Video ©Fabio Modesti
Anche quest’anno se ne vedono di meno, così come rondini e rondoni. Però lo spettacolo che offrono i balestrucci (Delichon urbicum) nel periodo di preparazione alla deposizione delle uova, è straordinario. Il balestruccio è simile ad una rondine simile ma presenta dimensioni inferiori, una breve coda biforcuta, e superiormente è nero bluastro ad eccezione del groppone, che è bianco come le parti inferiori. Presenta una lunghezza media di 12,5 cm, un’apertura alare compresa tra 26 e 29 cm e un peso tra 19,4 e 19,7 grammi. In Italia è specie migratrice, nidificante e svernante occasionale sulla penisola, in Sardegna, Sicilia e alcune isole minori, con ampi vuoti di areale in Puglia. I pochi individui che restano nel nostro Paese in inverno frequentano soprattutto le aree costiere e i centri abitati, frequentando preferibilmente i corsi d’acqua e utilizzando come ricoveri anche i vecchi nidi.
Nelle nostre città, gli interventi di messa in sicurezza e di manutenzione di edifici storici come anche l’architettura degli edifici più moderni, squadrati e privi di nicchie, possono avere un impatto significativo sulla disponibilità di siti idonei alla nidificazione. Le colonie, inoltre, sono a volte mal sopportate in quanto possono sporcare l’intonaco degli edifici e questo può portare alla distruzione diretta dei nidi. Risulta importante anche l’impatto dell’inquinamento dell’aria, in quanto implica una conseguente diminuzione di insetti aerei (i balestrucci sono rari o assenti in Europa in aree con elevato inquinamento dell’aria). Tutti questi fattori vanno ad incidere in modo particolare sull’esito della nidificazione. Le popolazioni di balestrucci sono inoltre fortemente influenzate dalle condizioni meteorologiche. Necessitano di pioggia per potere avere disponibilità di fango per il nido e per incoraggiare l’abbondanza di prede (insetti volanti), ma giornate eccessivamente fredde e umide non gli sono favorevoli. Esempi di elevata mortalità si sono infatti avuti a seguito di periodi di cattivo tempo, sia durante la riproduzione che la migrazione. D’altro canto, estati troppo secche e calde possono comportare mortalità da disidratazione e stress da calore (fonte LIPU).

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