Una ricerca condotta in Toscana sul rapporto tra le popolazioni di lupi ed i cittadini ● Un servizio telefonico dedicato ha raccolto dati e reazioni
In copertina, abstract grafico dalla ricerca
Se dall’altro capo del telefono rispondesse l’ululato di un lupo con inflessione toscana, non fateci caso, potrebbe essere un’interferenza sulla linea provocata da qualche toscanaccio irridente. Al di là delle battute, la questione è seria, nel senso che uno studio scientifico recentemente pubblicato sulla rivista Springer Nature ha analizzato, attraverso le segnalazioni di lupo ricevute tramite un servizio telefonico dedicato in Toscana nel periodo 2021-2024, la distribuzione spaziotemporale dei branchi di lupi presenti nella regione. «Le segnalazioni erano significativamente più comuni – scrivono i ricercatori –: (i) a fine inverno, in linea con il periodo di massima dispersione e l’aumento degli spostamenti del lupo; (ii) in aree recentemente ricolonizzate, suggerendo un effetto novità del lupo; e (iii) in aree urbane, dove anche la valenza negativa era più probabile. Le preoccupazioni pubbliche riguardo ai lupi stanno emergendo sempre più nelle aree urbane, potenzialmente interrompendo la posizione urbana tradizionalmente più favorevole alla presenza del lupo». La Toscana è una delle regioni in cui i lupi non sono mai scomparsi definitivamente ed i ricercatori segnalano «un cambiamento più ampio negli atteggiamenti pubblici che potrebbe indebolire il sostegno alla conservazione del lupo, anticipando potenzialmente sviluppi simili in aree di recupero più recente».
Le segnalazioni, le verifiche
«Utilizzando un modello di osservazione/disponibilità – proseguono i ricercatori -, abbiamo modellato la distribuzione spaziotemporale delle segnalazioni di lupi in funzione del periodo dell’anno, della storia della ricolonizzazione e dell’urbanizzazione, misurata tramite l’impronta umana (un proxy completo per la presenza e le attività umane). Ipotizzando che questi fattori avrebbero influenzato sia il momento che il luogo in cui si verificano le segnalazioni di lupi, abbiamo previsto: 1) segnalazioni di aumento della presenza di lupi a fine inverno e di diminuzione in estate, a seguito della dispersione e della stagionalità riproduttiva; 2) segnalazioni di lupi risultano più frequenti nelle aree di presenza di lupi a lungo termine, a causa della maggiore densità di lupi, o nelle aree recentemente ricolonizzate, a causa degli effetti “wolf-novelty”; 3) si segnala che la presenza del lupo è più frequente nelle aree con un’impronta umana intermedia, dove è probabile che la sovrapposizione spaziale tra esseri umani e lupi sia maggiore.
Abbiamo inoltre ipotizzato che la variazione spaziale delle emozioni umane nei confronti degli avvistamenti di lupi sarebbe stata plasmata dalla storia della ricolonizzazione e dall’urbanizzazione, prevedendo: 1) una maggiore probabilità di segnalazioni di valenza negativa nelle aree con presenza di lupi a lungo termine, a causa di una prolungata esposizione a conflitti tra uomo e lupo; 2) una maggiore probabilità di segnalazioni di valenza negativa nelle aree con maggiore impronta umana, poiché i lupi negli ambienti urbani possono mettere in discussione gli atteggiamenti tradizionalmente positivi dei cittadini urbani e aumentare i sentimenti di violazione di proprietà privata e intrusione».

