Mitili ignoti – Foto ©Stefan Schweihofer da Pixabay
«No al seme straniero». Nel Mar Piccolo di Taranto si consuma una lotta per la difesa della cozza nera tarantina, da qualche anno presidio Slow Food, contro l’utilizzazione di semi di mitili provenienti perlopiù dalla Grecia. La necessità di acquisto di semi dall’estero sarebbe determinato dalla ormai scarsa produttività di cozze tarantine nel Mar Piccolo a causa del progressivo riscaldamento delle sue acque. Un riscaldamento dovuto anche al sempre minore apporto di acqua dolce da parte dei “citri”, le risorgive presenti sul fondo del Mar Piccolo ma in gran parte ostruite da sedimenti e rifiuti. Le organizzazioni datoriali di settore hanno chiesto a gran voce l’immissione di mitili dall’estero per aumentare la resa, le associazioni protezionistiche locali si sono dichiarate contrarie, il Comune di Taranto ha prima giocato di melina, poi ha assunto posizioni contraddittorie, infine ha messo al bando il seme straniero. Questa è anche la posizione finale dell’Istituto talassografico CNR di Taranto sia pure con distinguo al suo interno. I semi di mitili dall’estero potrebbero immettere nel Mar Piccolo organismi patogeni estranei a quell’ambiente e quindi determinare modificazioni ecologiche. C’è chi sostiene che le heat waves (ondate di calore) in Mar Piccolo siano di pochi giorni durante il periodo estivo e che la produzione di semi autoctoni di cozze potrebbe essere spostata in Mar Grande per poi seminare in Mar Piccolo; c’è anche chi sostiene che il prodotto autoctono deve andare così, a seconda delle stagioni, e che quello è il suo valore; il vero problema è che ancora oggi non si conosce quanti allevatori siano censiti e quanti invece agiscono in totale illegalità. Ma il Mar Piccolo è anche un parco naturale regionale, istituito nel 2020 con la medesima legge con cui fu istituito il parco di Costa Ripagnola, che tra le proprie finalità ha quella di «incentivare il miglioramento della qualità dei prodotti agricoli e della molluschicoltura, anche attraverso l’istituzione di marchi di qualità e certificazioni di prodotto e di processo» ma non quella di tutelare specificamente la cozza nera tarantina. E nelle misure di salvaguardia non vi è alcun divieto di introdurre varietà non autoctone di molluschi. La legge fu pervicacemente voluta dall’attuale presidente del Consiglio comunale tarantino, allora consigliere regionale, Gianni Liviano. Nella città che sta vivendo il dramma della deindustrializzazione con la chiusura di fatto dell’ex Ilva ed assiste da anni alla mancata bonifica del Mar Piccolo, neanche le cozze sembrano dare affidamento. E rappresentano la metafora di una città eternamente divisa.

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