In copertina, sfigmomanometro d’epoca – foto ©Sóc Năng Động – www.pexels.com
di Fabio Modesti
Come si misura il disavanzo economico della sanità pugliese? In euro, ovviamente. Ma ci può essere un altro modo di verificarlo ed è quello relativo all’arretratezza tecnologica di base. Prendiamo il caso di un cittadino pugliese, contribuente medio del servizio sanitario regionale al quale recentemente è stata aumentata la quota IRPEF regionale per risanare il buco di 350 milioni di euro cui si aggiungono i 90 milioni accumulati nei primi sei mesi di quest’anno. Il cittadino va nel secondo ospedale per importanza nel capoluogo di regione per farsi applicare un holter pressorio, un apparecchio che monitora la pressione arteriosa nelle 24 ore. Con questo caldo non è proprio piacevole ma va fatto. Il giorno dopo il cittadino torna nel reparto di cardiologia per dismettere e riconsegnare l’apparecchio che altro non è, in questo caso, che uno sfigmomanometro tradizionale collegato ad una piccola centralina in grado di dare l’impulso alla rilevazione ogni 15-20 minuti e di immagazzinare i dati elettronici. Il cittadino è convinto che quei dati, una volta scaricati, analizzati e valutati finiscano nel referto finale digitale del medico e nel fascicolo elettronico del paziente. Ma la cortese infermiera risponde con un «purtroppo no». Il perché è presto detto. Il medico scarica i dati in un pc che non è connesso ad internet ed elabora il referto a mano. Risultato: il cittadino (molto paziente) affronta un altro viaggio per andare a ritirare il referto (in tutto almeno 60 km tra applicazione, riconsegna e ritiro del referto). Con gli attuali prezzi del carburante, è un ulteriore prelievo forzoso. Il cittadino medio che si è ritrovato in questa situazione, degna del “Marziano a Roma” di Ennio Flaiano, si chiede se veramente il disavanzo al cui ripianamento è chiamato a contribuire sia veramente determinato perlopiù da mobilità verso altre Regioni e da spese allegre per personale e noleggi a lungo termine di autovetture. La realtà è spesso molto più tragica e farsesca allo stesso tempo e prescinde dall’impegno quotidiano comunque stoicamente profuso da infermieri e medici per andare a sbattere contro la banale mancanza di un accesso alla rete internet. Un inno alla distanza sempre maggiore tra istituzioni e servizi pubblici e cittadini che non si colma con modifiche continue alle leggi elettorali ma con la manutenzione ordinaria della democrazia che passa attraverso le azioni più elementari.

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