Dal 1997 il territorio del Comune di Polignano a Mare, a valle della strada statale 16, è destinato  a diventare area protetta regionale. Ma i progetti di sfruttamento turistico sono stati, per ora, più “convincenti”. L’opinione pubblica si organizza per difendere il più bel tratto di costa a sud di Bari. A Conversano, la campagna elettorale per le elezioni comunali si svolge anche su questo. Con il M5S in testa.

 

Fu un emendamento proposto dal Consigliere regionale dei Verdi, Mimmo Lomelo, da poco subentrato a Vito Leccese nell’Assemblea pugliese, a voler tutelare la “Fascia costiera territorio di Polignano a valle della ss. 16”. La cosa risale nel tempo, al 17 giugno 1997, nel corso della seduta n. 60 del Consiglio regionale pugliese, VI Legislatura. Alla guida della Giunta regionale c’era Salvatore Distaso, rappresentante della maggioranza di centrodestra vincitrice alle elezioni del 1995 sulla coalizione di centro-sinistra guidata da Luigi Ferrara Mirenzi.

mimmo lomelo verdi polignano pietregea

Mimmo Lomelo

Quell’emendamento all’articolo 5 della proposta di legge regionale per la disciplina dell’istituzione e gestione delle aree naturali protette in Puglia (che sarebbe poi diventata la legge regionale n. 19/1997), presentata dal Consigliere di maggioranza Enrico Balducci (già Assessore all’Ecologia in rappresentanza dei Verdi nella precedente Legislatura), tentava di tutelare un’area di grande fascino paesaggistico e di notevole valore ambientale conosciuta ai più con il nome di “Costa Ripagnola”.

Nella stessa seduta, peraltro, il Consigliere regionale tarantino dell’allora Partito Democratico della Sinistra (PDS, ex PCI), Luciano Mineo, propose e fece accogliere un emendamento, sempre all’articolo 5 della proposta di legge, per inserire tra le aree da tutelare anche i “Laghi di Conversano”. I collegamenti tra le due aree li analizzeremo dopo.

Insomma, il litorale di Polignano a Mare a valle della S.S. 16 sarebbe dovuto divenire area protetta regionale. Ma dal 1997 ad oggi, nulla è avvenuto. Anzi, è accaduto che su quel territorio si sono concentrati appetiti immobiliari da tempo in agguato ma che, per svariati motivi, non si erano potuti soddisfare.

 

IL PROGETTO GIEM.

Ed ecco che, poco prima della fine dello scorso anno, il 28 dicembre, la Giunta regionale guidata da Michele Emiliano, adotta la deliberazione n. 2333 “COMUNE DI POLIGNANO a Mare (BA) – Variante al P.R.G. ai sensi dell’art. 16 della L.R. n. 56/80. Rilascio parere di compatibilità paesaggistica e approvazione definitiva con prescrizioni e modifiche”. Il provvedimento si riferisce alla variante necessaria per realizzare il progetto della società “Parco dei Trulli”, riconducibile alla società GIEM, della potente famiglia di imprenditori immobiliari Lacarra di Monopoli, e si sostanzia nella presa d’atto dello spostamento a monte della statale 16 delle cubature e di gran parte delle attrezzature previste a valle della stessa e della rinuncia al campo da golf da 27 buche. Con una serie di ulteriori ridimensionamenti. Nella zona a valle della statale 16, estesa quasi 100 ettari, invece, la variante prevede di interessarne poco più della metà con:

Area di intervento Piano di lottizzazione GIEM “Parco dei Trulli”

 

− un’area da destinare a parco pubblico urbano, per una superficie pari complessivamente a poco più di 19 ettari, di cui più di 11 da cedere al Comune;

− un’area da destinare a stabilimento balneare, per una superficie pari a quasi 3 ettari, di cui un terzo da cedere al Comune;

− un’area da destinare a zona per attività agricole, per una superficie pari ad oltre 32 ettari.

