La sua presenza sta seccando l’Acacia saligna considerata pianta tipica della macchia mediterranea salentina ma che per la Commissione europea è una specie esotica invasiva che sta soffocando la flora autoctona a causa della sua particolare esuberanza insieme all’Ailanto (da Villaggio Globale – 3 luglio 2019)

 

Giorni fa Donato Boscia, primo ricercatore dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) del Cnr di Bari ha affermato, giustamente allarmato, che il paesaggio salentino sta cambiando e che bisogna intervenire prontamente per rigenerarlo. Ed ha avvertito: «Nel Salento, oltre l’olivo, centinaia di esemplari di decine di altre specie stanno morendo a causa della Xylella». Infatti, aggiungeva, «sta seccando l’Acacia saligna, pianta tipica della macchia mediterranea salentina che rischia di scomparire. Sulla costa jonica sono tantissime le piante di questa specie colpite dall’insidioso e mortale batterio».

Ma proprio mentre Boscia pronunciava quelle parole, la Commissione europea approvava la nuova lista di specie esotiche invasive di importanza unionale nella quale sono state inserite due specie arboree, molto diffuse in Puglia, che stanno soffocando la flora autoctona a causa della loro particolare esuberanza.

Queste specie sono l’Ailanto (Ailanthus altissima) e, manco a farlo apposta, l’Acacia saligna. Sono specie arboree che sui territori costieri, ed in particolare nel Salento, si stanno «allargando» sino quasi a portare all’estinzione la macchia mediterranea bassa fatta di lentisco e ginepro.

I metodi per la loro eradicazione, obbligatoria per i Paesi Ue, sono stati sempre complessi e costosi e molto spesso hanno richiesto il

Infiorescenze di Acacia saligna

 ricorso alla chimica. Da un po’ di tempo, però, la ricerca scientifica, soprattutto nell’Università degli Studi di Bari, sta lavorando con successo sui metodi biologici che porteranno al contenimento naturale di piante non desiderate tra la flora spontanea.

La diffusione di specie esotiche è ormai inarrestabile per svariati motivi, ed alcune di esse vanno tenute sotto particolare controllo a causa della particolare aggressività nei confronti di alcune specie autoctone più vulnerabili.

Nel caso dell’Acacia saligna, quindi, e di altre specie esotiche che stanno invadendo il territorio, la natura, in questo caso attraverso la Xylella fastidiosa, è entrata in campo ponendo rimedio a ciò che l’uomo, consapevolmente o meno, ha provocato. Non siamo razzisti né tra il genere umano né in botanica. Però bisogna mettersi d’accordo circa gli obblighi che l’Unione europea pone in materia di eradicazione di specie aliene ed in materia di contrasto alla Xylella. Prima di costituire gruppi di lavoro con paesaggisti (che poco o nulla sanno di botanica), chiariamo questo aspetto, che è tutto politico.

In Puglia non si riesce da 22 anni ad istituire un’area protetta nella zona di Ripagnola, anche se c’è una legge regionale che obbliga la stessa amministrazione ora guidata da Michele Emiliano a procedere. Viceversa, ci sono voluti meno di tre anni perché un privato, proprietario di parte di quel territorio in agro di Polignano a Mare, si vedesse approvato un progetto di sfruttamento turistico (da Villaggio Globale – 1 luglio 2019)

 

Con reminiscenze latine si potrebbe parafrasare Tito Livio e dire che mentre la salina di Ulcinj, in Montenegro, viene salvata dalla speculazione edilizia e diventa Parco Naturale, alla Regione Puglia si discute da oltre vent’anni se istituire il Parco Regionale di Costa Ripagnola, esattamente 200 chilometri di fronte ad Ulcinj dando intanto avvio a progetti immobiliari in quell’area. Montenegro batte Italia 1 a 0.

Accade, infatti, che dopo anni di battaglie la salina di Ulcinj (Dulcigno, in italiano) diviene area protetta perché, come riferisce il giornale on line «Total Montenegro News» «la protezione della Salina di Ulcinj è una condizione preliminare per l’adesione del Montenegro all’Ue.

