In copertina, lupo nel Salento ad agosto 2026
Avere a che fare con i lupi, specie protetta a livello internazionale, non è facile. Soprattutto se di loro si è persa la memoria così come accade anche in Puglia. La vicenda del lupo che ha aggredito i bambini di Noicattaro fa parte di quest’amnesia che, è bene dirlo, riguarda il nostro rapporto un po’ con tutti gli animali selvatici. Noicattaro ha un territorio pianeggiante ricoperto da tendoni da uva da tavola, grande ricchezza agricola. Però è tra due lame, profonde incisioni nella roccia calcarea, Giotta e San Giorgio. In quelle lame si sono verosimilmente insediati uno o più nuclei di lupi che trovano riparo nella bella e folta vegetazione soprattutto di lama Giotta. Le segnalazioni della loro presenza risalgono ai primi anni del decennio scorso e nel percorso di forte espansione del lupo anche i territori periurbani sono frequentati. Il lupo è una specie con grandi capacità di adattamento e di plasticità comportamentale. A volte accade che l’incontro tra lupo ed essere umano sia troppo ravvicinato. Ed è quel che è successo a Noicattaro. Un lupo identificato geneticamente come maschio adulto ha aggredito quei bambini. Il perché è difficile da comprendere. Può essere un esemplare in dispersione dal branco, può aver visto nei bambini competitori per il cibo che probabilmente era in quel luogo, nel parchetto attrezzato, lasciato per i gatti. Chissà. Sta di fatto che il presidente della Regione ha immediatamente emesso un decreto per la cattura di quell’esemplare di cui solo poi si son saputi con certezza specie e sesso. La task force nominata, composta da ottimi professionisti, ha messo in piedi una strategia di cattura che però ha come unico elemento certo il fatto che si tratti di un maschio adulto. E come si fa a catturare quell’esemplare ed evitare di catturare altri animali (anche cani, per capirci) oppure altri lupi? Forse si sarebbero dovute ricreare le condizioni dell’aggressione ed attendere il passo falso. Insomma, non è che si possono catturare tutti i lupi in zona, tracciarli geneticamente, aspettare i risultati eppoi liberarli o meno. Invece è accaduto quel che si temeva. A finire nel laccio (metodo di cattura potenzialmente traumatico) è stata una femmina di età non definita ma forse molto giovane. Quindi non il lupo oggetto del decreto regionale. Ed ora quella lupa è confinata in una gabbia nell’Osservatorio faunistico regionale di Bitetto. Le sono stati effettuati prelievi, misurazioni e visite di controllo che forse si sarebbero potute fare sul posto di cattura dopo narcosi. Quella femmina è stata messa in cattività in condizioni non idonee. È già stato depositato un esposto alla Procura della Repubblica da parte di animalisti e non va mai bene che le vicende che riguardano la gestione di animali selvatici vadano davanti ai magistrati. Perché sono scienza e conoscenza che devono guidare quelle azioni, libere da condizionamenti emergenziali e da stati d’animo, pure comprensibili, che rischiano di determinare errori.

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