Sul portale web del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) sono cartografate le aree idonee all’installazione di impianti di energie rinnovabili ● Dal confronto con l’attuale diffusione degli impianti emerge che le aree disponibili per le rinnovabili sono molto limitate ● Il caso Puglia
In copertina, immagine dal portale GSE delle aree idonee (in grigio ed in giallo) nella Puglia centro meridionale. In blu i vincoli paesaggistici, in rosso quelli ambientali (aree protette, Siti Natura 2000).
di Fabio Modesti
Sembrerebbe che di spazi da destinare all’insediamento di altri impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (Fer) ce ne siano ben pochi in Italia e soprattutto in Puglia, una delle regioni che più delle altre ha finora consentito l’occupazione indiscriminata di suolo da parte di pannelli fotovoltaici e di torri eoliche dovunque e comunque. La valutazione deriva dall’analisi della cartografia (su Sistema Informativo Geografico – G.I.S.) delle aree idonee per le Fer fornita dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e disponibile a tutti senza necessità di registrazione. È uno degli obblighi imposti al GSE dal decreto legislativo n. 190/2024 e la finalità della mappatura è quella di garantire il raggiungimento degli obiettivi di energia da fonti rinnovabili delineati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) al 2030 «individuando il potenziale nazionale e le aree disponibili per l’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, delle relative infrastrutture e opere connesse e degli impianti di stoccaggio». Il GSE avverte che «la mappatura è stata implementata sulla base dei dati resi disponibili al GSE, entro la data del 30 aprile 2025, dai soggetti contributori indicati dal Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 17 settembre 2024 n. 320. La mappatura viene aggiornata grazie ai dati trasmessi al GSE e alle evoluzioni del quadro normativo». Non vi sono altre avvertenze cui prestare attenzione. La mappatura avrebbe dovuto consentire alle Regioni, entro il 21 febbraio scorso, di individuare aree di accelerazione per la realizzazione di impianti Fer nell’ambito delle aree idonee già individuate dallo stesso decreto legislativo. L’accelerazione è riferita ai procedimenti amministrativi per la realizzazione degli impianti. Tuttavia non si può non segnalare come l’identificazione delle aree idonee al fotovoltaico a terra riguardi, probabilmente erroneamente, superfici in cui sono già presenti fabbricati (come le zone industriali ed artigianali), mentre le aree idonee per il fotovoltaico sui tetti corrisponda a superfici agricole contigue alle prime.
Quasi tutte le Regioni non hanno provveduto definitivamente ma hanno avviato le procedure per la valutazione ambientale dei rispettivi piani per le aree di accelerazione. La Puglia non ha neanche avviato questo percorso ma la Giunta regionale ha adottato un disegno di legge per l’individuazione delle ulteriori (oltre quelle indicate dalla legge nazionale) aree idonee per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili il cui iter è però fermo nella Commissione consiliare competente. Ad oggi non vi sono convocazioni della Commissione con all’ordine del giorno l’argomento. Quel che viene fuori dal portale del GSE per la Puglia è una visione delle aree idonee individuate per legge che confligge severamente con la realtà attuale e futura (ossia la mappa degli impianti Fer autorizzati, con valutazione ambientale positiva ed in fase di valutazione) elaborata due anni fa dalla Soprintendenza speciale per il PNRR e che di seguito riproponiamo.

Il confronto è impietoso. Il territorio pugliese è stato letteralmente aggredito e colonizzato da una quantità enorme di impianti senza alcuna regola e senza alcuna pianificazione. Le norme che si sono susseguite a livello nazionale hanno sciolto sempre di più i lacci per lo sviluppo di rinnovabili poco efficienti, molto costose ed intermittenti nella produzione a causa delle condizioni atmosferiche. Ma se la Puglia avesse pianificato e definito per tempo le aree da dedicare agli impianti Fer, anche alla luce delle aree idonee individuate dalle norme nazionali, la situazione sarebbe di gran lunga diversa e molto meno peggiore. Invece si è lasciata mano libera alle rinnovabili dovunque e comunque e la situazione che si prospetta con il disegno di legge in fase di discussione in Consiglio regionale non appare migliore. Nel testo approvato dalla Giunta regionale guidata da Antonio Decaro, sembra mancare del tutto la declinazione dei principi e dei criteri che pure la norma nazionale detta alle Regioni per l’individuazione delle ulteriori aree idonee. Sono principi e criteri relativi, tra l’altro, alla tutela paesaggistica ed ambientale, alla qualità dell’aria e dei corpi idrici, alle aree agricole, con particolare riguardo a quelle di pregio, e forestali, a salvaguardare le specificità delle aree incluse nella Rete Natura 2000 e delle aree naturali protette, delle zone umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar e delle zone di protezione dei siti UNESCO. Inoltre, la legge regionale non può identificare aree idonee dove le caratteristiche degli impianti da realizzare siano in contrasto con le norme di attuazione previste dai piani paesaggistici (in Puglia il Piano paesaggistico territoriale regionale – Pptr), né può qualificare come idonee le aree ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Insomma, il testo del disegno di legge approntato dalla Giunta regionale pugliese per l’individuazione di ulteriori aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili appare privo di una serie importante di dettagli richiesti dalla normativa nazionale. Se venisse approvato così si determinerebbe un aggravamento della situazione di installazione selvaggia di impianti di rinnovabili tenendo conto, peraltro, che il Piano energetico regionale è bloccato anch’esso in Consiglio regionale.

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