L’abbiamo sempre sostenuto e dalla ricerca scientifica arriva un’ulteriore conferma: contro le predazioni dei lupi il vero amico dell’uomo è il cane da pastore abruzzese
In copertina, cane da pastore abruzzese nel Parco regionale del Matese – foto ©Fabio Modesti
di Fabio Modesti
Abbiamo da sempre pensato e scritto che il cane da pastore abruzzese (o abruzzese-maremmano) fosse il miglior investimento contro le predazioni di lupi ai danni di allevamenti non solo ovi-caprini. Un investimento che affonda le sue radici in millenni di tradizione (che, come si sa, è un’innovazione ben riuscita) presso allevatori e pastori del nostro appennino centrale e meridionale. Ma in ogni civiltà pastorale, dall’Anatolia fino alla Mongolia, fino alla Finlandia con il popolo dei Sami, e fino all’America settentrionale e meridionale, l’allevamento di pecore, capre, bovini ed equini è sempre assistito da cani specializzati nell’affrontare predatori molto potenti ed agili come puma, orsi, lupi. Nell’Italia appenninica nei millenni si è sviluppata una razza straordinaria per capacità, autonomia, agilità e forza per la difesa delle greggi: il cane da pastore (o da pecora) abruzzese. Italiano è anche il maggior esperto internazionale di questa razza, nostro amico ed autore per questo blog, Paolo Breber, secondo il quale «il cane della pastorizia abruzzese, grande bianco peloso, protettore delle greggi, lo si incontra sin dai primi testi di cinofilia; nell’800 era la più famosa razza italiana dopo il Piccolo Levriere Italiano». Una nuova ricerca, pubblicata recentemente sul Bollettino della Società dei Naturalisti in Napoli (BORNH), conferma la straordinaria efficacia del cane da pastore abruzzese nella difesa delle greggi dagli attacchi di lupi. I ricercatori Francesca Trenta, Andrea Gallizia, Matteo Ferretti, Mafalda Manucci, Giampaolo Pennacchioni affermano che lo studio «ha avuto l’obiettivo di valutare l’efficacia di un gruppo di cani da protezione del bestiame nel difendere un gregge in au-tonomia, in assenza del pastore, e di verificare l’assenza di comportamenti aggressivi nei confronti delle persone. La ricerca si è concentrata sulla razza Maremmano-Abruzzese, tradizionalmente selezionata dalla civiltà pastorale abruzzese per la custodia degli ovini. L’indagine si è svolta nel corso di tre stagioni autunnali e invernali (2017–2020), per un totale di 258 giornate di osservazione. Il gregge, composto da circa 300 pecore, era custodito da tre cani all’interno di un recinto elettrificato. Le osservazioni si sono concentrate nelle ore crepuscolari, notturne e del primo mattino, sempre in assenza del pastore».

L’autonomia nella protezione del gregge
«A differenza di altre razze di cani comunemente utilizzate nell’allevamento del bestiame che richiedono comandi verbali o gestuali da parte del pastore (come il border collie o l’australian shepherd) – scrivono i ricercatori -, questa razza ha dimostrato piena autonomia nell’assolvere il suo ruolo protettivo. Questa indipendenza è stata osservata sia quando i predatori erano potenzialmente nei paraggi, sia durante i trasferimenti di routine del gregge. In presenza di potenziali minacce, i cani si posizionavano autonomamente tra il gregge e la fonte percepita di pericolo, senza l’intervento del pastore. Allo stesso modo, quando il gregge veniva spostato in un nuovo sito di riposo o pascolo, e il pastore si allontanava, i cani iniziavano una sequenza costante di comportamenti: marcavano il perimetro della recinzione elettrificata con urina e feci, e poi si posizionavano in base alle specifiche caratteristiche morfologiche e vegetazionali del terreno. Questo comportamento veniva osservato quotidianamente, in particolare al crepuscolo». In base a queste osservazioni i ricercatori hanno potuto verificare che i cani da pastore abruzzesi assumono almeno cinque modelli di posizionamento ricorrenti corrispondenti a diverse configurazioni ambientali nelle aree di riposo del gregge. Secondo i ricercatori «ciò suggerisce che i cani hanno attivamente selezionato strategie di posizionamento più adatte alla protezione del gregge, preferendo in particolare posizioni difensive vicino a folti cespugli o ad altre caratteristiche che potrebbero nascondere i predatori. Questi risultati evidenziano ulteriormente la capacità dei cani di valutare il rischio ambientale e agire in modo