Nella zona a monte della statale 16, estesa circa 61 ettari di cui circa la metà interessata dalla variante, si concentreranno quindi le cubature che in un primo momento il Comune di Polignano aveva stabilito di concedere in aumento rispetto a quanto già indicato dalla Regione Puglia (ancorché in riduzione rispetto alle pretese della GIEM), a fronte della rinuncia all’edificazione nella zona a valle. Circa 130mila metri cubi tra attività turistico-alberghiere e servizi di interesse comune. Una previsione dettata, dice il Comune, da una opportuna perequazione delle cubature che non si realizzeranno a valle. Una perequazione che la Regione non ha ritenuto motivata e quindi legittima, autorizzando definitivamente volumi per poco più di 77mila metri cubi con aree a parcheggio estese 3,5 ettari.

Un bell’investimento, non c’è che dire, anche  in considerazione del fatto che una buona parte delle aree di cui si parla sono transitate nel 2009 (figurativamente anche da valle a monte della statale 16) dalla Giada s.r.l. del Gruppo Andidero Finanziario Immobiliare s.r.l. (famiglia Andidero di Bari) – che aveva concluso un Accordo di programma con il Comune di Polignano per la realizzazione del Villaggio Agape da 300mila metri cubi e 2.500 posti letto, mai realizzato – alla GIEM della famiglia Lacarra di Monopoli. i ben informati dicono per circa 8 milioni di Euro.

Autorizzata la variante, per la GIEM il percorso amministrativo non è però finito. Dovrà riprendere, infatti, la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) alla luce delle modifiche imposte dalla Regione alla proposta di variante. La GIEM sarà assistita in questa procedura, come già da tempo, da Carmelo Torre, ingegnere e docente di Estimo al Politecnico di Bari.

 

IL PROGETTO SERIM.

Ma non è finita qui. Poco più a Nord dell’intervento proposto dalla GIEM, questa volta a valle della statale 16, dovrebbe essere realizzato un intervento “di riqualificazione e valorizzazione dell’area Costa Ripagnola tramite: recupero architettonico dei trulli a destinazione turistico alberghiera, delle aree archeologiche e del sistema ambientale e vegetazionale e realizzazione di attrezzature per il tempo libero e la balneazione”. Proponente è la società SERIM di Polignano, dell’imprenditore Modesto Scagliusi, titolare dell’azienda di salotti in pelle SoftLine con sede nella zona industriale di Bari. Scagliusi dal 2007 ha rilevato l’hotel Grotta Palazzese, uno degli alberghi più trendy d’Italia, a picco sul mare nel centro storico polignanese.

Area di intervento Progetto SERIM

 

Anche Scagliusi, che per Grotta Palazzese ha previsto un investimento di quasi 9,5 milioni di Euro di cui oltre 2,3 milioni assicurati dalla Regione Puglia, ritiene che il più bel tratto di costa a sud di Bari e fino al Salento, non sia poi così bello ed attraente tanto da prevedere:

  • il restauro e la rifunzionalizzazione delle costruzioni rurali in stato di abbandono e crollo da destinare a cellule turistico alberghiere;
  • il recupero e la rinaturalizzazione, con vegetazione tipica dei luoghi, delle aree precedentemente coltivate e ora abbandonate, della zona di macchia mediterranea e praterie perenni e la valorizzazione della fascia costiera rocciosa con segnalazioni archeologiche in stato di degrado e scarsa pulizia e la realizzazione di un parco costiero attraverso il recupero dei luoghi oltre che delle strutture esistenti e l’installazione di strutture temporanee amovibili allo scopo di garantire la fruizione pubblica della fascia costiera, sia per la visita dei luoghi che per attività legate al turismo balneare, garantendo la salvaguardia dei luoghi stessi.

I trulli da recuperare e rifunzionalizzare ad ospitalità turistico-alberghiera, sono 10 di cui 3 destinati rispettivamente a zona per accoglienza e deposito per materiale informativo, reception turistico alberghiera e bar-ristorante. Svilupperanno 21 posti letto con relativi servizi.

Sono previsti, inoltre, interventi di restauro vegetazionale con:

  1. rinaturalizzazione a macchia mediterranea;
  2. mantenimento del prato incolto;
  3. rinaturalizzazione a praterie perenni;
  4. ripristino delle coltivazioni di fico;
  5. riqualificazione di zone alterate da scavi con riporto di sabbia.

In alcune aree è inoltre stata prevista la messa a dimora e/o la seminazione di Olivo; Gelso; Fico d’India; Canna domestica; Carrubo; Rosmarino; Lentisco, Fillirea; Mirto; Alaterno; Ginepro; Viburno; Temermici; Elicriso; Cisto; Timo arbustivo.

