Il vulnus potrebbe essere rappresentato dal fatto che il Consiglio regionale pugliese dà per scontato che nei piani di recupero di cave nelle aree protette (in tutte, anche in quelle nazionali) si possa esercitare attività estrattiva, stabilendo, a vantaggio dell’area protetta che, nell’ambito degli interventi di recupero, «gli oneri per l’esercizio dell’attività estrattiva sono maggiorati del 50 per cento e sono versati annualmente da ciascun esercente per il 70 per cento del totale dovuto a favore dell’autorità di gestione dell’area protetta interessata e per il restante 30 per cento alla Regione» (da Villaggio globale 21 giugno 2019)