indipendente per garantire la sicurezza del gregge. Durante il posizionamento, i cani rimanevano orientati verso il cespuglio o lontano dal gregge, per mantenere una visione chiara dei loro dintorni e per prevenire imboscate da parte dei predatori che si avvicinano da dietro. Queste aree sono quelle da cui i predatori emergono per attraversare campi aperti o per avvicinarsi al gregge indisturbati». L’aspetto finale che i ricercatori volevano esaminare era la reale funzione di difesa di questo gruppo di cani nella protezione del gregge. «Durante il primo inverno (2017 – 2018) – scrivono i ricercatori – il gregge ha fatto undici soste nell’area di studio, 2 delle quali nell’area a basso rischio, 1 nell’area a rischio moderato e 8 nell’area ad alto rischio. Durante il secondo inverno (2018 – 2019) anche il gregge ha fatto undici soste nell’area di studio, di cui 1 nell’area a basso rischio, sei nell’area a rischio moderato e 4 nell’area ad alto rischio. Durante il terzo inverno (2019 – 2020) il gregge ha fatto diciotto soste nell’area di studio, di cui 3 nell’area a basso rischio, 7 nell’area a rischio moderato e 8 nell’area ad alto rischio. Nel corso del periodo di studio di tre anni, 20 delle 40 soste totali (50%) si sono verificate in aree classificate come ad alto rischio, dove la probabilità di presenza di predatori era più alta. Durante i tre anni di monitoraggio, sono stati registrati un totale di 14 incontri con predatori vicino al gregge: 9 coinvolgenti lupi e 5 coinvolgenti cani randagi. Nello specifico, durante l’inverno 2017-2018, sono stati osservati 9 eventi (5 coinvolgenti lupi e 4 coinvolgenti cani randagi); durante il 2018-2019, si sono verificati 4 eventi (3 coinvolgenti lupi e 1 coinvolgente cane randagio); e nel 2019-2020, è stato registrato solo un incontro con un lupo. In tutti i casi, i cani da pastore abruzzesi hanno reagito autonomamente, senza istruzioni dal pastore, ed hanno respinto con successo la minaccia. Non sono state registrate perdite di bestiame dopo questi eventi». Tuttavia i ricercatori sono cauti nel generalizzare i buoni risultati ottenuti che vanno ricondotti al campione limitato (tre cani) ed all’omogeneità del gruppo osservato. Quindi è necessario esercitare cautela quando si tenta di generalizzare questi risultati all’intera razza o ad altri contesti ecologici e di gestione. Numerose variabili possono influenzare l’efficacia dei cani da pastore abruzzesi, incluse, ma non limitate, quelle legate al sesso ed all’età degli animali, al numero di individui impiegati, alla dimensione del gregge, alle caratteristiche ambientali ed ai fattori genetici ed esperienziali dei cani.
Il rapporto con escursionisti e ciclisti
Uno degli aspetti presi in considerazione è stata la reazione dei cani al passaggio delle persone vicino al gregge, un fattore rilevante dato l’alto grado di antropizzazione nell’area di studio. «Nel corso dei tre anni di osservazione – affermano i ricercatori –, abbiamo registrato 37 di questi eventi: 15 coinvolgevano persone a piedi, 10 in bicicletta, 7 in monopattino, 2 con mezzi agricoli, 2 con cani al guinzaglio e 1 con lavoratori a bordo strada. In nessuno di questi casi i cani hanno mostrato comportamenti aggressivi o giocosi, né hanno abbandonato il gregge per avvicinarsi o interagire con le persone. Questo comportamento è particolarmente rilevante in una regione con una forte vocazione turistica, poiché dimostra la capacità dei cani di rimanere concentrati sul loro ruolo protettivo evitando potenziali conflitti con gli esseri umani. Durante le soste quando il gregge si trovava vicino alla strada, abbiamo valutato la risposta comportamentale dei cani alla presenza di persone nelle vicinanze. In queste condizioni, i cani sono rimasti passivi in 24 casi, mentre in 13 casi abbaiavano ma non si allontanavano dal gregge, mantenendo una posizione protettiva. In 26 soste, il gregge era posizionato troppo lontano dalla strada per osservare in modo affidabile le reazioni dei cani al passaggio umano. Questa tendenza, sebbene non statisticamente significativa, supporta l’osservazione che i cani sono stati in grado di rimanere vigili senza mostrare aggressività o abbandonare la loro posizione, mettendo in evidenza il loro equilibrio comportamentale in ambienti influenzati dagli esseri umani».

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