Jovanotti, tu quoque!

Continua la polemica sui Jovanotti Beach Party ed emerge tutta l’assenza della Pubblica amministrazione, pagata per svolgere questo delicato compito di valutazione preventiva di impatti e incidenze su delicati sistemi ambientali già molto stressati quali sono i litorali italiani, che invece si volatilizza per lasciar campo alle associazioni ambientaliste che suppliscono in un ruolo che non compete loro (da Villaggio globale – 3 settembre 2019)

 

 

Forse il vero problema del Jovanotti Beach Party non è il «beach party» in sé, quanto la totale assenza di interlocuzione (almeno così come pare emergere dal post di Jovanotti del 2 settembre scorso) con le Autorità pubbliche che dovrebbero presiedere alla salvaguardia dei territori. Le stesse Autorità che dovrebbero procedere alla preventiva verifica degli eventuali impatti ed incidenze di determinati eventi su quei territori, sui loro habitat e sulle specie selvatiche.

Jovanotti, a mo’ di azione preventiva, ha chiesto al Wwf (non certo, ad esempio, all’Ispra ed alle Agenzie regionali per la protezione ambientale) di accompagnarlo in questo tour estivo in modo da assicurarsi una sorta di legittimazione «ambientale» consentendo a quell’associazione protezionistica di utilizzare il megafono di decine e decine di migliaia di spettatori per trasmettere messaggi per la salvezza del Pianeta.

È però capitato che Jovanotti scegliesse, per i suoi concerti con impianti di amplificazione di migliaia di watt di potenza e decibel a gogò, siti non proprio idonei alla bisogna. Siti nei pressi dei quali nidificavano specie minacciate di estinzione oppure specie sensibili al disturbo anche in territori prossimi. Un’articolata critica ai raduni estivi jovanottiani di quest’anno l’ha mossa l’ottimo Marcello Introna e quindi non crediamo sia opportuno dire cose già dette.

Quel che preme qui constatare è che il dibattito sui beach party di Jovanotti va avanti da mesi e che in questo dibattito si stenta ad intravvedere posizioni di enti pubblici competenti coinvolti.

Ancora una volta la Pubblica amministrazione, pagata per svolgere questo delicato compito di valutazione preventiva di impatti e incidenze su delicati sistemi ambientali già molto stressati quali sono i litorali italiani, si volatilizza per lasciar campo alle associazioni ambientaliste che suppliscono in un ruolo che non compete loro.

Ma la protezione degli ecosistemi in questo Paese è evidentemente in posizione così arretrata negli interessi e nelle politiche pubbliche, che si preferisce appaltare a gruppi pur sempre volontaristici scelte e decisioni di rilevante interesse pubblico.

E così Jovanotti può dire, non senza una qualche ragione, che «il mondo dell’ambientalismo è più inquinato della scarico della fogna di Nuova Delhi!». Poi, dice ancora Jovanotti, «L’ecologia è una scienza, se si trasforma in terreno di scontro di tifoserie è un danno per tutti, non si tratta di giocare a discutere se la terra è piatta o se l’aglio scaccia i vampiri ma di scienza, comportamenti, tecnologia, obiettivi a breve e lungo termine, politiche locali, nazionali e internazionali, studio, ricerca, ispirazione, competenza, risorse, investimenti, impegno, analisi seria dello stato delle cose, senza panico e con voglia di collaborare».

Ecco, in quest’ultima affermazione si comprende a che livello siamo: un miscuglio di elementi nel quale non si capisce più chi è responsabile di che cosa. Chi deve valutare se un evento può determinare o meno perturbazioni a specie e habitat, oppure rischi per la vegetazione dovuti al calpestio di 50.000 persone, oppure ancora disturbo per l’elevatissimo numero di decibel?