In Toscana le aree boschive, comprese le macchie e le foreste di latifoglie e conifere, coprono il 52,7% del territorio, mentre i terreni agricoli rappresentano il 37,6%. Le aree edificate, definite come superfici occupate da infrastrutture artificiali come edifici residenziali e industriali o strade asfaltate, rappresentano il 4,9% del territorio. La superficie rimanente è costituita da tipologie minori di copertura del suolo come corpi idrici e roccia nuda. A causa della forte espansione del lupo nel territorio regionale nel 2021 l’ufficio fauna selvatica della Regione Toscana ha avviato un servizio di segnalazione dedicato «per monitorare le dinamiche spaziotemporali delle interazioni tra lupo e uomo e guidare i cittadini nel rispondere in modo appropriato agli incontri con i lupi. I recapiti sono stati condivisi attraverso i media regionali ufficiali e diffusi alle forze dell’ordine e alle amministrazioni locali, il che ha contribuito a reindirizzare le segnalazioni dei cittadini ai contatti appropriati». «Tra luglio 2021 e luglio 2024 – scrivono i ricercatori – , il servizio ha ricevuto 1079 segnalazioni. I segnalatori sono stati informati sul comportamento appropriato durante gli incontri con i lupi e gli è stato chiesto di fornire la data e le coordinate del loro avvistamento, che sono state registrate in un database digitale. In mancanza di date esatte, abbiamo utilizzato la data di invio della segnalazione; in assenza di coordinate, abbiamo georeferenziato descrizioni dettagliate della posizione (ad esempio toponimi, incroci stradali o indicatori chilometrici) utilizzando uno strumento cartografico regionale. […] Abbiamo analizzato solo le segnalazioni con coordinate accertate ricevute dal 12 luglio 2021 (data di piena operatività del servizio di segnalazione dei lupi) al 31 luglio 2024, per un totale di 914 segnalazioni di lupi. A partire dal 1. gennaio 2022, abbiamo anche categorizzato qualitativamente la valenza delle segnalazioni (n = 705) in base al linguaggio utilizzato dai segnalatori, con il termine valenza utilizzato per indicare lo spettro di piacere-dispiacere delle emozioni nei confronti dei lupi. Le segnalazioni sono state classificate come negative (n = 323) se contenevano esplicitamente parole associate a paura, rabbia o preoccupazione (ad esempio paura, rabbia, preoccupazione, pericolo, emergenza, spavento o termini correlati), o trasmettevano implicitamente questi atteggiamenti (ad esempio affermazioni come “non possiamo nemmeno uscire di casa” o “ci sono bambini qui”). Le segnalazioni non negative (n = 382) comprendevano quelle con una valenza positiva (ad esempio che esprimevano ammirazione per l’avvistamento o preoccupazione per la sicurezza dei lupi) e segnalazioni neutre che fornivano semplicemente informazioni senza contenuto emotivo (ad esempio “Ho visto un lupo qui ieri”)».
Pochi report positivi
«I report positivi e neutri – proseguono i ricercatori – sono stati accorpati in un’unica categoria non negativa a causa del numero molto basso di report positivi (n = 33). Per garantire la coerenza nella classificazione, abbiamo testato l’affidabilità inter-osservatore nella codifica dei report sul 30% dei dati, ottenendo una completa concordanza tra due codificatori indipendenti (GN, RB). Questa procedura ha garantito riproducibilità e validità confermando che le decisioni di codifica non dipendevano da un singolo osservatore». Le conclusioni cui giungono i ricercatori «illustrano una maggiore incidenza di interazioni lupo-uomo durante i mesi invernali e nelle aree di recente espansione del lupo, con i cittadini delle regioni più urbanizzate che segnalano avvistamenti più frequenti accompagnati da una maggiore preoccupazione. A causa dell’interazione tra fattori legati al lupo e all’uomo, questo sfaccettato panorama di interazioni non avrebbe potuto essere pienamente compreso attraverso la sola biologia del lupo e l’idoneità dell’habitat. […] Il cambiamento osservato nella percezione pubblica, con crescenti preoccupazioni nei confronti dei lupi anche tra i cittadini urbani tradizionalmente protezionisti, segnala un punto di svolta cruciale che potrebbe portare a un calo del sostegno pubblico e a una maggiore resistenza alle misure di conservazione del lupo». C’è quindi un grande lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti della presenza del lupo che le amministrazioni pubbliche, la scuola e le associazioni di categoria agri-zootecniche, assieme alle associazioni protezionistiche ed agli istituti di ricerca pubblici, devono fare. Un grande lavoro di squadra che per ora non sembra all’orizzonte.

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