Il green deal verso il “reset” da parte dell’Unione Europea ● La XVII conferenza nazionale sull’efficienza energetica organizzata dagli Amici della Terra ha messo a confronto strategie per mirare prima di tutto all’efficienza energetica ● Intanto, dopo l’annullamento del Pitesai, si annunciano nuove perforazioni petrolifere in Puglia
In copertina, il logo della XVII Conferenza sull’efficienza energetica
di Fabio Modesti
«L’analisi dei dati e dei risultati raggiunti dall’Unione Europea evidenzia con chiarezza una verità ormai difficilmente contestabile: il percorso delineato dall’European Green Deal si è rivelato inefficace e contraddittorio». Così Monica Tommasi, presidente di Amici della Terra all’apertura della diciasettesima Conferenza nazionale sull’efficienza energetica. E come darle torto. Gli obiettivi posti a livello continentale per l’azzeramento delle emissioni di gas climalteranti in atmosfera, in particolare CO2 entro il 2050, le modalità per raggiungere la decarbonizzazione e la realtà del resto del mondo che si è imposta duramente, hanno messo in mostra i limiti delle scelte europee. Gli aggiustamenti introdotti dal Consiglio UE dei ministri dell’ambiente del 4 novembre scorso per raggiungere un accordo in vista della COP 30 si limitano a diluire gli impegni per obiettivi già mancati. «Ma confermando gli obiettivi a medio-lungo termine (-90% di riduzioni delle emissioni al 2040) si mantengono intatte le contraddizioni strutturali dell’European Green Deal e non si pongono neanche le basi di una nuova impostazione che possa massimizzare i risultati possibili nel processo di decarbonizzazione nella UE e che necessariamente implica obiettivi realistici», prosegue la Tommasi. Per gli Amici della Terra è necessario rilanciare le politiche energetico climatiche europee con una nuova impostazione basata su neutralità tecnologica, obiettivi realistici e priorità all’efficienza energetica, valorizzando il ruolo delle pompe di calore, del teleriscaldamento, del recupero energetico dei rifiuti, di biocarburanti, e massimizzando le sinergie con le filiere industriali italiane ed europee. Durante la Conferenza si sono alternati relatori di notevole spessore tecnico e scientifico.
Il sistema fotovoltaico più batterie non abbassa le bollette né abbatte le emissioni
Particolare interesse ha suscitato l’intervento di Giuseppe Zollino, docente di tecnica ed economia dell’energia e di impianti nucleari all’Università di Padova nonché responsabile energia di Azione. Con la relazione su “qual è il mix di generazione più efficiente per abbassare emissioni e bollette dell’energia elettrica in Italia?” Zollino ha rilevato come oggi in Italia siano installati 42 GW di impianti fotovoltaici, che producono in modo discontinuo e tutti contemporaneamente nelle stesse ore e 12 GW di impianti eolici, anch’essi discontinui e contemporanei. Spesso impianti eolici e fotovoltaici sono anche contemporanei tra loro. A maggio 2025 i prezzi molto bassi dell’energia elettrica nelle ore centrali indicavano che siamo già vicini al limite oltre il quale ulteriori impianti fotovoltaici produrrebbero energia inutilizzabile, che tuttavia viene remunerata con tariffe e incentivi. Ma il PNIEC punta ad aggiungere entro il 2030 ulteriori 50 GW fotovoltaici e 10 GW eolici. Un sistema di produzione energetica basato su 100% rinnovabili (soprattutto su fotovoltaico con accumulatori ed eolico) non solo non abbassa il costo delle bollette per i cittadini e le imprese ma non abbatte neanche le emissioni, considerando il ciclo di produzione e di vita dei componenti di pannelli, batterie e pale. Il sistema più efficiente è quello che assicura più continuità nella produzione e minori emissioni di CO2 e che vede il nucleare come una fonte consistente di produzione.
Intanto riprendono le prospezioni per idrocarburi
Dopo l’annullamento del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Pitesai) da parte del TAR Lazio e dopo che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha deciso di non presentare ricorso al Consiglio di Stato, riprende il balletto delle istanze di ricerca di idrocarburi a terra ed a mare. Per la Puglia la situazione è quella che potete leggere nelle tabelle che seguono elaborate sulla base del Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse (BUIG) del 31 ottobre scorso. C’è da chiedersi, comunque, se e quali interferenze ci potranno essere tra le prospezioni a mare ed i progetti di eolico off shore che interessano tutte le acque marine pugliesi. Ma nella follia e nell’irrazionalità imperante va tutto bene.




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