La percezione della presenza più o meno nociva della volpe rossa è stata oggetto di uno studio scientifico basato anche su questionari somministrati ad allevatori in una zona dell’Abruzzo ● I risultati sono inaspettati: il 90% di loro non lo considera un animale dannoso
In copertina, volpe rossa al tramonto – foto ©Francesco Ambrosi
di Fabio Modesti
La volpe rossa (Vulpes vulpes) è uno dei mammiferi più comuni con un areale geografico mondiale che copre quasi 70 milioni di km2. È una specie generalista e opportunista con un’impressionante capacità di adattarsi ai cambiamenti nell’ecosistema. Grazie alla sua incredibile flessibilità e al conseguente elevato numero di individui, la volpe rossa eccelle in un ampio spettro di ambienti e ha effetti di vasta portata (sia positivi che negativi) su ecosistemi, economie e società. La sua adattabilità si evidenzia nelle modalità con cui modifica l’utilizzo delle risorse a livello spaziale, temporale e trofico quando compete con varie specie. È noto che la volpe rossa causa danni significativi al bestiame e alle colture, con un impatto negativo sul reddito e sui mezzi di sussistenza degli agricoltori e degli allevatori. La sua presenza nelle aree agricole e periferiche spesso porta a conflitti, poiché può predare piccoli animali o razziare pollame. Alla volpe rossa, specie cacciabile in Italia, è stato dedicato uno studio scientifico dedicato alla popolazione che abita la Riserva Regionale dei Calanchi di Atri in provincia di Teramo, in Abruzzo.
La popolazione di volpe rossa è stata monitorata attraverso 10 fototrappole. A questa attività si è accpmpagnata l’attività di sondaggio specifico per indagare la percezione della volpe rossa da parte degli agricoltori residenti nell’area di studio e ai suoi confini che potrebbero aver avuto interazioni con le volpi.
«I destinatari del questionario – spiegano i ricercatori della Scuola di Studi Avanzati ‘Carlo Urbani’ dell’Università di Camerino, della Facoltà di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino, del Centro Studi sull’Ecologia e la Biodiversità dell’Appennino (CSEBA) di Sassoferrato e della Riserva Naturale Oasi WWF Calanchi di Atri -, erano principalmente gli agricoltori con piccoli animali da allevamento (ad esempio, galline, anatre, polli, conigli, oche) che vivono all’interno o in prossimità del confine dell’area di riserva.
Il 90% degli agricoltori e degli allevatori non considera la volpe un animale dannoso nonostante l’87% di loro abbia subito predazioni
Per reclutare il maggior numero possibile di soggetti che soddisfacessero i criteri desiderati (proprietà di piccoli animali da allevamento), è stata utilizzata la tecnica del campionamento a valanga. Il campionamento ha interessato tutte le aziende agricole all’interno della riserva. Date le ridotte dimensioni dell’area di studio, sono state incluse interviste con agricoltori di tre aree aggiuntive circostanti il confine della riserva per ampliare il sondaggio, per un totale di trenta interviste». Il numero più elevato di
osservazioni di volpe rossa è stato registrato da fototrappole posizionate vicino a una vegetazione fitta in aree in cui il lupo grigio era meno comunemente presente. Ciò suggerisce che le condizioni ambientali e la presenza di altri predatori influenzano l’uso spaziale del territorio da parte della volpe rossa. La maggiore presenza di marcature, tipicamente posizionate all’interno o ai margini del territorio dell’animale, area costantemente difesa per assicurarsi cibo o tane”, indica la possibile vicinanza di alcune posizioni alle tane della volpe rossa.
La percezione degli allevatori
Ma il dato più interessante riguarda la percezione che della volpe rossa hanno gli agricoltori e gli allevatori dell’area di studio. «L’indagine ha mostrato una percezione complessivamente positiva della volpe rossa da parte degli allevatori – scrivono i ricercatori -. Sebbene l’87% degli allevatori abbia subito predazioni da parte della volpe rossa, il 90% di loro non la considera un animale dannoso. Inoltre, le opinioni degli allevatori sulle attrezzature e le strutture per la protezione dalla predazione della volpe rossa sono state positive. Tuttavia, solo il 17% ha utilizzato attrezzature o strutture per difendere gli animali da allevamento dalla predazione. Le risposte all’ultima domanda dell’indagine sottolineano la percezione positiva che gli allevatori hanno nei confronti della volpe rossa: il 100% dei soggetti ritiene che sia possibile convivere pacificamente con essa».

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