Il tutto condito da aree a parcheggio per oltre 1 ettaro per ospitare 360 posti auto e strutture, che in progetto vengono definite rimovibili, per circa 2.500 mq,  «a carattere stagionale, temporalmente limitate e realizzate con struttura intelaiata in legno e copertura in doghe in legno e/o teli, da smontare al termine della stagione estiva».

Grotte dovute a crolli di falesie a Costa Ripagnola (Ph.: Fabio Modesti)

Scagliusi afferma anche che degli oltre 11 ettari complessivamente disponibili per il suo intervento, circa il 60% resterà destinata «al libero utilizzo da parte della collettività».

Il valore complessivo dell’intervento proposto dalla SERIM è di 2,7 milioni di Euro.

Al di là delle buone intenzioni, c’è da riflettere su come questo tratto di costa tra Mola (Cozze) e Polignano, che, ripetiamo, è uno dei paesaggi costieri più affascinanti in Puglia, venga ad essere oggetto di una serie di proposte di intervento per “migliorarlo” e per “valorizzarlo”. Se, tutto sommato, l’intervento proposto dalla GIEM si attesta a monte della statale 16, lasciando a valle poche “sistemazioni migliorative”, quello della SERIM interviene direttamente sull’area costiera sia pure, a detta del proponente, con strutture rimovibili (ma quando mai si son visti stabilimenti balneari rimuovere le proprie strutture a fine stagione!). Ed anche la sistemazione “botanico-vegetazionale”, appare esagerata poiché proprio in quell’area vi è una concentrazione straordinaria di macchia mediterranea estremamente rappresentativa del paesaggio costiero. Al limite, se interventi di restauro vegetazionale vi sono da fare, sono relativi all’eliminazione della flora alloctona di cui pure il Comune di Polignano a Mare ha consentito la piantumazione.

 

Il ruolo della Regione.

Ma ora, la Regione Puglia diventa protagonista del destino di costa Ripagnola. Per almeno un motivo derimente: ha scelto di non istituire un’area protetta non dando seguito alla previsione della legge regionale n. 19/1997; sta invece approvando interventi che potrebbero cambiare permanentemente e strutturalmente il paesaggio e l’ecosistema costiero. E pare che la Regione non si preoccupi affatto di valutare le sommatorie e le interazioni di impatti ambientali che i due interventi potrebbero produrre. Tantomeno i proponenti, nelle relazioni che accompagnano le procedure di VAS, nel caso della proposta GIEM, e di assoggettabilità a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), nel caso della SERIM, si pongono il problema l’uno dell’altro progetto.

E così l’Autorità competente per la valutazione ambientale (che in teoria dovrebbe essere terza rispetto all’Autorità che approva i progetti, ma non lo è poiché è sempre la Regione Puglia) si avvia a dare via libera ad ambedue le proposte, sia pure con prescrizioni e riduzioni. Questo, anche se la stessa legge regionale sulla VIA (l.r. n. 11/2001) definisce l’impatto ambientale “l’insieme degli effetti, diretti e indiretti, a breve e a lungo termine, permanenti e temporanei, singoli e cumulativi, positivi e negativi che piani e programmi di intervento e progetti di opere o interventi, pubblici e privati, hanno sull’ambiente inteso come insieme complesso di sistemi umani e naturali”. Insomma, un classico caso in cui l’Autorità chiamata ad applicare la legge, viola le sue proprie norme.

I possibili impatti delle realizzazioni previste sugli habitat marini, per esempio, potrebbero non essere di poco conto. Secondo alcuni biologi marini viene completamente sottovalutato, infatti, l’impatto che le strutture avranno sulla fascia costiera e sulle comunità acquatiche presenti nelle acque antistanti. A livello della costa emersa aumenteranno le fonti luminose con un presumibile impatto a livello di paesaggio diurno (palificazioni) e notturno (fonti di luce). Inoltre andrà attentamente valutato quante tra le strutture amovibili dovranno avere supporti in cemento e, ancora, quanta scogliera verrà distrutta per la loro dislocazione. A livello di sistema dunale, è ben noto come qualsiasi intervento, anche di riqualificazione, debba essere condotto con grande prudenza, in considerazione dell’estrema fragilità di questo habitat e perciò, a maggior ragione, si rende necessaria una verifica preliminare d’impatto degli interventi finalizzati alla fruizione turistica. Infine, per quanto concerne gli interventi a mare si può presumere che modificazioni anche temporanee del regime di correnti costiere possano indurre bruschi cambiamenti del tasso di sedimentazione con conseguente detrimento per le comunità costiere con praterie di posidonia e coralligeno. Queste ultime – le più ricche in specie in ambito mediterraneo – sono ben sviluppate nelle acque antistanti Costa Ripagnola, e già soggette a stress ambientale derivato dalla costruzione delle nuove strutture portuali di Polignano le cui conseguenze sono state poco valutate.