«Nell’ultima relazione sullo stato di avanzamento, la Commissione europea ha invitato il Comune ad adottare un documento sulla protezione dell’area, come previsto nel capitolo ambientale dei negoziati di adesione all’Ue.

«Il 10 dicembre 2018, il Montenegro ha aperto il Capitolo 27, che include una chiara richiesta: le saline di Ulcinj devono essere dichiarate area protetta ed il Montenegro deve attuare misure efficaci per migliorare lo stato di conservazione delle saline. In caso contrario, al Montenegro verrà negata l’adesione all’Ue.

«In una recente sessione del parlamento locale Ulcinj, con 24 voti favorevoli, uno contrario ed un’astensione, è stata presa la decisione di proclamare la Salina di Ulcinj Parco Naturale».

Un tratto di Costa Ripagnola, foto dal sito web del Comitato «I pastori della costa – Parco subito»

Con questa decisione, il Comune di Ulcinj si assume l’obbligo di proteggere e preservare l’area e, dal mese di agosto 2020, di gestire una delle risorse naturali più importanti e minacciate che copre circa 1.500 ettari. Ecco, ci vuole l’ultimatum della Commissione europea ad istituire un’area protetta in Montenegro affinché quel Paese entri nell’Ue, mentre in Puglia non si riesce da 22 anni ad istituire un’area protetta nella zona di Ripagnola, anche se c’è una legge regionale che obbliga la stessa amministrazione ora guidata da Michele Emiliano a procedere.

Viceversa, ci sono voluti meno di tre anni perché un privato, proprietario di parte di quel territorio in agro di Polignano a Mare, si vedesse approvato un progetto di sfruttamento turistico, con una serie di gimkane procedimentali e di fantasiose interpretazioni delle procedure da parte degli uffici regionali.

Sul destino di Costa Ripagnola abbiamo scritto diversi articoli, alcuni dei quali hanno lacerato il colpevole silenzio di buona parte dell’opinione pubblica e dei mezzi d’informazione. Che cosa è successo fino ad ora? Sostanzialmente questo: nonostante le proteste di cittadini raccolti anche nel Comitato «I Pastori della Costa – Parco subito», la Regione Puglia non ha definito il procedimento di istituzione dell’area protetta, prevista dalla legge regionale n. 19/1997 ma, come detto, ha autorizzato un progetto turistico presentato dalla società Serim cui i suoli sono stati ceduti in comodato pluridecennale dall’imprenditore Modesto Scagliusi; un piano di lottizzazione sempre in area di Ripagnola proposto dalla società Giem, è stato profondamente modificato dalle prescrizioni della Regione Puglia in sede di autorizzazione paesaggistica, spostando le cubature (tante) a monte della strada statale 16.

La Giem ha proposto ricorso al Tar contro il provvedimento regionale e contro quello del Comune di Polignano a Mare che ha recepito il primo. Si attende la pronuncia dei giudici amministrativi; il Comitato «I Pastori della Costa – Parco subito» ha avviato un’interlocuzione con l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale per poter presentare una proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione dell’area protetta ai sensi dello Statuto della Regione, della legge regionale n. 9/1973 e della legge regionale 3 n. 19/1997.

Si vedrà che cosa deciderà l’Ufficio di Presidenza guidato da Mario Loizzo, posto che l’argomento può avere ripercussioni giuridiche costituzionali; emergono alcuni elementi di possibile illegittimità nei pareri e nelle autorizzazioni rilasciati a Serim dalla Regione Puglia e dal Comune di Polignano. Elementi che riguarderebbero la rappresentazione della realtà degli immobili oggetto di intervento fornita dal proponente e buchi procedurali da parte della competente autorità regionale in materia di Via/Vas. A breve si saprà come intende procedere il Comitato dei «Pastori della Costa». Intanto, nessun segnale dall’Assessorato regionale competente alle aree protette guidato da Alfonsino Pisicchio. Non una convocazione per chiudere il procedimento istitutivo del Parco di Ripagnola, non una risposta convincente alle interrogazioni consiliari presentate. La plastica rappresentazione di come si intende la tutela dell’ambiente in Puglia.