti» che gli interventi abbiano effetti negativi significativi sul settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, con ipotesi di interferenza tra cui la presenza degli ulivi. Sembra che i pronunciamenti del tribunali amministrativi regionali sulla tutela degli ulivi siano ignorati. Insomma, il timore che le aree colpite da Xylella, dove gli ulivi sono un ricordo, possano diventare terra di conquista degli impianti di rinnovabili con relativi “sviluppatori” per convincere i proprietari dei suoli, è più che mai presente.
Il blog ha fatto uno sforzo per regalare ai propri lettori i documenti che servono a formare i propri convincimenti sull’argomento e così qui di seguito potete scaricare il testo del ddl originario approvato dalla Giunta regionale il 10 marzo 2026 con a fronte il testo del maxi emendamento presentato l’8 ottobre scorso. Perché noi pensiamo che l’informazione libera si basa sul diritto alla conoscenza.
Buona lettura.

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