Parco Nazionale o luna park?

Reading Time: 2 minutes

Anche nel Regno d’Inghilterra i Parchi Nazionali rischiano di trasformarsi in “Parchi divertimento”, come accade in molte aree protette italiane. La tendenza è quella di soddisfare le esigenze sempre maggiori di un turismo tutt’altro che sostenibile, in barba agli obblighi di legge ed alle certificazioni internazionali come la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS).

 

L’Autorità di gestione del Parco Nazionale di Lake District nel Regno Unito è stata accusata di “violazione dello status di patrimonio mondiale” di cui gode il Parco. Gli agricoltori del Parco rilevano un “massiccio aumento” di motocicli e veicoli 4×4 che sta «profondamente cambiando il panorama».

Hanno accusato l’Autorità di gestione del Parco di trascurare le colline e promuovere l’uso di piste da fuoristrada. Dal canto suo quest’ultima ha affermato, un po’ pilatescamente, che sarebbe «preferibile se le persone non transitassero con i veicoli veicoli su questi percorsi», ma che non c’è stato nulla di illegale.

Il responsabile della Direzione del Parco, Mark Eccles, ha dichiarato: «Tutti i percorsi non sigillati con diritti di accesso veicolare pubblico, compresi quelli di Little Langdale, Oxen Fell e Tilberthwaite, sono soggetti alle stesse leggi delle strade con asfalto. Incoraggiamo gli utenti a comportarsi in modo responsabile su quelle che possono essere tracciati vulnerabili per minimizzare l’impatto ambientale e rispettare gli altri utenti».

Immagini di tour in fuoristrada nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia (da http://bari.repubblica.it/)

Gli attivisti di Save The Lake District sostengono che l’Autorità di gestione ha un dovere statutario, ai sensi della Legge sull’Ambiente del 1995, di dare maggior peso alla conservazione in ogni caso di conflitto tra essa ed interessi ricreativi. Chiedono all’UNESCO, che sovrintende alla designazione dello status di Patrimonio Mondiale, di costringere l’Autorità ad utilizzare i suoi poteri di regolazione del traffico per tenere lontani i fuoristrada dalle piste non asfaltate. Una petizione in tal senso è stata firmata da più di 4.300 persone.

Sebbene gli ordinamenti sulla regolamentazione del traffico «non possano essere esclusi», utilizzarli è stata l’ultima possibilità non avendo l’Autorità di gestione «alcun piano immediato per una diversa disciplina», ha affermato Eccles.

Il declino degli uccelli selvatici causato dai pesticidi

Reading Time: 3 minutes

Secondo alcuni scienziati il livello è prossimo alla catastrofe. Allarme partito da Francia e Regno Unito.

 

Secondo Josh Gabbatiss, corrispondente scientifico del quotidiano britannico The Independent, il numero di uccelli selvatici in tutta la Francia è diminuito di un terzo negli ultimi 15 anni. Lo dimostrano le cifre ricavate da recenti ricerche scientifiche. Il drammatico crollo è paragonabile alle tendenze osservate in altre parti d’Europa, incluso il Regno Unito e sarebbe legato all’uso di pesticidi nelle pratiche agricole. Gli ultimi dati hanno scioccato gli scienziati che in precedenza pensavano che la popolazione di uccelli della Francia fosse relativamente stabile. «Abbiamo avuto qualche segnale perché quando si lavora in campagna si trovano luoghi in cui gli uccelli sono scomparsi», ha detto all’Independent il professor Romain Julliard, un biologo della conservazione del Museo Nazionale di Storia Naturale della Francia. In alcune aree alcune specie sembrano totalmente scomparse, notando una forte e generale  accelerazione del declino.

I nuovi dati provengono da due studi, uno condotto su scala nazionale e l’altro incentrato su una specifica regione agricola. Entrambi sono stati condotti nel corso di 20 anni ed hanno rivelato un declino negli uccelli legati a suoli agricoli ad un “livello che si avvicina a una catastrofe ecologica“, secondo una dichiarazione rilasciata dal Museo frencese. “Il dato medio ci dice della scomparsa di circa un terzo della popolazione di specie di uccelli delle fattorie, ma con molta variabilità“, ha detto il professor Julliard, che ha lavorato ad una delle ricerche. «In alcune aree – prosegue Julliard – allodole, fanelli e pernici sono spariti». I dati per l’indagine nazionale, raccolti da una rete di centinaia di volontari in tutta la Francia, indicano una significativa accelerazione di questo declino negli ultimi due anni. «Durante il periodo 2000-2010 i dati erano stazionari e il declino sembrava aver rallentato. Ma da allora abbiamo scoperto che anno dopo anno gli esemplari di uccelli diminuivano, e l’idea che sta prendendo piede è che, in alcune aree, perderemo tutti gli uccelli», ha detto il professor Julliard.

Allodola (Getty Images)

Julliard ha anche detto che i suoi colleghi del Museo e del Centro nazionale per la ricerca scientifica (CNRS) sono rimasti così scioccati dai risultati tanto da decidere di pubblicarli, prima della pubblicazione in una rivista scientifica come “allarme”. «È un segnale per i cittadini francesi; il nostro patrimonio naturale e la fauna selvatica comune stanno scomparendo», ha affermato il professor Julliard. Gli scienziati sostengono che il declino generale del numero di uccelli europei è probabilmente il risultato della mancanza di insetti volanti – una delle principali fonti di cibo – che si ritiene derivi dall’uso eccessivo di pesticidi.

«Molti di questi uccelli agricoli che stanno diminuendo, mangiano invertebrati e nutrono i loro piccoli con gli invertebrati i quali vengono uccisi dai pesticidi utilizzati nelle pratiche agricole“, ha detto il professor Richard Gregory, capo del monitoraggio e della ricerca delle specie alla Royal Society for the Protections of Birds. «I volumi di utilizzo dei pesticidi – aggiunge Gregory – stanno aumentando ed i composti stanno diventando molto più potenti, quindi esistono prove evidenti per collegare i pesticidi al declino della fauna selvatica di diversi tipi».

Per quanto riguarda l’uso di pesticidi, si ritiene che anche altre pratiche agricole, come l’espansione delle monocolture vegetali, contribuiscano alla drammatica riduzione del numero di insetti. «Non siamo in grado di individuare con certezza qual è il fattore principale, ma tutti questi coincidono con il declino principale“, ha affermato il professor Julliard. Gli scienziati hanno affermato che l’azione volta a rendere l’agricoltura più rispettosa dell’ambiente è stata finora insufficiente e sarà necessario ridurre drasticamente l’uso dei pesticidi e premiare gli agricoltori per il sostegno alla biodiversità. «La situazione è molto simile altrove e questo è supportato da molte ricerche e dati. Sappiamo che gli uccelli delle fattorie in Europa sono diminuiti di oltre il 50 per cento colmplessivamente negli ultimi 30-40 anni», ha affermato il professor Gregory. Martin Harper, direttore della conservazione presso la RSPB, ha concordato che la questione non riguarda certamente solo la Francia. «Nel Regno Unito la situazione è altrettanto preoccupante. Tra il 1970 e il 2015 i nostri uccelli da fattoria sono diminuiti del 56 per cento, insieme al calo di altre specie selvatiche legate ai cambiamenti nelle pratiche agricole, compreso l’uso di pesticidi», ha affermato. «Abbiamo urgente bisogno di azioni da entrambe le parti del Canale – conclude Harper -, e questo è quel che speriamo di vedere dal governo del Regno Unito mentre ci prepariamo a lasciare l’UE».