La Germania sta facendo i conti con gli attacchi di parassiti nelle foreste coltivate di abete rosso ● Il quotidiano britannico The Guardian lancia l’allarme ● I casi italiani della tempesta Vaia e della Xylella
In copertina, la tempesta Vaia ha abbattuto migliaia di ettari di foreste ad abete rosso e larice nel territorio di Carezza-Nova Levante in provincia di Bolzano – foto ©Fabio Modesti
di Fabio Modesti
I monti Harz, nella Germania settentrionale. Foreste estese migliaia di ettari costituite quasi solo esclusivamente da abeti rossi. «Dal 2018, la regione è stata devastata da un’invasione di scolitidi, un insetto che ha distrutto gli alberi, resa possibile da siccità e ondate di calore successive – scrive in un recente articolo il quotidiano britannico The Guardian – . L’attacco ha trasformato un paesaggio noto per la sua bellezza verdeggiante in uno dominato da un grigio malsano. La perdita ha portato a una resa dei conti con i moderni metodi di silvicoltura introdotti dalla Germania, che spesso si basano su distese di monocolture. La ferocia dell’infestazione di coleotteri significa che non si può tornare al vecchio modo di fare le cose: sostituire gli abeti rossi morti con giovani alberi della stessa specie garantirebbe probabilmente un’altra catastrofe».
Più che il cambiamento climatico, quindi, può la monocoltura forestale. Lo stesso discorso vale, ovviamente, anche per le monocolture agrarie. Ma in quelle forestali la situazione diventa ancora più complicata perché difese chimiche rischiano di produrre ancora più danni. La situazione tedesca si è verificata anche in altre foreste europee. In Italia, sei anni dopo la tempesta Vaia che in Trentino ed in Alto Adige ha raso al suolo migliaia di ettari di foreste coltivate ad abete rosso facendo cadere gli alberi come birilli, è arrivato l’attacco del Bostrico, un piccolo coleottero presente naturalmente nei boschi di abete rosso dell’arco alpino. La grande quantità di piante a terra ha consentito la riproduzione incontrollabile dell’insetto.
Una gestione forestale monocolturale porta con sé questi risultati nel momento in cui arriva un evento imprevisto e violento. È per questo che «i tecnici forestali tedeschi stanno sperimentando un approccio diverso: sono stati piantati faggi, abeti e sicomori attorno agli abeti rossi sopravvissuti per garantire che la foresta di ritorno sia più ricca di biodiversità. Sperano che piantare una miscela di specie renderà il paesaggio di ritorno più resiliente – scrive il Guardian -. Ricerche a livello internazionale hanno dimostrato che la biodiversità può contribuire a proteggere le foreste dalla siccità: uno studio del 2018 pubblicato su Nature ha rilevato che la diversità degli alberi rappresenta la migliore protezione contro la moria dovuta alla siccità, mentre una ricerca pubblicata su PNAS lo scorso anno ha rilevato che la ricchezza di specie protegge la crescita degli alberi durante le stagioni prolungate di siccità. Le monocolture sono molto più vulnerabili, non solo alla siccità, ma anche a epidemie, scolitidi e incendi boschivi, tutti fattori che stanno erodendo i pozzi di carbonio del mondo».
D’altra parte in Puglia da oltre 10 anni si combatte ancora contro la Xylella, un batterio trasportato da un insetto, la sputacchina, dopo che interventi ritardati ed approssimazione soprattutto politica ha devastato migliaia di ettari ad uliveto ed il paesaggio, soprattutto nel Salento. La Xylella è diventata ormai endemica ed alla monocoltura ad ulivi risalenti a centinaia di anni fa si risponde con nuove monocolture intensive e forse più a rischio d’essere attaccate da nuovi patogeni.

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