 

La speranza nell’area protetta.

Non tutto è però perduto per tutelare costa Ripagnola. Intanto, la previsione dell’articolo 5 della vigente legge regionale n. 19/1997 resta lì inattuata e, quindi, attuabile. In questo senso una parte dell’opinione pubblica si sta muovendo. Un gruppo pubblico è nato su Facebook, si chiama “Ma merita di essere salvata Costa Ripagnola?” ed ospita le riflessioni e le puntute osservazioni dei fruitori di quel tratto di costa, oggi peraltro molto difficilmente raggiungibile per gli sbarramenti posti davanti agli ingressi dalla complanare a valle della statale 16.

Accesso al mare sbarrato a Costa Ripagnola (Ph.: Fabio Modesti)

 

Un altro gruppo Facebook molto attivo è “I pastori della costa – Parco subito”, costituitosi anche in Comitato a Conversano (che ha il cosiddetto ‘sbocco a mare’ proprio a Costa Ripagnola) e che, per bocca del suo portavoce, Alessandro Rutigliano, si propone di «far conoscere l’esistenza di quest’area che vuole essere tutelata e proporre un progetto che preveda la protezione della costa e la possibilità di sviluppare un turismo ambientale». Ed in effetti, un passo importante il Comitato lo ha fatto mettendo a punto un progetto di integrazione del tratto di Costa Ripagnola alla Riserva Naturale Orientata Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore. Affidata in gestione, seppure provvisoriamente al Sindaco del Comune di Conversano, la Riserva dei Laghi è stata istituita con la legge regionale n. 16 del 2006. Fino ad oggi, però, la gestione della Riserva è stata, per usare un eufemismo, assente, nonostante siano stati investiti fondi pubblici, anche comunitari, per alcuni progetti di tutela, soprattutto delle importanti specie di anfibi che popolano gli stagni temporanei denominati “Laghi”. Oggi ancor di più i Laghi di Conversano possono costituire il nucleo di partenza di un’azione più articolata e vasta di tutela del territorio. Infatti l’area è anche Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.) tutelato ai sensi della Direttiva 92/43 CEE e, con Decreto del Ministro dell’Ambiente del 21 marzo scorso, è stato elevato a Zona Speciale di Conservazione (Z.S.C.) con annessi obblighi di tutela e di misure di conservazione più stringenti, effettivi ed efficaci.

Carta degli habitat e degli agroecosistemi di Costa Ripagnola – Progetto Comitato “I Pastori della costa – Parco subito”

 

La proposta che il Comitato “I Pastori della costa – Parco subito” fa è sostanzialmente quella di annettere alla Riserva Naturale Orientata dei Laghi di Conversano il territorio di Costa Ripagnola, senza alcun collegamento fisico. O, meglio, i collegamenti ci sarebbero pure ed individuati nella Rete Ecologia (fatta di solchi erosivi che da Conversano vanno verso la costa polignanese). Una proposta interessante ma di difficile realizzabilità e che non affronta il nodo principale: la gestione delle aree protette. Se l’eventuale area protetta di Ripagnola dovesse essere affidata al Comune di Conversano (cosa della quale si dubita non poco, a meno che quest’ultimo non trovi nodo di accordarsi con il Comune di Polignano per una gestione comune), l’Amministrazione conversanese dovrebbe fare un salto di qualità non indifferente in materia. E, certo, la cosa non sarebbe impossibile soprattutto ora che a Conversano si vota per eleggere la nuova Amministrazione. Tra i partiti e i movimenti in lizza, soltanto il Movimento 5 Stelle, in particolare con la candidata Sindaco Lucia Spilotro, sta cavalcando il progetto di tutela di Costa Ripagnola con l’annessione alla Riserva Naturale dei Laghi di Conversano per il suo rilancio. Chissà se Michele Emiliano ha orecchie per sentire.

