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(da la Repubblica – Bari del 16 ottobre 2019)

 

Che ci sia qualcosa che non va nella vicenda di Costa Ripagnola, pare cosa assodata. Che si tratti di questioni che hanno rilevanza penale o soltanto amministrativa, lo sapremo (speriamo il più presto possibile). Che la Regione Puglia sia sull’orlo di una crisi di nervi in merito alla vicenda, è altrettanto certo. Il Presidente Emiliano vuole istituire l’area protetta entro il corrente mese di ottobre. La Dirigente del Dipartimento Ambiente e Territorio ha smontato l’autorizzazione unica rilasciata dalla Dirigente del Servizio VIA/VAS della stessa Regione. Il Comitato VIA regionale ha detto che, sì, l’intervento proposto da SERIM per rendere i “trulletti” di Costa Ripagnola cellule turistico-alberghiere è tutto sommato compatibile dal punto di vista ambientale (che cosa voglia dire stentiamo a comprenderlo), ma che si pongono alcune questioni, ossia se lo stesso intervento in realtà non costituisca una lottizzazione di fatto, se poteva essere proposto da un soggetto economico che non è imprenditore agricolo professionale (trattandosi urbanisticamente di area agricola) e se il calcolo dell’approvvigionamento idrico sia stato corretto. Nulla dicendo, invece, della mancata valutazione complessiva (frazionamento artificioso) del progetto SERIM, ammesso a finanziamento dalla medesima Regione Puglia per 2,5 milioni di Euro, che prevede anche la realizzazione di un albergo a quattro stelle con annessi e connessi subito a monte di Costa Ripagnola. Ma, soprattutto, nulla dicendo della lama tombata tra il 2003 ed il 2006, vicenda della quale sono state informate tutte le autorità locali, regionali e nazionali competenti per la tutela del paesaggio con una specifica “Istanza per accertamento” inviata dall’avvocato Ascanio Amenduni a nome del Comitato de I Pastori della Costa-Parco subito l’8 ottobre scorso.

Su tutto questo pende la spada dell’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Bari su esposto del Comitato de “I Pastori” e del rappresentante dei Verdi pugliesi, Mimmo Lomelo, che ha portato al sequestro probatorio dell’area. Una spada che potrebbe recidere alla base l’autorizzazione rilasciata a SERIM e che potrebbe evidenziare responsabilità penali, se ve ne fossero, sperabilmente in tempi brevi. Ancora una volta viene in evidenza la competizione tra la sfera amministrativa e quella giudiziaria. Laddove la prima non riesce o non vuole riconoscere la prevalenza dell’interesse pubblico nei procedimenti che le competono, subentra la seconda che ha un peso ed una sostanza maggiore della prima. Peso e sostanza che, ovviamente, si rafforzano nelle motivazioni a sostegno dell’attività giurisdizionale. Di fronte a questo, la sfera amministrativa deve fare un passo di lato ed attendere l’esito del lavoro giudiziario perché diversamente il rischio di calpestare l’interesse pubblico si trasforma in realtà. 

La seguente parte è stata purtroppo tagliata dall’articolo per motivi di spazio

I tre procedimenti – quello di istituzione dell’area protetta regionale “Parco costiero di Polignano a Mare”, quello di revisione del Provvedimento di Autorizzazione Unica Regionale a SERIM e quello penale della Procura di Bari – viaggiano, per ora, paralleli. Il primo potrebbe concludere la sua prima fase entro questo mese e la Giunta Regionale potrebbe adottare il disegno di legge di istituzione dell’area protetta nella prima decade o quindicina di novembre, facendo entrare in vigore sul territorio le norme di salvaguardia scritte nell’articolo 8 della legge regionale n. 19/1997. A quel punto si aprirebbero diversi scenari. Se la Dirigente del Servizio VIA/VAS della Regione Puglia ritenesse che vi siano i presupposti per adottare un provvedimento in autotutela in merito all’autorizzazione rilasciata a SERIM, difficilmente l’intervento potrà essere realizzato. Se, invece, ritenesse che non vi siano anomalie procedimentali nell’autorizzazione unica, l’intervento potrebbe essere realizzato nonostante l’entrata in vigore delle norme di salvaguardia perché SERIM ne ha acquisito il diritto prima dell’apposizione del vincolo. E, addirittura, il progetto vedrebbe incrementare il proprio valore proprio perché ricadente in area protetta. Se, ancora, la questione urbanistica sollevata dal Comitato VIA fosse accolta e le norme di salvaguardia del Parco Regionale non fossero ancora attive, sarebbe addirittura possibile una sorta di “sanatoria amministrativa” della questione attraverso la predisposizione di una variante al PRG di Polignano a Mare con relativa procedura di Valutazione Ambientale Strategica. Visti i tempi spediti che hanno assistito il procedimento VIA per SERIM, non stentiamo a credere che anche in questo caso si aprirebbe un’autostrada temporale superveloce. In tale ultimo caso, poi, quasi per eterogenesi dei fini, il permanere del sequestro probatorio penale aiuterebbe non poco.

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