Pinnacoli di riolite nel neo istituito Chiricahua National Park (USA, Arizona) – foto ©National Park Service
Tra i blog che circolano in rete ve ne sono alcuni di notevole importanza perché consentono di avere informazioni su quel che accade nel mondo, soprattutto dall’altra parte dell’Atlantico. È il caso di Our Public Lands & Waters posizionato sulla piattaforma Substack. È il blog scritto e gestito da Bram di cui non si conosce il cognome, tenuto riservato in considerazione della sensibilità degli argomenti trattati. Si sa che Bram è autore e Campaign Director per la National Parks Conservation Association, una delle più importanti associazioni protezionistiche USA. In uno degli ultimi articoli pubblicati Bram ci informa di una circostanza quantomeno inaspettata: Donald Trump ha istituito il 64esimo parco nazionale degli Stati Uniti. Incredibile ma vero. È il Chiricahua National Park, in Arizona, già Monumento nazionale; un territorio caratterizzato da formazioni rocciose straordinarie di riolite (una roccia vulcanica) e da grandi spazi aperti, così chiamato in onore degli Apache Chiricahua il cui membro più famoso fu Geronimo. Trump, nel corso delle sue presidenze, ha firmato l’istituzione di altri quattro parchi nazionali: Gateway Arch (2018), Indiana Dunes (2019), White Sands (2019) e New River Gorge (2020). Ma negli USA si va oltre la cortina fumogena dell’istituzione e, per quanto riguarda il Chiricahua National Park, c’è chi sottolinea che la legge istitutiva «mantiene i confini esistenti, non aggiunge terreni e non autorizza nuovi fondi o personale, secondo il testo della versione del Senato. Ciò che cambia è il nome, e un nome ha peso. “Parco Nazionale” è il marchio più riconoscibile tra le aree pubbliche e attira folle che la parola “monumento” non può attirare». Potete leggere qui la valutazione di Bram sul nuovo parco nazionale di Chiricahua.
Sempre su Our Public Lands & Waters c’è però un’altra notizia interessante che può costituire una sorta di “avviso” anche qui in Italia ed in Europa. Attenzione al greenwashing quando si tratta di investimenti riguardanti intelligenza artificiale (IA) e data center. Accade, scrive Bram sul suo blog ospitato da Substack, che il 24 luglio 2025, Tallgrass Energy ha annunciato di aver stretto una partnership con Crusoe, un’azienda che si definisce letteralmente “l’azienda produttrice di IA”, per sviluppare un enorme campus di data center per l’intelligenza artificiale da 1,8 gigawatt vicino a Cheyenne, nel sud-est del Wyoming. Tallgrass avrebbe investito 7 miliardi di dollari nel progetto. Il data center sorge su ex terreni adibiti a ranch, una questione che non è ben vista dagli agricoltori e dagli allevatori della zona. Inoltre, è enorme: con 715,9 acri (oltre 289 ettari) di edifici su un sito di 1.375 acri (556 ettari), è uno dei più grandi campus di intelligenza artificiale pianificati in tutti gli Stati Uniti. Dopo l’uscita di Crusoe dall’investimento, il data center è divenuto proprietà di Google. Il 19 ottobre 2026, il National Park Service, insieme al suo partner no-profit Yellowstone Forever, ha annunciato la creazione di un nuovo fondo per contribuire alla gestione del Parco Nazionale di Yellowstone. L’iniziativa, denominata Conservation and Stewardship Fund, è stata finanziata interamente da Tallgrass Energy, operatore privato di oleodotti e gasdotti e sviluppatore di centri dati per l’intelligenza artificiale, sostenuto da Blackstone. Con 105 milioni di dollari, si tratta della più grande donazione privata nella storia del National Park Service. Ma per fare che cosa? «Gli obiettivi sono: “promuovere la conservazione e la ricerca per ampliare la portata e l’impatto del lavoro scientifico del parco; migliorare l’accesso e l’esperienza dei visitatori attraverso investimenti nelle infrastrutture; ed espandere le opportunità per gli studenti e i membri della comunità del Wyoming di vivere l’esperienza di Yellowstone». Dopo i tagli di Trump al personale del National Park Service, ridotto del 25%, ecco che una società privata con enorme interesse di investimento dona al National Park Service un’altrettanto enorme quantità di soldi per fare quello che faceva prima con fondi federali. Un precedente che potrebbe influenzare anche le politiche ambientali, in particolare di protezione della natura, anche a livello europeo e degli Stati membri UE.

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