Una recente ricerca scientifica evidenzia un’estesa ibridazione lupi-cani in Italia ● In Puglia il 20% degli esemplari esaminati ha geni di ibridazione risalenti nel tempo e più del 16% rivela ibridazioni recenti
In copertina, Farinella, il primo ibrido lupo-cane ritrovato in Puglia nel 2013 – foto ©Fabio Modesti
di Fabio Modesti
Paradossalmente, i lupi salvati dall’estinzione demografica in Italia nei primi anni ’70 grazie a campagne di conservazione efficaci sono ora ad alto rischio di estinzione genomica, nonostante gli avvertimenti di lunga data sul fatto che l’ibridazione lupo-cane rappresenti una minaccia per la conservazione». Così scrive un gruppo italiano di ricercatori in un recentissimo studio scientifico pubblicato sulla rivista ScienceDirect. Il gruppo, composto da Rita Lorenzini, Antonella Pizzarelli, Lorenzo Attili, Massimo Biagetti, Carla Sebastiani e Paolo Ciucci degli Istituti Zooprofilattici di Lazio e Toscana, di Umbria e Marche e dell’Università di Roma “La Sapienza”, si è basato su DNA di alta qualità proveniente da tessuti di 748 lupi recuperati morti dal 2020 al 2024, insieme a 26 campioni aggiuntivi dal 1993 al 2003, valutando l’ibridazione lupo-cane nella popolazione di lupi peninsulari italiani. Sui 748 esemplari deceduti analizzati – recuperati tra il 2020 e il 2024 – il 46,7% di lupi risulta ibridato con il cane. Di questi, tre su cinque sono ibridi recenti. «Mentre la maggior parte degli eventi di ibridazione originali si sono verificati circa 9-16 anni fa – scrivono i ricercatori -, alcuni ibridi di prima generazione nel nostro campione indicano che l’ibridazione è attualmente in corso. Ciò minaccia seriamente l’integrità genetica non solo della popolazione italiana di lupi, ma anche delle vicine popolazioni di lupi attraverso eventi di dispersione». Si è scelto di analizzare quel lasso di tempo perché è recentissimo ed anche perché è rappresentativo di una generazione: è quasi un’istantanea di quello che sta succedendo nella nostra penisola. «Gli “ibridi recenti” – dicono i ricercatori – arrivano fino alla seconda generazione di re-incrocio, quindi quelli avvenuti nelle ultime quattro generazioni, dove le tracce di patrimonio genetico canino si vedono in modo più marcato. In particolare si intendono: la prima generazione, quindi un cane e un lupo; la seconda, quindi un ibrido di prima generazione (i cosiddetti F1) che si accoppia con un altro ibrido di prima generazione; poi un re-incrocio, cioè un F1, il primo ibrido che si re-incrocia con il lupo; e un ibrido di seconda generazione che si re-incrocia ancora con il lupo. Da queste in su, quindi, sono tutte ibridazioni “vecchie”, ibridi non recenti in cui l’accoppiamento col cane è avvenuto parecchie generazioni indietro, che quindi di fatto sono molto più lupi che non cani».

Il dato pugliese
Secondo Paolo Ciucci, «la prevenzione si sarebbe dovuta fare già dagli anni ottanta, quando sono comparse le prime avvisaglie, e non è stata fatta; si interviene ora con metodi reattivi, che tra l’altro sono socialmente discutibili, perché mandano qualcuno a sparare e ammazzare questi ibridi». Sappiamo che le cause di ibridazione lupo-cane sono sostanzialmente quelle già individuate: 1) cani vaganti: non sono solamente i cani randagi, ma sono anche i cani padronali di lavoro che vengono lasciati in giro; 2) mortalità ripetuta e ricorrente che rompe la coesione dei branchi: il bracconaggio continuo e persistente, man mano che l’area del lupo si allargava e arrivava in zone più antropizzate, ha partecipato alla disgregazione della coesione sociale, aumentando la probabilità di accoppiarsi con i cani vaganti. Questione che si pone oggi anche con le autorizzazioni al prelievo lecito; 3) fonti di alimentazione facile: «se una lupa svincolata dal branco e accoppiatasi con un cane – afferma Paolo Ciucci – , si trova la carcassa di una vacca o di un cavallo a 50 metri dalla tana, e se ne alimenta grandemente, avrà anche un grande successo riproduttivo dei cuccioli prodotti. A questo punto, gli F1 che nasceranno avranno maggiori probabilità di sopravvivenza e quindi maggiori probabilità, da adulti, di disperdersi all’interno della popolazione di lupo e facilitare questo meccanismo di introgressione. Tramanderanno i geni di origine del cane alla popolazione lupina». Dalla ricerca emerge anche il dato che riguarda la Puglia. Dei 90 esemplari di lupo da cui sono stati prelevati i campioni di DNA, 57 hanno confermato il corredo genetico integro del lupo, 18 (20%) hanno rivelato vecchi incroci con il cane e successivi re-incroci con il lupo, 15 (16,7%) hanno rivelato ibridazione recente con il cane. Ricordiamo che il primo caso accertato geneticamente di ritrovamento di ibrido lupo-cane in Puglia risale a più di dieci anni fa, nel 2013, quando, sulla strada provinciale 106 tra Putignano e Gioia del Colle, l’esemplare, poi chiamato Farinella, fu investito ma, fortunatamente, salvato da un cittadino e dalla Stazione dell’allora Corpo Forestale dello Stato di Noci, in provincia di Bari.

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