In copertina, Karl Marx circondato da pannelli fotovoltaici – Immagine creata con intelligenza artificiale – ©Fabio Modesti
di Fabio Modesti
«Il presente articolo affronta criticamente i lati oscuri della transizione energetica, collegando i dibattiti sull’accumulazione primitiva con le ecologie politiche delle energie rinnovabili. Partendo dai concetti di immaginari della terra e dell’energia e sviluppando il concetto di immaginari solari, interpretiamo come le diverse visioni della transizione energetica verde vengano articolate, legittimate e concretizzate attraverso le infrastrutture energetiche in Puglia. Questo strumento teorico ci permette di analizzare non solo le narrazioni discorsive che giustificano lo sviluppo solare guidato dal mercato e la sua materializzazione, ma anche gli immaginari alternativi che emergono dal basso, fondati sulla salvaguardia della terra e della cultura, sulla sovranità territoriale e su relazioni socio-ecologiche più eque. In tutta la regione, gli attori locali stanno mobilitando movimenti di resistenza che cercano di costruire modalità alternative di relazione con la transizione energetica. Questi sforzi non solo contestano gli impatti socio-ecologici dello sviluppo solare, ma articolano anche visioni plurali di sostenibilità che rifiutano la logica dell’estrattivismo verde».
Questa è una parte delle conclusioni dell’articolo recentemente pubblicato su Geoforum dal titolo “Immaginari solari: recinzioni territoriali e politiche per le energie rinnovabili in Puglia“. Un articolo che «analizza la transizione energetica fotovoltaica in Puglia, una regione del Sud Italia che negli ultimi decenni ha visto ingenti investimenti in infrastrutture solari, con conseguente significativa riconfigurazione del paesaggio socio-naturale. Mettendo in dialogo l’economia politica culturale con la letteratura sull’ecologia politica, l’articolo sviluppa il concetto di “immaginari solari” come strumento analitico per tracciare le esperienze locali di privatizzazione territoriale e i loro intrecci con le narrazioni sulla transizione verde».
Gli autori (Julian Lovreglio e Anwesha Aditi dell’Istituto di Ricerca sulle Politiche Popolari e Sociali – IRPPS – del Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR – e del Dipartimento di Metodi e Modelli per l’Economia, il Territorio e la Finanza – MEMOTEF – dell’Università Sapienza di Roma; Riccardo Martinelli sempre del CNR-IRPPS e del Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche – DISSE – dell’Università Sapienza di Roma e Carlo Inverardi-Ferri del CNR – IRPPS e del Dipartimento di Geografia e Scienze Ambientali della Queen Mary University di Londra) sostengono che «gli immaginari solari debbano essere compresi come materialmente operativi: non solo come strutture discorsive che fondano e danno significato alle transizioni energetiche, ma come meccanismi attraverso i quali la terra viene rivalutata, recintata e riorganizzata all’interno di processi più ampi di accumulazione capitalistica. In questo senso, gli immaginari solari non si limitano a informare le politiche o a guidare lo sviluppo tecnologico, ma partecipano attivamente alla produzione di disuguaglianze socio-spaziali plasmando le condizioni economiche, legali e istituzionali in cui le infrastrutture per le energie rinnovabili vengono rese operative».
Una lettura densa di teoria economica e sociale marxista che spiazza i sostenitori delle rinnovabili dovunque e comunque. Un’interpretazione che «collega gli immaginari solari all’ecologia politica e alle teorie dell’accumulazione primitiva, mostrando come i discorsi sulle energie rinnovabili influenzino e siano influenzati dalle dinamiche di potere a diverse scale e dagli incentivi capitalistici. In secondo luogo, dimostra come questi immaginari si traducano in risultati materiali attraverso specifici meccanismi legali, economici e di governance, tra cui l’aggregazione fondiaria, gli accordi contrattuali e le procedure di autorizzazione accelerate».
Gli autori intendono dimostrare come «lo sviluppo dell’energia solare in Puglia riproduca specifici processi di espropriazione e ristrutturazione territoriale. Oggi, le stesse narrazioni di crescita illimitata, logiche di profitto e strategie di sviluppo che hanno portato all’attuale crisi ecologica stanno paradossalmente riproponendo il dominio sulla natura come “soluzione” al disastro climatico». Gli autori analizzano l’accumulazione primitiva (ossia, nella teoria marxiana, il processo storico attraverso il quale i produttori venivano violentemente separati dai loro mezzi di sussistenza mediante il potere coercitivo dello Stato, con conseguente recinzione delle terre comuni e inizio dei processi capitalistici) «nel contesto della transizione verde, dove i progetti solari estraggono valore produttivo dal territorio a scapito delle comunità locali, utilizzando i concetti di sostenibilità e resilienza come giustificazioni discorsive».
Il concetto di “transizione giusta” nasconde, secondo gli autori, «contraddizioni e ingiustizie più profonde. Piuttosto che una transizione da un paradigma basato sui combustibili fossili, lo sviluppo delle energie rinnovabili rappresenta un’aggiunta superflua alla matrice energetica, che riproduce anziché smantellare le asimmetrie di potere consolidate». Così, in Puglia, «queste dinamiche hanno portato a zone di sacrificio verdi, che si materializzano sotto forma di parchi solari recintati e di eradicazione di terreni agricoli, dando vita a un regime di accumulazione che privilegia i profitti energetici rispetto alla giustizia socio-ecologica».
«Eppure – sostengono gli autori – in Puglia non mancano immaginari e pratiche alternative. Installazioni informali off-grid, esperimenti agrivoltaici, cooperative energetiche rappresentano opportunità su piccola scala ma significative per possibilità post-capitaliste. Queste iniziative spesso resistono alla formalizzazione e alla visibilità, non perché manchino di potenziale, ma perché non si adattano alla logica dominante delle “soluzioni solari” estrattive, scalabili e finanziabili».
Anche se sull’agrivoltaico pensiamo sia necessaria un’ulteriore riflessione da parte degli autori, l’articolo è sicuramente complesso, lungo e pieno di considerazione socio-economiche di cui si può non condividere l’impostazione di critica squisitamente di stampo marxista ma evidenzia con forza come lo sviluppo delle rinnovabili industriali comunque e dovunque stia oggettivamente depauperando suoli, paesaggi e tessuti sociali non alleviando, peraltro, il peso del costo energetico delle comunità locali. Una critica marxista dal carattere profondo rispetto alla quale ci chiediamo come reagiranno i sostenitori delle rinnovabili 100%, dirigenti nazionali e locali di partiti che pure al marxismo si rifanno (su tutti Alleanza Verdi Sinistra e molti esponenti del Partito Democratico).

©Riproduzione riservata – È vietata l’utilizzazione di testi ed immagini di questo blog per allenare intelligenza artificiale