In copertina, operazioni di rimozione di un pino domestico (Pinus pinea) a Bari per far posto al Brt
di Fabio Modesti
Bari ed i baresi non hanno mai avuto un buon rapporto con gli alberi. Non con il verde urbano, un po’ meno peggio con il verde extraurbano ma solo perché utile, produttivo, oliveti e mandorleti con qualche pianta da frutto peraltro ormai scomparsa. Il difficile rapporto è anche comprensibile: una città di pietra, costruita sul e con la roccia calcarea che prende il nome scientifico proprio dalla città capoluogo (il calcare di Bari), afflitta da sete plurisecolare nonostante l’Acquedotto pugliese, non poteva avere un buon rapporto con il mondo vegetale. Questa pessima relazione continua anche nella nostra età contemporanea, digitale, così sollecita nel parlare di cambiamento climatico ad ogni angolo e talvolta a sproposito. Ne sono dimostrazione da un lato la cattiva gestione del poco verde esistente, dall’altro la sottrazione di quest’ultimo a causa del reticolo mal gestito dei cantieri che stanno rendendo questa calda estate ancora più insopportabile ai cittadini. Una città, Bari, che odia l’ombra ma che tanto la desidera. Prendiamo il caso dei cantieri del BRT (i bus rapidi). Già per scovare i documenti di progetto bisogna sbattere la testa sul sito web del Comune; quando li scovi, ti rendi conto che nel gruppo di progettazione non c’è un agronomo-forestale né un biologo. Tutti ingegneri ed architetti che, con tutta la buona volontà, si occupano di risorse senza vita (abiotiche) ed infatti i report ambientali sono assolutamente vuoti. La rappresentazione degli alberi (le chiamano “alberature”, il che fa ancor più spaventare) da eliminare è appena accennata per dire che quelli eliminati saranno sostituiti da altre piante (non necessariamente alberi) sia ai lati delle fermate che altrove nel territorio urbano. Insomma, un’approssimazione di cui pure i Verdi di Bari si sono accorti diffondendo un comunicato ben scritto molto agro e poco dolce nei confronti dell’amministrazione Leccese. Ma il Sindaco non ha responsabilità perché il Brt è uno dei lasciti della precedente amministrazione con le scadenze del PNRR. Di questo passo la città rischia di diventare nuda e pertanto si vorrebbe decifrare come il nuovo PUG in divenire affronterà la questione. La speranza è che si comprenda che l’ecosistema urbano è appunto tale e che quindi che la città è fatta da persone ma anche da vegetazione e da animali, utili alle prime e da gestire. Ma gestire presuppone conoscere per capire che cosa e come fare nell’ecosistema. E deliberare di conseguenza.

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