Le associazioni ambientaliste o le Autorità pubbliche a questo deputate? La scienza si fa politica e la politica e l’amministrazione della cosa pubblica, che dovrebbero acquisire informazioni dalla scienza per poter decidere, si fanno pseudoscienza. Tutto ed il contrario di tutto. L’amministrazione della cosa pubblica, del bene pubblico, dell’interesse pubblico viene demandata alle associazioni ambientaliste che diventano, così, controllori e controllati allo stesso tempo. Sta tutto qui, forse, l’equivoco di fondo.

Ancora una volta il decisore politico abdica, il più delle volte quando gli fa comodo, al proprio ruolo di responsabilità ambientale per farla assumere ad altri, in questo caso, ma anche in tanti altri, ad alcune associazioni ambientaliste, che non hanno avversari se non altre omologhe associazioni. In una confusione di ruoli e di responsabilità di cui la tutela ambientale non ha per nulla bisogno.

Sviluppo rurale e politiche per biodiversità, Natura 2000 ed aree protette

Pubblicata sul sito web di ReteRurale il rapporto su P.S.R. 2014/2020 in Italia e protezione della natura

 
 
 
 
Il rapporto è suddiviso per praticità in tre volumi, tra loro collegati, il Volume 1 presenta le principali opportunità e i principali strumenti della programmazione dello sviluppo rurale 2014/2020 evidenziando le sinergie 
e le interrelazioni tra agricoltura, biodiversità, aree Natura 2000 e aree protette anche in riferimento alla valorizzazione del capitale naturale e dei servizi ecosistemici delle aree rurali. Lo stesso Volume contiene anche un’analisi a livello nazionale sull’agricoltura e sulle aziende agricole beneficiarie degli aiuti della PAC presenti nella aree Natura 2000 (SIC/ZSC, ZPS)  sulla base dei dati dichiarativi AGEA e del Progetto Refresh.

Il Volume 2 presenta l’analisi di tutte le misure dei PSR 2014/2020 attivate e funzionali all’applicazione della focus area 4.A) “salvaguardia, ripristino e miglioramento della biodiversità, compreso nelle zone Natura 2000 e nelle zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici, nell’agricoltura ad alto valore naturalistico, nonché dell’assetto paesaggistico dell’Europa”, fornendo in sintesi tutte le informazioni utili sulla singola misura (beneficiari; condizioni per l’accesso agli aiuti; entità ed importo dell’aiuto, ecc). Il Volume 3 presenta l’analisi delle misure per la focus area 4.A) suddivise per le singole Regioni, al fine di favorire la ricerca delle opportunità di finanziamento nei diversi PSR
Il Rapporto evidenzia l’importanza del contributo delle politiche di sviluppo rurale a favore della conservazione della natura e della biodiversità e della valorizzazione dei territori rurali di elevato valore naturale.

Parchi in TV tanto per dire

Si è parlato di aree protette nel corso della trasmissione del TG2 “Lavori in corso”, nella mattinata di oggi. Cose già sentite ed un convitato di pietra: il Ministero dell’Ambiente.

 

Si è parlato di aree protette nella trasmissione del TG2 “Lavori in corso”, condotta da Marzia Roncacci ed andato in onda questa mattina alle 10:00 con la partecipazione di Agostino Agostinelli, Vice Presidente di Federparchi, Antonio Carrara, Presidente del Parco Nazionale di Lazio, Abruzzo e Molise, Salvatore Livreri Console, Direttore dell’Area Marina Protetta di Ustica, e Dante Caserta, Vice Presidente del WWF Italia. Il titolo non è stato dei migliori: “Parchi, risorsa naturale o economica?”. Un refrain, per dir così, improduttivo.

Si è continuato a parlare della proposta di legge di modifica della legge quadro sulle aree protette, ma le posizioni sono sembrate immutate. In realtà quella proposta, come detto più volte, va cestinata e riscritta, senza regìe nascoste.

In ogni caso, nella trasmissione mancava il protagonista principale, chi dovrebbe guidare la politica sulle aree protette in Italia: il Ministero dell’Ambiente.