In copertina, scorcio della lama tombata a Costa Ripagnola (Polignano a Mare) nel resort Serim – foto ©Fabio Modesti
di Fabio Modesti
Il Mediterraneo non è solo scenario di guerra e di distruzione. È anche un mare su cui fare investimenti turistici per le élite finanziarie del mondo. Certo non da ora ma negli ultimi tempi si nota una notevole corsa a villaggi turistici esclusivi, costosissimi, alcuni dei quali puntano molto sul brand dell’”autenticità”. È il caso dell’Albania dove figlia e genero del presidente USA Donald Trump hanno messo gli occhi sull’isola di Sazan e sulla dirimpettaia Zvërnec, nella laguna di Narta, per realizzare resort extra lusso utilizzando anche i bunker costruiti sotto il regime del dittatore comunista Enver Hoxha. Contro il progetto vi sono state manifestazioni di piazza in Albania ed all’estero, Italia compresa, organizzate dai cosiddetti “fenicotteri” (perché in quella laguna i fenicotteri rosa sono di casa peraltro come qui da noi un po’ dappertutto nelle aree lagunari). È anche il caso della Puglia, prima con la battaglia sostanzialmente persa contro la realizzazione di un resort di lusso a Costa Ripagnola, a Polignano a Mare, ultimo lembo di costa intonso in provincia di Bari. Le manifestazioni e gli appelli hanno sortito il camuffamento di Regione e Comune dietro l’istituzione nel 2020 di un parco regionale che ha consolidato l’interesse privato contro quello pubblico senza che ne venga nominata l’autorità di gestione. È ancora il caso dell’investimento della Four Season di Bill Gates in territorio di Ostuni, sul mare, per la realizzazione di un mega resort esclusivo per turisti danarosi. Ma anche in Sardegna, di fronte all’isola di Tavolara, c’è un progetto analogo. Il turismo soppianta le economie tradizionali, i ricchi diventano sempre più ricchi e chiedono spazi. Questi spazi coincidono quasi sempre con aree di grande importanza paesaggistica e naturalistica ed a nulla sembrano potere regole e piani vincolanti né le proteste popolari più o meno strumentalizzate. Si stabilisca, quindi, che le localizzazioni di questi sfogatoi per ricchi e meno ricchi evitino quelle aree così sensibili ed in forte riduzione. Si scelgano aree degradate, zone industriali abbandonate, si ricreino paesaggi artificiali, si utilizzino cave abbandonate, vecchie basi militari. L’importante è lasciar stare i territori liberi, relitti indenni delle malefatte urbanistiche succedutesi nel corso del tempo. Si ricreino falsi autentici, se i progettisti ne sono capaci, lasciando alla disponibilità pubblica gli ultimi lembi di paesaggio godibile da parte di tutti. Si potrebbero soddisfare le casse di Comuni mai coinvolti in quell’economia che sembra, forse in modo effimero, vincente.

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