 

 

 

Accade in Bulgaria dove, chi l’avrebbe mai detto, un Tribunale condanna il governo per aver previsto lo sviluppo edilizio nel Parco Nazionale di Pirin con il Piano di gestione dell’area protetta. Il WWF esulta. Ma i rischi per questo Sito Patrimonio Mondiale dell’UNESCO non sono terminati…

 

Il WWF e altre ONG della coalizione For the Nature hanno vinto una causa contro il Governo bulgaro che aveva previsto, nel Piano di gestione del Parco Nazionale di Pirin (oltre 27.000 ettari nel sud-ovest della Bulgaria), sito Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, un considerevole sviluppo edilizio.

Nel marzo 2017, il ministro dell’ambiente bulgaro ha deciso che il Piano di gestione per il Parco Nazionale di Pirin non dovesse essere assoggettato alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.). Il Piano prevede la costruzione di superfici 12,5 volte più ampie dell’area attualmente consentita e potrebbe portare al disboscamento di quasi il 60 per cento del Parco (attualmente non è consentito l’utilizzazione commerciale dei boschi nel Parco). Il Piano di gestione del Parco è stato finanziato dall’UE.

La decisione della Corte bulgara impone al Governo di garantire che vengano fatte le opportune valutazioni ambientali.

«Questa è una grande notizia per Pirin e per i suoi sostenitori che sono scesi in strada da quattro mesi in più di 20 città della Bulgaria ed in dozzine in tutto il mondo. Questa decisione significa che il governo deve ora garantire che tutte le minacce a Pirin siano valutate e evitate», ha affermato Katerina Rakovska, esperta di conservazione del WWF-Bulgaria.

Più di 125.000 persone da tutto il mondo hanno firmato una petizione del WWF che esortava il primo ministro bulgaro Boyko Borisov ritirate il progetto di Piano per il Parco affinché fosse revisionato totalmente per evitare minaccie al patrimonio naturale ed al benessere delle comunità locali. Il WWF ha ripetutamente avvertito che il Piano metterebbe a repentaglio la natura incontaminata di Pirin e il suo status di sito patrimonio mondiale dell’UNESCO, anch’esso protetto dalla legislazione bulgara ed europea.

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Orso bruno

Il Parco Nazionale di Pirin ospita specie iconiche come gli orsi bruni, i lupi grigi e l’aquila minore. Le foreste naturali di conifere ospitano il pino bosniaco (Pinus heldreichii syn. Pinus leucodermis) endemico di 1300 anni chiamato Baykusheva mura, ritenuto il più antico della penisola balcanica.

Baykusheva mura - The oldest coniferous tree in Bulgaria

Pino bosniaco

Tuttavia, il futuro di Pirin rimane incerto, nonostante l’ultima sentenza, in quanto il Governo potrebbe ricorrere in appello. Inoltre, dopo che il WWF e la coalizione di ONG hanno intentato la causa, il Governo ha introdotto modifiche pericolose all’attuale piano di gestione del Parco Nazionale di Pirin nel dicembre 2017. 

«Siamo molto felici per la decisione della Corte ma, purtroppo, le minacce a questa persistono ancora. Il WWF, insieme ad altre ONG, sta attualmente appellandosi contro la mossa del Governo di aprire quasi la metà di Pirin alla costruzione attraverso le modifiche all’attuale Piano di gestione del Parco. Esortiamo il Governo a riconsiderare questo passo alla luce della decisione della Corte e delle voci dei cittadini che chiedono la protezione di Pirin», ha aggiunto Rakovska.

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Stazione sciistica di Bansko

Nel gennaio 2018, un rapporto del WWF rivelò che il Parco Nazionale di Pirin ha subito danni irreparabili dalla costruzione e dall’espansione della stazione sciistica di Bansko. L’analisi rileva che la stazione sciistica, approvata dal Governo bulgaro nel 2000, ha anche compromesso il valore economico a lungo termine di Pirin ed ha prodotto un impatto economico molto esiguo fino ad oggi.