Nel libro «Foresta Umbra», che sarà presentato il 10 dicembre da Laterza, la scienziata e naturalista pugliese propone un intenso viaggio emozionale (Corriere del Mezzogiorno – Puglia del 28 novembre 2025)
In copertina, scorcio di Foresta Umbra, nel parco nazionale del Gargano – foto ©Alberta Zallone
di Fabio Modesti
Cuore verde di Puglia, foresta della Montagna sacra (il Gargano), scrigno di biodiversità tra i più importanti in Europa: è la Foresta Umbra. «Nell’età di Orazio – scriveva Padre Michelangelo Manicone nella sua Fisica Appula del 1806 – il Gargano era tutto boscoso: Garganum mugire putes nemus. Boscoso è stato sino al 1764. Da quell’epoca ha cessato di muggire. La cesinazione ne’ monti si è fatta in una maniera talmente barbara che toglie ogni speranza di spontanea riproduzione». Eppure oggi abbiamo un tesoro la cui storia è storia di uomini e di animali, di utilizzazione dei suoli e degli alberi, di vita e di economia. A questo cuore verde di Puglia, nel parco nazionale del Gargano, Alberta Zallone dedica un libro fotografico, ma non solo, “Foresta Umbra – L’anima verde della Puglia” edito da Adda che sarà presentato presso la libreria Laterza a Bari il prossimo 10 dicembre. Alberta Zallone, già docente di Istologia ed Embriologia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Bari con varie esperienze scientifiche negli Stati Uniti e nel Regno Unito, compie un viaggio emozionale cui l’ha iniziata il padre facendole scoprire Umbra e scoprendosi cultrice della fotografia. Quasi come un redivivo Claude-François Denécourt, detto “Le Sylvaine”, che per primo tracciò i sentieri nel bosco di Fontainbleau in Francia, Alberta Zallone “segna” sentieri, li illustra, li fa vivere perché «lo scopo del mio libro è fornire informazioni e immagini della foresta ad un pubblico più vasto. Nei libri sul Gargano ci sono solo due-tre pagine sulla foresta poco informative. Ogni volta che giro per sentieri trovo qualcuno che mi chiede informazioni, spesso stranieri».

Umbra, fino a qualche decennio fa, deteneva un’aura di magia e di spettralità. Ai camionisti che dovevano attraversare il Gargano si consigliava di evitare la statale che taglia la foresta. Ma quella foresta è stata luogo di lavoro che ha prodotto non poco reddito per molte famiglie dei Comuni che le stanno attorno. Il compianto Vittorio Gualdi, che di Foresta Umbra è stato amministratore dal 1964 ed il 1973 e poi è stato docente di Selvicoltura ed Assestamento forestale dell’Università degli Studi di Bari, riteneva che con accurati interventi per evitare la rinnovazione degli alberi di maggior età mediante interventi di prelievo legnoso su piccole superfici, seguiti dal diradamento degli alberi più giovani, l’assetto generale della foresta non era diverso da quello della piccola riserva naturale integrale, denominata “Parcella Pavari” di quasi 6 ettari all’interno di Umbra, dove dal 1954 non si è più tagliata una pianta e dove il pascolo è stato vietato. Insomma, una foresta dalle grandi capacità rigenerative se gestita abilmente. Nella “selva selvaggia aspra e forte” di Umbra, Alberta Zallone è accompagnata dal suo Virgilio ossia da Vittorio Leone, già docente di Selvicoltura e di protezione dagli incendi boschivi presso l’Università di Basilicata, profondo conoscitore della foresta garganica. Traccia la storia documentata di Umbra, oggi demanio regionale e prima dello Stato, di cui una parte, quella delle faggete con acero campestre e tasso delle riserve di Falascone, Sfilzi e Pavari, è stata dichiarata “foresta vetusta” e patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Immergersi nella Foresta Umbra, spiega Vittorio Leone, «diventa un bagno di salute» con effetti benefici su psicologia, neurologia, apparati cardiocircolatorio ed immunitario. È la Terapia Forestale o Silvoterapia. Curiamoci così.

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