In copertina, Eskol Nevo durante un intervista a Radio Radicale il 12 luglio 2019
di Fabio Modesti
L’appello per non far partecipare lo scrittore israeliano Eskol Nevo a “Il libro possibile” è un’ulteriore scena del brutto film anti israeliano in programma da ormai molto tempo. Anti israeliano, non anti Netanyahu o anti Ben Gvir, il suo ministro violento ed estremista. Eskol Nevo è uno scrittore progressista che ha in numerose occasioni manifestato la condanna delle azioni del governo Netanyahu a Gaza, in Libano e nella West bank. Ma non ha mai parlato di genocidio dei palestinesi per definire la reazione israeliana al massacro del 7 ottobre. Nell’appello diffuso da Rifondazione comunista il 17 maggio scorso ma esploso nelle cronache dopo che padre Franco Moscone (arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo) e la vice Sindaca di Bari Giovanna Iacovone lo hanno sottoscritto, il sionismo diventa la vera accusa nei confronti di Nevo, l’essere israeliano in Israele. Sostanzialmente quel che dice Luigi Cazzato nel suo intervento di ieri sul Corriere. «Siamo ancora nella fitta nebbia dell’ideologia sionista – dice -. […] Questa nebbia non ci fa vedere che non è solo un problema di governo o ministri criminali, è un problema di Stato». Ed aggiunge «è un problema di una società malata di sionismo». Quindi, il problema è Israele, il popolo israeliano, non la politica del governo Netanyahu. Anzi, secondo Giovanna Iacovone, che ha cercato di spiegare con un intervento sul Corriere le motivazioni della sua adesione all’appello «a titolo strettamente personale» essendo pur sempre Vice Sindaco di Bari, «il problema siamo noi, la nostra indifferenza per il genocidio palestinese». Ma il corto circuito logico arriva quando la stessa Iacovone afferma di aver sottoscritto l’appello per aprire una discussione pubblica dalla quale, evidentemente, Nevo doveva essere estromesso. E, di più, quando afferma che la presenza confermata di Nevo a “Il libro possibile” può diventare occasione utile per parlare «delle responsabilità di Israele e non solo del governo Netanyahu e dei suoi ministri». A conferma che il vero problema è l’esistenza di Israele. Ed è stato facile il passo successivo di chi, da sinistra in Puglia, pur prendendo le distanze dall’ostracismo nei confronti di Nevo, chiede la chiusura del consolato israeliano a Bari. La selettività della richiesta non ha colpito, ovviamente, il consolato della Federazione Russa dopo l’invasione e la distruzione dell’Ucraina. Forse è il caso di costituire l’associazione Antisemiti Anonimi, evocata da Philip Roth in “Operazione Shylock”, per consentire di depurarsi dall’intossicazione antiebraica. Stando però ben attenti ad evitare che diventi un paravento, come nel libro di Roth, dietro il quale si nasconde l’intento della disgregazione del popolo israeliano attraverso una nuova diaspora dal medio oriente verso l’Europa e gli Stati Uniti. In ogni caso, alla fine, Eskol Nevo parteciperà a “Il libro possibile” con una decisione che però lascia l’amaro in bocca. Ormai la preventiva adesione alla narrazione prevalente sembra essere un indispensabile certificato di compatibilità culturale ed antropologica.

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